Il caso Delmastro e quello Ghirra non sono identici. Ma pongono una questione politica simile: quale posizione assumerà il M5S quando le chat riguardano una parlamentare dell’opposizione? La storia parte dalle chat di Andrea Delmastro. La procura di Roma aveva chiesto alla Camera l’autorizzazione ad acquisire le conversazioni tra il deputato di Fratelli d’Italia e Mauro Caroccia, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria. Delmastro non era indagato. La protesta delle opposizioni arrivò anche in Aula, con una cassaforte e gli slogan “Fuori le chat” e “Aprite la cassaforte”.
La Camera respinse definitivamente la richiesta della Procura: 206 voti contro 133. Tutte le opposizioni, M5S compreso, votarono a favore dell’acquisizione. In particolare, l’esponente pentastellata, Carla Giuliano, nella relazione di minoranza, parlò esplicitamente della necessità di concedere l’autorizzazione. E la linea del gruppo fu quella: sì all’acquisizione delle chat di Delmastro.

La vicenda della deputata di Avs, Francesca Ghirra, nasce in modo diverso. Nell’inchiesta della procura di Ravenna sui medici coinvolti nella vicenda dei certificati per evitare il trasferimento di migranti nei Cpr, gli investigatori hanno acquisito il telefono del medico Nicola Cocco. Tra le comunicazioni sono emerse anche quelle con Ghirra. E così, in un classico caso di carro davanti ai buoi, il partito di Bonelli&Fratoianni chiede alla Camera di esaminare la legittimità dell’acquisizione delle chat di Ghirra.
Come dire di non portare a conoscenza della procura di Ravenna le conversazioni dell’esponente Avs, non indagata. Ed è qui che il precedente Delmastro torna a pesare. Allora il M5S sosteneva che la magistratura dovesse poter acquisire le chat, attraverso le procedure previste dall’articolo 68 della Costituzione. Oggi la questione riguarda le comunicazioni di un’esponente di un partito alleato con Giuseppe Conte. Le due vicende sono diverse.
Ma il principio da verificare è lo stesso: la tutela delle prerogative parlamentari deve essere applicata nello stesso modo, indipendentemente da chi sia il parlamentare coinvolto? Perché la domanda non è se Ghirra abbia ragione o torto. E non è neppure se quelle conversazioni contengano elementi rilevanti per l’inchiesta: questo spetta alla magistratura e, sul piano delle prerogative parlamentari, agli organi della Camera. La domanda è politica ed è più semplice: il principio sostenuto dal M5S sulle chat di Delmastro vale anche quando le comunicazioni riguardano una parlamentare dell’opposizione? Allora i Cinque Stelle volevano aprire la cassaforte. Adesso la cassaforte è un’altra. E soprattutto è cambiato il nome scritto sulle chat.

