Pier Ferdinando Casini non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. A 70 anni, dopo 44 anni in Parlamento, il senatore del Pd annuncia la decisione e lascia aperta la prospettiva di un ruolo istituzionale futuro, compresa l’elezione al Quirinale.
“Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui”, ha dichiarato al Corriere della Sera, dopo aver inviato una lettera al Quotidiano Nazionale per comunicare la scelta. La politica, ha precisato, resta una sua “passione”.
Una carriera oltre gli schieramenti
Casini è entrato alla Camera nel 1983, eletto nelle file della Democrazia cristiana. Da allora ha attraversato quattro decenni di trasformazioni del sistema politico italiano, mantenendo un riferimento costante nella cultura democristiana, anche quando ha cambiato partiti, alleanze e collocazione parlamentare.
Nel 1994 è stato tra i fondatori del Centro Cristiano Democratico, formazione che scelse di sostenere la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi. Nel 2001 è stato eletto presidente della Camera, incarico ricoperto fino al 2006. Durante quella legislatura il suo percorso politico è confluito nell’Unione di Centro, insieme ad altri esponenti della sua area.
La rottura definitiva con Berlusconi è arrivata prima delle elezioni politiche del 2008. Da quel momento Casini ha cercato di aggregare diverse formazioni centriste, avvicinandosi successivamente anche al centrosinistra. Nel 2017 ha fondato il movimento Centristi per l’Europa. Oggi siede al Senato dopo essere stato eletto nelle liste del Pd.
La formazione nella Democrazia cristiana
La sua traiettoria affonda le radici nella classe dirigente della Dc. Durante la formazione politica ha frequentato esponenti come Antonio Bisaglia e Flaminio Piccoli, figura di riferimento della corrente dorotea. Ha inoltre mantenuto una forte considerazione per Arnaldo Forlani, mentre con Ciriaco De Mita ha avuto un rapporto dialettico. Di Giulio Andreotti ha riconosciuto soprattutto le capacità tattiche e la conoscenza dei meccanismi dello Stato.
Questa esperienza ha contribuito a consolidare il profilo istituzionale di Casini, che nel corso della carriera ha partecipato a mediazioni tra schieramenti contrapposti e ha ricoperto la terza carica dello Stato. Il suo percorso lo colloca tra i parlamentari che hanno attraversato più stagioni della Repubblica, dalla crisi della Prima Repubblica alla competizione tra le coalizioni contemporanee.
L’ipotesi del Colle dopo il voto
La rinuncia a una nuova candidatura non esaurisce le ipotesi sul suo futuro. Negli ambienti parlamentari il nome di Casini viene considerato tra quelli che potrebbero entrare in gioco per la presidenza della Repubblica, soprattutto se le prossime elezioni politiche non dovessero produrre una coalizione nettamente vincente.
L’elezione al Quirinale non dipende da una candidatura elettorale diretta, ma dal voto del Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali. In una fase di equilibrio tra gli schieramenti, la ricerca di una figura capace di raccogliere consensi oltre i confini delle coalizioni potrebbe riportare al centro personalità con una lunga esperienza istituzionale.
Interpellato sulla possibilità di salire al Colle, Casini ha risposto con una battuta: “Al Colle non ci si candida, si viene eletti”. La frase non equivale a una disponibilità formale, ma neppure contiene una chiusura esplicita. La scelta di non ricandidarsi, dunque, non permette da sola di stabilire quale ruolo possa assumere dopo la conclusione del mandato parlamentare.
Il giudizio sui leader di oggi
Nel colloquio con il Corriere della Sera, Casini ha anche valutato i principali protagonisti della politica italiana. Su Giorgia Meloni ha espresso un giudizio positivo: “Ha dimostrato una consistenza notevole”. Un riconoscimento rivolto alla capacità della presidente del Consiglio di consolidare la propria posizione politica.
Il senatore ha riservato parole di rispetto anche a Elly Schlein, definendola “testarda anche lei”. Ha inoltre avvertito che sarebbe un errore sottovalutare la segretaria del Pd, soprattutto per la sua capacità di intercettare una parte dell’elettorato giovanile distante dalla politica tradizionale.
I due giudizi restituiscono la postura di un parlamentare che ha costruito la propria carriera attraverso passaggi tra coalizioni e tentativi di aggregazione centrista. Casini lascia la competizione elettorale senza rinunciare alla politica come interesse personale, mentre il suo nome resta legato alla possibilità di un futuro incarico istituzionale.

