Il Pd cerca il futuro del centrosinistra rispolverando il passato. Rosy Bindi, ex presidente dei democratici, propone Pier Luigi Bersani come federatore della coalizione per evitare lo scontro tra Elly Schlein e Giuseppe Conte sulla candidatura a Palazzo Chigi. La ricetta per le elezioni del 2027 è affidarsi a un protagonista della vecchia guardia, mentre il partito continua a fare i conti con una leadership incapace di trovare una soluzione condivisa.
La vecchia guardia torna in campo
Il rinnovamento del centrosinistra, almeno nella versione proposta da Bindi, passa per un ritorno alle origini. Davanti alla difficoltà di stabilire chi debba guidare la coalizione, l’ex ministra, in una intervista al Corriere, non punta su una nuova figura capace di interpretare il cambiamento, ma su Bersani, già segretario del Pd e protagonista di una stagione politica che appartiene ormai alla storia recente.

La proposta racconta le difficoltà di un’alleanza che vorrebbe candidarsi a governare il Paese, ma non riesce ancora a risolvere la questione più elementare: chi deve guidarla. Schlein rivendica il ruolo di segretaria del partito più grande della coalizione, Conte può vantare l’esperienza a Palazzo Chigi.
Nessuno dei due, almeno secondo Bindi, dovrebbe essere costretto a cedere il passo all’altro. Da qui l’idea del padre nobile, una figura chiamata a mettere d’accordo i contendenti senza imporsi come un concorrente diretto. Il problema è che, per individuare il garante del futuro, la sinistra finisce per cercarlo nel proprio passato.
Schlein e Conte non trovano la quadra
Bindi esclude le primarie di coalizione, considerate un possibile fattore di divisione. Una consultazione tra gli elettori potrebbe stabilire chi prevale, ma lascerebbe aperta la questione dei rapporti tra i partiti e della gestione della campagna elettorale. Per l’ex ministra, la scelta del candidato non può diventare un ostacolo alla costruzione dell’alleanza.
“Chi ha deciso di dare vita a una coalizione per battere questa destra pericolosa non può fare della scelta del premier una questione spinosa al punto da rendere impossibile un accordo”, afferma.
La soluzione proposta è affidare a un padre nobile il compito di costruire una squadra e un programma condivisi, lasciando poi ai partiti la campagna elettorale. Una formula che presuppone, però, la disponibilità dei due principali aspiranti alla leadership a rinunciare alla candidatura personale. Bindi riconosce a Schlein e Conte titoli politici sufficienti per rivendicare la guida della coalizione.
“Io voterò per una donna a Palazzo Chigi”, precisa, pur ammettendo che entrambi sono legittimati a concorrere. Il punto è proprio questo: la sinistra non trova una regola condivisa per scegliere il proprio candidato e cerca una via d’uscita in una personalità del passato.
Da Bersani a Gualtieri, i nomi esclusi
L’ex ministra esclude che il ruolo di federatore possa essere affidato a Roberto Gualtieri, Silvia Salis, Gaetano Manfredi o Antonio Decaro. Il sindaco di Roma è un “ottimo sindaco”, riconosce Bindi, ma non sarebbe il nome adatto a risolvere la contesa. Gli altri, nella sua valutazione, potrebbero essere a loro volta concorrenti nella partita per la leadership. “Perché mai i due più titolati dovrebbero cedere?”, osserva.
La domanda mette a nudo il problema: se Schlein e Conte non intendono rinunciare alle rispettive ambizioni e i nomi alternativi rischiano di alimentare nuove rivalità, la soluzione viene cercata fuori dalla competizione tra i protagonisti attuali. Il nome prescelto è Bersani. “Sono testarda”, dichiara Bindi, ribadendo di voler puntare sull’ex segretario democratico, nonostante lui stesso si schermisca.
Perché l’operazione possa funzionare, aggiunge, serve “un atto di generosità di Schlein e Conte”. Il risultato è una proposta che guarda alla stagione dei vecchi dirigenti per risolvere la crisi dei nuovi. E che riporta il Pd davanti a una contraddizione politica: rivendicare il rinnovamento mentre affida la ricerca di una leadership condivisa a chi ha già attraversato le principali stagioni della sinistra degli ultimi decenni.

