Sanremo 2026, Fausto Leali riceve il Premio alla Carriera e l’Ariston intero si alza in piedi
Il cantante bresciano omaggiato alla manifestazione con la riproduzione del deposito Siae di Deborah del 1968, primo documento di una storia lunga oltre sei decenni nella musica italiana e internazionale.
Fausto Leali
«Mi stanno tremando le gambe come la prima volta.» Fausto Leali lo ha detto sottovoce, quasi tra sé, prima che il microfono portasse quelle parole fino all’ultima fila della galleria. L’Ariston era in silenzio. Poi è esploso.
Cinquantasette anni separano il ragazzo bresciano di ventiquattro anni che nel 1968 salì per la prima volta su quel palco — accanto a Wilson Pickett, dettaglio che già allora diceva tutto su dove voleva arrivare — dall’uomo di 81 anni che sabato sera ha ritirato il Premio alla Carriera dalle mani del maestro Pinuccio Pirazzoli. In mezzo: tredici partecipazioni al Festival, una vittoria nel 1989 con Anna Oxa sulle note di Ti lascerò, e una voce che non ha mai smesso di graffiare nel punto giusto.
La prima volta, con Wilson Pickett al fianco
Il teatro ha rivisto le immagini di archivio dell’esibizione presentata da Pippo Baudo: un documento visivo che restituisce la distanza percorsa, e insieme l’ostinata continuità di un artista che non ha mai smesso di lavorare. Insieme alla targa, Leali ha ricevuto la riproduzione del deposito alla Siae di Deborah, datato 2 gennaio 1968 — primo giorno lavorativo dell’anno in cui tutto ebbe inizio. Poi ha cantato Mi manchi e Io amo. La platea e la galleria si sono alzate in piedi. Lillo, conduttore della serata, si è inchinato. È il tipo di scena che non si organizza: accade, oppure non accade.
Pickett era allora uno dei più grandi interpreti della musica d’anima americana, e la sua presenza accanto a un giovane bresciano diceva già qualcosa sulla traiettoria che Leali avrebbe percorso. Una voce capace di stare su quel territorio di confine tra la tradizione melodica italiana e le influenze d’oltreoceano, senza scivolare nell’imitazione.
Sessant’anni di mestiere, un tour ancora davanti
I ringraziamenti, nella circostanza, non sono stati di rito. Leali ha citato il Comune di Sanremo, la Rai, il pubblico presente e quello che seguiva dall’estero — poi, con la precisione di chi sa bene quanto conti il lavoro altrui nella costruzione di una canzone, ha nominato gli autori dei suoi successi maggiori: Franco Fasano, Fabrizio Berlincioni, Toto Cutugno, Italo Ianne. Nomi che al grande pubblico dicono poco, ma senza i quali certe melodie non sarebbero mai esistite nella forma in cui le conosciamo.
Prima di lasciare il palco, Leali ha annunciato un nuovo tour negli Stati Uniti. La notizia è passata quasi in secondo piano rispetto all’emozione della serata, ma merita attenzione: a 81 anni — 82 in ottobre — tornare oltreoceano per esibirsi non è un gesto simbolico. È lavoro. È la conferma che per certi artisti il ritiro è una categoria che semplicemente non si applica. Il palco dell’Ariston, sabato sera, non era una celebrazione del passato. Era, semmai, un punto di ripartenza.
