Due trilioni di piedi cubi di gas al largo delle coste egiziane, Eni scopre nuovo giacimento di gas
Attraverso la perforazione del pozzo Denise W 1, il gruppo energetico italiano ha confermato la presenza di idrocarburi e condensati a settanta chilometri dal litorale per sostenere il fabbisogno del Paese nordafricano.
Il successo esplorativo del pozzo Denise W 1 segna un punto di svolta per la presenza di Eni in Egitto, consolidando una strategia basata sull’ottimizzazione delle infrastrutture esistenti e sul rafforzamento della sicurezza energetica locale.
La scoperta, stimata in 2 trilioni di piedi cubi di gas, beneficia della vicinanza ai siti produttivi storici, permettendo una riduzione dei costi e un’accelerazione dei tempi di estrazione. L’operazione si inserisce nel quadro del rinnovo ventennale della concessione Temsah, confermando la centralità del Mediterraneo orientale negli equilibri operativi del gruppo.
Potenziale energetico nel bacino levantino
I dati tecnici emersi dalla perforazione del pozzo Denise W 1 delineano uno scenario di particolare rilievo per il settore estrattivo. Le stime preliminari fornite dalla società indicano circa 2 trilioni di piedi cubi di gas “inizialmente in posto”.
A questa cifra si aggiungono 130 milioni di barili di condensati associati. Il giacimento si colloca a 70 chilometri dalla linea di costa, in un tratto di mare caratterizzato da una profondità di 95 metri. La qualità del serbatoio, composto da arenarie mineralizzate con un “net pay” di circa 50 metri, ricalca le caratteristiche del vicino campo di Temsah, già attivo da oltre due decenni.
Sinergie operative e sviluppo accelerato
La posizione geografica della scoperta non è casuale ma risponde a una logica di efficienza industriale definita “near-field”. Trovandosi a meno di 10 chilometri dalle piattaforme già operative, Denise W 1 potrà essere collegato rapidamente alle linee di trasporto esistenti.
Questo approccio riduce drasticamente i tempi necessari per passare dalla fase di scoperta a quella di erogazione commerciale. Secondo le note ufficiali rilasciate dal gruppo, tale modello permette di “rivitalizzare gli asset produttivi attraverso l’esplorazione guidata dalle infrastrutture”. L’obiettivo dichiarato è il sostegno diretto ai target nazionali egiziani per l’incremento delle riserve.
Accordi strategici e assetti societari
Il contesto normativo in cui si muove l’operazione è solidificato dal recente accordo vincolante siglato nel luglio 2025. L’intesa con le compagnie di Stato Egpc ed Egas ha garantito il rinnovo della concessione Temsah per i prossimi venti anni.
Sul piano della governance, Eni mantiene il ruolo di operatore con una quota del 50%, affiancata dal partner britannico Bp che detiene la restante metà della licenza. La gestione operativa è affidata a Petrobel, la joint venture paritetica tra il gruppo italiano e l’ente petrolifero egiziano, che dal 1954 coordina le attività estrattive nel quadrante.
Nel 2025, la produzione in quota Eni nel Paese ha raggiunto i 242 mila barili di olio equivalente al giorno, confermando l’Egitto come uno dei pilastri fondamentali nel portafoglio globale della multinazionale. La nuova scoperta non solo incrementa il valore degli asset correnti, ma stabilizza ulteriormente il ruolo dell’Italia come partner privilegiato nello scacchiere energetico nordafricano.
