Luiz Inacio Lula da Silva ha battuto Flavio Bolsonaro al ballottaggio presidenziale in Brasile, ottenendo il 51,79% dei voti contro il 48,21% del rivale. Con oltre 4,4 milioni di preferenze di vantaggio, il presidente uscente conquista il quarto mandato, ribalta il risultato del primo turno e si prepara a guidare il Paese fino al 2031.
- Il ricorso sul voto conteso
- La partecipazione cresce al ballottaggio
- La sovranità al centro del mandato
- Scuola, sanità e sicurezza pubblica
- La sfida alle piattaforme digitali
- La giustizia elettorale indaga sugli algoritmi
- Le pressioni di Washington sul Brasile
- Le congratulazioni e i silenzi internazionali
- Dalla fabbrica alla presidenza
- I primi governi e gli scandali
- Il carcere e il ritorno elettorale
- La promessa di governare tutti
Secondo i dati del Tribunale superiore elettorale (Tse), il presidente rieletto ha raccolto 64.256.232 preferenze contro le 59.826.041 del senatore di destra, con un vantaggio superiore a 4,4 milioni di voti. Il risultato ribalta la graduatoria del primo turno del 4 ottobre, quando Flavio aveva ottenuto il 47,03% e Lula il 45,16%, e segna una prima volta nella storia delle elezioni presidenziali brasiliane a doppio turno introdotte nel 1989: nessun candidato arrivato secondo nella prima votazione era mai riuscito a vincere il ballottaggio.
La vittoria non chiude però la partita politica. Flavio Bolsonaro ha annunciato che non riconoscerà l’esito e che si rivolgerà ai propri legali per chiedere l’annullamento delle elezioni. Lula, che compirà 81 anni il 27 ottobre, inizierà il nuovo mandato il 5 gennaio 2027 e resterà alla guida del Paese fino al 2031, se completerà l’intero periodo previsto.
Il ricorso sul voto conteso
Il fronte sconfitto contesta soprattutto la decisione di prolungare di due ore le operazioni di voto in alcune sezioni, dalle 17 alle 19. Il provvedimento è stato adottato dal giudice della Corte suprema Cristiano Zanin dopo segnalazioni di difficoltà nei trasporti che avrebbero impedito ad alcuni elettori di raggiungere i seggi. L’estensione ha riguardato le sezioni ancora aperte al momento della decisione e non ha comportato la riapertura di quelle già chiuse.
“È impossibile riconoscere il risultato delle elezioni nel contesto in cui sono avvenute queste cose. Utilizzeremo i nostri legali e chiederemo l’annullamento di queste elezioni”, ha dichiarato Flavio Bolsonaro. Anche la sua campagna aveva chiesto di prolungare gli orari in alcune zone colpite dal maltempo.
La decisione ha provocato una temporanea sospensione della trasmissione e della pubblicazione dei risultati. Le operazioni sono poi riprese. Il presidente del Tse, Kassio Nunes Marques, ha riconosciuto le difficoltà operative determinate dall’intervento della Corte suprema, confermando tuttavia la regolarità della proclamazione.
La contestazione apre un nuovo fronte istituzionale in un Paese ancora segnato dal conflitto tra il campo di Lula e il movimento politico fondato dal suo predecessore, Jair Bolsonaro. L’annuncio di un ricorso non equivale a una prova di irregolarità: spetterà agli organi competenti valutare eventuali contestazioni sulla base degli elementi presentati. Nel materiale disponibile non sono ancora indicati i dettagli delle iniziative legali annunciate da Flavio.
La partecipazione cresce al ballottaggio
Alle urne sono andati circa 128,2 milioni di cittadini su oltre 158 milioni di aventi diritto. L’affluenza è aumentata rispetto al primo turno e l’astensione è scesa al 19,2%, contro il 21,08% del 4 ottobre. Il risultato ha premiato Lula nonostante la rimonta iniziale del candidato di destra.
Il presidente ha celebrato la vittoria a San Paolo, dove migliaia di sostenitori si sono radunati per festeggiare la conferma del Partito dei lavoratori (Pt) al governo. La mobilitazione ha accompagnato il messaggio di unità nazionale che Lula ha cercato di imporre fin dalle prime dichiarazioni, pur mantenendo un attacco diretto all’avversario e al fronte che lo sostiene.
“Queste elezioni sono state una sconfitta del negazionismo, una sconfitta della menzogna”, ha affermato nel primo discorso dopo la proclamazione. Il presidente ha attribuito il risultato alla partecipazione degli elettori e alla difesa delle istituzioni democratiche, promettendo di governare per tutti i brasiliani, indipendentemente dalle appartenenze politiche.
La vittoria assume un significato ulteriore perché Lula è riuscito a ribaltare la posizione del primo turno. Il dato non riguarda soltanto il margine finale, ma la capacità del presidente uscente di recuperare consensi in una competizione nella quale il candidato della famiglia Bolsonaro era partito in vantaggio.
La sovranità al centro del mandato
Nei primi interventi dopo il voto, Lula ha indicato nella difesa dell’autonomia nazionale una delle priorità della nuova presidenza. Davanti ai giornalisti e ai dirigenti della campagna, a San Paolo, ha sostenuto che il Brasile non intende accettare pressioni da parte delle grandi potenze e ha rivendicato una politica estera fondata sull’equidistanza e sulla possibilità di mantenere rapporti con interlocutori diversi.
“Questo Paese non accetta di essere il cortile di nessuno”, ha dichiarato Lula, richiamando una linea diplomatica che, durante i suoi precedenti mandati, aveva cercato di rafforzare il peso del Brasile tra le economie emergenti. Il riferimento assume un significato particolare alla luce delle tensioni con gli Stati Uniti e delle iniziative adottate dall’amministrazione Trump durante la campagna elettorale.
Il presidente ha inoltre annunciato un cambiamento nel metodo di governo, con un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche e un uso più intenso della comunicazione digitale. L’obiettivo dichiarato è ridurre la distanza tra istituzioni e popolazione, anche attraverso interventi diretti sui social, senza affidarsi soltanto alla mediazione dei giornalisti.
“Nessuno è obbligato ad apprezzare il presidente eletto, ma è stato eletto per governare tutti”, ha ribadito Lula, richiamando il rispetto della Costituzione e del Congresso. La promessa dovrà confrontarsi con un Parlamento nel quale le forze conservatrici mantengono una presenza consistente e con un elettorato diviso quasi a metà tra i due candidati.
Scuola, sanità e sicurezza pubblica
Lula ha indicato istruzione, sanità, innovazione tecnologica e sicurezza tra i settori prioritari del nuovo esecutivo. Sul fronte scolastico ha promesso di estendere il tempo pieno fino al completamento dell’istruzione secondaria e di rafforzare i programmi di sostegno economico agli studenti. Per la sanità pubblica ha annunciato nuovi investimenti, senza fornire nel discorso dettagli finanziari o un calendario degli interventi.
Il presidente intende inoltre sviluppare un sistema brasiliano di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza tecnologica dalle grandi potenze, in particolare da Cina e Stati Uniti. Tra le prospettive indicate figura anche l’attrazione di investimenti nei centri di elaborazione dati, sfruttando la disponibilità nazionale di energia da fonti rinnovabili.
La sicurezza pubblica rappresenta un altro banco di prova. Lula ha sostenuto che gli Stati federati non sono più in grado di affrontare da soli la criminalità organizzata e ha promesso un ruolo più incisivo del governo federale. Il tema è politicamente sensibile perché la destra brasiliana ha costruito una parte consistente del proprio consenso sulla promessa di rafforzare l’ordine pubblico e contrastare le organizzazioni criminali.
Il presidente ha anche dedicato la vittoria ai giovani mobilitati in difesa della democrazia, alle donne impegnate contro i femminicidi e ai lavoratori che chiedono di superare la settimana lavorativa di sei giorni su sette. Nel discorso davanti ai sostenitori sull’Avenida Paulista ha ringraziato in particolare gli elettori del Nordest, area nella quale il Pt conserva una base elettorale importante.
La sfida alle piattaforme digitali
Lula ha denunciato le presunte interferenze delle piattaforme digitali durante la campagna e ha annunciato nuove regole per le grandi aziende tecnologiche. Il presidente ha sostenuto che i comportamenti illeciti online devono essere trattati come quelli commessi nel mondo reale e ha collegato la questione alla tutela della sovranità nazionale.
“Non possiamo avere aziende gigantesche che guadagnano miliardi, non pagano imposte in questo Paese e cercano di orientare il risultato elettorale”, ha dichiarato, senza nominare direttamente Meta, la società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp. Il Partito dei lavoratori aveva presentato denunce contro il gruppo per presunte discriminazioni algoritmiche a danno dei contenuti favorevoli a Lula.
La campagna del Pt aveva formalizzato le contestazioni il 10 ottobre, denunciando una presunta selettività nella distribuzione dei messaggi politici. Secondo i collaboratori del presidente, Facebook e Instagram avrebbero ridotto la visibilità di alcuni contenuti di Lula, ostacolato la promozione a pagamento di messaggi elettorali e favorito la circolazione di materiali collegati a Flavio Bolsonaro. Tra gli episodi segnalati figuravano la sospensione temporanea dell’account pubblicitario della campagna e difficoltà nella ricerca del profilo del presidente.
Il 16 ottobre, il quotidiano Folha de S. Paulo ha pubblicato messaggi interni di dipendenti di Meta che, secondo quanto riportato, riconoscevano restrizioni capaci di penalizzare gli account di Lula e raccomandazioni algoritmiche favorevoli al profilo Instagram di Flavio Bolsonaro e al suo canale WhatsApp. Una successiva verifica dell’organizzazione CTRL+Z ha segnalato almeno sei problemi tecnici ancora irrisolti al 19 ottobre, tra cui difficoltà nella ricerca dell’account del presidente e malfunzionamenti nella condivisione dei video.
Le accuse hanno riguardato anche Meta AI. Alcuni test avrebbero mostrato che lo strumento rifiutava di generare immagini di propaganda a favore di Lula, mentre accettava richieste analoghe riferite a Flavio. Meta ha successivamente annunciato modifiche ai filtri per impedire la creazione di immagini elettorali relative a entrambi i candidati.
La società ha respinto le accuse di interferenza politica. “Non sopprimiamo contenuti per danneggiare una parte e non riserviamo trattamenti preferenziali a nessuno”, ha dichiarato Meta, attribuendo le anomalie a problemi tecnici che avrebbero coinvolto anche altri utenti e inserzionisti. L’azienda ha inoltre negato che i propri sistemi distribuiscano i contenuti in base all’orientamento ideologico.
La giustizia elettorale indaga sugli algoritmi
Le denunce hanno provocato interventi del Tribunale superiore elettorale. Il 22 ottobre il giudice Ricardo Villas Boas Cueva ha disposto nuovi accertamenti sull’attività di Meta e della piattaforma X nell’ambito di un procedimento promosso dalla coalizione di Lula contro Bolsonaro e il candidato vicepresidente del suo schieramento. Il tribunale ha chiesto chiarimenti sul funzionamento degli algoritmi, sull’intelligenza artificiale e sulla distribuzione della pubblicità politica.
Il magistrato ha precisato che gli elementi raccolti giustificano ulteriori verifiche, ma non dimostrano ancora l’esistenza delle irregolarità denunciate. Alla vigilia del ballottaggio, la giustizia elettorale aveva inoltre imposto a Meta e X di monitorare e documentare la diffusione dei contenuti pubblicati dal deputato di destra Nikolas Ferreira e dall’influencer Pablo Marçal, accusati dalla coalizione di Lula di avere favorito Bolsonaro attraverso la disinformazione.
Anche esperti indipendenti delle Nazioni Unite sono intervenuti nella controversia. Il 21 ottobre hanno chiesto a Meta di garantire la libertà di espressione politica e di chiarire le segnalazioni di restrizioni sproporzionate nei confronti di uno dei due schieramenti. Gli esperti hanno richiamato il rischio che piattaforme private capaci di controllare una parte rilevante del dibattito pubblico operino senza adeguati meccanismi di trasparenza.
Resta però aperta una questione centrale: distinguere le anomalie tecniche dalle eventuali decisioni che possano aver modificato in modo selettivo la visibilità dei contenuti. Gli accertamenti dovranno stabilire se le irregolarità denunciate siano effettivamente avvenute, quale sia stata la loro portata e se abbiano violato le regole elettorali.
La campagna digitale ha contribuito anche alla rimonta di Lula. Secondo dati della società di analisi Bites citati dall’Associated Press, nelle settimane successive al primo turno i profili del presidente hanno totalizzato circa 111 milioni di interazioni, contro i 31 milioni attribuiti a Bolsonaro. Il deputato André Janones ha inoltre organizzato su WhatsApp il cosiddetto “Esercito di Lula”, un canale destinato a mobilitare sostenitori per rilanciare messaggi e contenuti elettorali. Anche il fronte bolsonarista ha chiesto verifiche sulle possibili attività coordinate.
I dati sulle interazioni non dimostrano, da soli, che gli algoritmi abbiano favorito un candidato. Mostrano però quanto la comunicazione digitale sia diventata centrale nella competizione politica brasiliana e perché la regolamentazione annunciata da Lula potrebbe diventare uno dei temi più controversi del nuovo mandato.
Le pressioni di Washington sul Brasile
La vittoria di Lula rappresenta anche una battuta d’arresto per la strategia regionale dell’amministrazione Trump. Il Brasile, per peso economico, demografico e diplomatico, è uno degli attori decisivi dell’America Latina. La conferma del presidente di sinistra impedisce alla famiglia Bolsonaro di tornare al governo e limita l’espansione di un fronte conservatore vicino a Washington.
L’esito si colloca in una regione dove diversi governi sono guidati da esponenti della destra. Tra questi figurano Javier Milei in Argentina, Daniel Noboa in Ecuador e José Antonio Kast in Cile, mentre in Bolivia Rodrigo Paz ha segnato la fine del predominio del Movimento per il socialismo e in Perù Keiko Fujimori ha riportato al centro della scena la destra fujimorista. Il Brasile di Lula resta così uno dei principali riferimenti della sinistra latinoamericana, insieme al Messico di Claudia Sheinbaum e all’Uruguay di Yamandú Orsi.
Un’inchiesta pubblicata da Reuters alla vigilia del voto ha riferito di una strategia promossa da due funzionari del Dipartimento di Stato americano, Darren Beattie e Ricardo Pita, per favorire il ritorno al potere della famiglia Bolsonaro. L’agenzia ha raccolto le testimonianze di dieci funzionari ed ex funzionari statunitensi. Secondo la ricostruzione, l’iniziativa, inizialmente concentrata su Jair Bolsonaro, si sarebbe poi orientata verso la candidatura del figlio Flavio dopo la condanna dell’ex presidente per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta del 2022.
Secondo Reuters, i due funzionari avrebbero sostenuto misure punitive contro il Brasile e fatto pressione affinché la diplomazia statunitense non favorisse altri candidati conservatori in competizione con Flavio Bolsonaro. Tra gli interventi di Washington figurano le sanzioni contro il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes, protagonista dei procedimenti contro Jair Bolsonaro, e la proposta di designare le principali organizzazioni criminali brasiliane come gruppi terroristici. L’amministrazione Trump aveva inoltre imposto dazi sui prodotti brasiliani, collegando parte delle misure a quella che considerava una persecuzione giudiziaria dell’ex presidente.
Reuters ha precisato di non essere riuscita a stabilire fino a che punto le iniziative fossero state ordinate direttamente dalla Casa Bianca o dal segretario di Stato Marco Rubio. Trump aveva manifestato più volte simpatia per la famiglia Bolsonaro, senza però formalizzare un endorsement elettorale. Il Dipartimento di Stato ha difeso le misure adottate come strumenti per tutelare la sicurezza e la libertà di espressione, ribadendo il diritto dei brasiliani a scegliere autonomamente i propri governanti.
Lula ha trasformato la questione delle ingerenze straniere in uno dei messaggi principali della vittoria. Il nuovo presidente punta a mantenere una politica estera autonoma, conservando relazioni con Stati Uniti, Cina e altre grandi potenze senza subordinare la linea brasiliana alle priorità di una sola capitale.
Le congratulazioni e i silenzi internazionali
La rielezione ha suscitato messaggi di congratulazioni da parte di numerosi leader stranieri, compresi alcuni esponenti conservatori. La presidente messicana Claudia Sheinbaum è stata tra le prime a intervenire: “Viva la democrazia, ha vinto il popolo brasiliano. Congratulazioni, presidente Lula!”, ha scritto su X.
Il presidente cileno José Antonio Kast, esponente della destra radicale, ha telefonato a Lula per congratularsi e ha annunciato l’intenzione di rafforzare la cooperazione economica e la lotta alla criminalità organizzata. Anche la presidente peruviana Keiko Fujimori ha salutato il risultato, confermando la volontà di approfondire i rapporti bilaterali e la collaborazione sullo sviluppo sostenibile dell’Amazzonia. Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa ha richiamato le sfide comuni della regione, mentre il paraguaiano Santiago Peña ha sottolineato l’importanza dell’integrazione e dello sviluppo condiviso.
Il presidente uruguaiano Yamandú Orsi, politicamente vicino a Lula, ha riferito di averlo chiamato subito dopo la vittoria. Il boliviano Rodrigo Paz e il guatemalteco Bernardo Arévalo hanno a loro volta sottolineato il valore del voto e il ruolo delle istituzioni democratiche. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha celebrato il risultato come una vittoria della sovranità e della giustizia sociale.
Fuori dalla regione, il primo ministro canadese Mark Carney ha auspicato nuove opportunità commerciali e una maggiore cooperazione ambientale. Il premier indiano Narendra Modi ha annunciato l’intenzione di approfondire il partenariato strategico con Brasilia e di lavorare insieme sulle priorità del Sud globale.
Negli Stati Uniti, il senatore democratico Bernie Sanders si è congratulato con Lula, mentre il deputato Ro Khanna ha chiesto a Trump di rispettare il risultato. Al momento delle prime reazioni, il presidente americano non aveva ancora diffuso una dichiarazione ufficiale sulla vittoria del leader brasiliano.
Anche il presidente argentino Javier Milei, alleato di Trump e vicino alla famiglia Bolsonaro, non aveva rivolto congratulazioni a Lula. Secondo Folha de S. Paulo, Milei aveva invece rilanciato sui social pubblicazioni che mettevano in dubbio la regolarità del voto. La sua posizione si è distinta da quella di altri governi conservatori latinoamericani che hanno riconosciuto il risultato e manifestato la volontà di proseguire la cooperazione con Brasilia.
Dalla fabbrica alla presidenza
La vittoria aggiunge un nuovo capitolo a una carriera politica che ha attraversato la dittatura militare, la democratizzazione, gli anni della crescita economica, le inchieste sulla corruzione e il ritorno al potere. Nato il 27 ottobre 1945 a Garanhuns, nello Stato nordorientale di Pernambuco, Lula proviene da una famiglia contadina poverissima. Da bambino si trasferì con la madre e i fratelli nello Stato di San Paolo, affrontando un viaggio di quasi due settimane a bordo di un camion.
Lavorò prima come lustrascarpe e fattorino, poi in fabbrica. Diventato tornitore meccanico, perse il mignolo della mano sinistra in un incidente sul lavoro. La sua formazione politica maturò nell’area industriale dell’ABC paulista, dove nel 1975 venne eletto presidente del sindacato dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo e Diadema.
Alla fine degli anni Settanta guidò scioperi per ottenere aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro, sfidando il regime militare al potere dal 1964. Nel 1980 fu arrestato durante una mobilitazione sindacale e partecipò nello stesso anno alla fondazione del Partito dei lavoratori, destinato a diventare uno dei protagonisti della democratizzazione del Paese.
Eletto deputato nel 1986, prese parte ai lavori dell’Assemblea costituente che portarono alla Costituzione del 1988. Si candidò per la prima volta alla presidenza nel 1989, ma perse il ballottaggio contro Fernando Collor de Mello. Fu sconfitto anche nel 1994 e nel 1998 da Fernando Henrique Cardoso, prima di arrivare alla presidenza nel 2002.
Per conquistare il governo, Lula aveva attenuato alcune delle posizioni economiche più radicali del Pt e rassicurato i mercati finanziari. Dopo la vittoria pronunciò la frase “La speranza ha vinto la paura”, diventata uno dei simboli della sua ascesa.
I primi governi e gli scandali
I due mandati dal 2003 al 2010 coincisero con una fase di crescita economica favorita anche dall’aumento dei prezzi delle materie prime esportate dal Brasile. Lula promosse programmi di redistribuzione del reddito, tra cui Bolsa Família, e misure per contrastare fame e povertà. Milioni di cittadini migliorarono le proprie condizioni economiche e il presidente consolidò un consenso significativo tra le fasce popolari, soprattutto negli Stati del Nordest.
Sul piano internazionale, Lula lavorò per rafforzare il peso del Brasile tra le economie emergenti e contribuì alla proiezione del gruppo Brics. La crescita del consenso non cancellò tuttavia gli scandali che coinvolsero la sua area politica. Nel 2005 esplose il caso Mensalão, un sistema di pagamenti illeciti a parlamentari della maggioranza che colpì il Partito dei lavoratori.
Lula concluse il secondo mandato con indici di popolarità elevati e sostenne la candidatura della sua ministra Dilma Rousseff, eletta presidente nel 2010 e insediata nel 2011. La sua influenza politica rimase forte anche dopo l’uscita da Palazzo Planalto, ma negli anni successivi le indagini sulla corruzione avrebbero compromesso la sua possibilità di tornare alla guida del Paese.
Il carcere e il ritorno elettorale
Coinvolto nelle indagini dell’operazione Lava Jato, Lula fu condannato per corruzione e riciclaggio e nel 2018 finì in carcere, dove rimase per 580 giorni. L’esclusione dalla corsa presidenziale di quell’anno gli impedì di sfidare Jair Bolsonaro, che vinse le elezioni.
Lula venne liberato nel novembre 2019. Nel 2021 il Tribunale supremo federale annullò le condanne per ragioni procedurali e riconobbe la parzialità del giudice Sergio Moro in uno dei procedimenti. Le decisioni gli restituirono i diritti politici e la possibilità di candidarsi nuovamente.
Nel 2022 l’ex sindacalista tornò alla presidenza battendo Jair Bolsonaro al ballottaggio con il 50,9% dei voti. Per ampliare la propria base politica scelse come vicepresidente Geraldo Alckmin, già suo avversario in una precedente competizione presidenziale. Il terzo mandato ha rilanciato i programmi sociali, rafforzato l’attenzione alla tutela dell’Amazzonia e cercato di mantenere l’autonomia diplomatica del Brasile nei rapporti con le grandi potenze.
La crescita economica e il miglioramento dell’occupazione non hanno però eliminato le difficoltà legate al costo della vita, alla sicurezza pubblica e all’aumento del debito. Lula ha inoltre dovuto negoziare con un Congresso a maggioranza conservatrice, in un contesto di polarizzazione che ha accompagnato l’intera campagna elettorale del 2026.
Il successo contro Flavio Bolsonaro consolida il ritorno del presidente, ma non cancella la divisione del Paese. Il nuovo mandato dovrà misurarsi con un’opposizione che contesta il risultato, con le richieste di maggiore sicurezza e con il confronto sulle politiche economiche e sociali.
La promessa di governare tutti
Nel discorso pronunciato davanti ai sostenitori sull’Avenida Paulista, Lula ha rivendicato il primato di essere il primo presidente brasiliano eletto democraticamente quattro volte. Ha dedicato la vittoria ai giovani, alle donne impegnate contro i femminicidi e ai lavoratori che chiedono una settimana lavorativa meno gravosa, tornando a indicare la partecipazione popolare come uno dei pilastri del nuovo governo.
“Il Brasile che vogliamo costruire è un Paese in cui i nostri anziani siano assistiti con dignità, le donne siano rispettate e tutte le persone abbiano il diritto di vivere liberamente la propria fede”, ha dichiarato il presidente, promettendo uno Stato che garantisca i diritti senza distinzioni politiche o religiose.
Il messaggio di unità convive con la durezza delle accuse rivolte al fronte avversario. Lula ha definito Flavio Bolsonaro espressione del mondo delle milizie brasiliane e ha accusato il candidato sconfitto di aver falsificato la realtà durante la campagna. La contestazione annunciata dal senatore lascia inoltre aperta la possibilità di un nuovo confronto giudiziario attorno al risultato.
Il presidente ha concluso il suo intervento richiamando la memoria della dittatura militare e scandendo con i sostenitori lo slogan “Mai più dittatura”. Poi ha promesso di dedicare tutte le proprie energie al quarto mandato: “Farò il miglior mandato che un presidente abbia mai realizzato nella storia di questo Paese”.
La promessa dovrà tradursi in risultati su scuola, sanità, sicurezza e costo della vita, mentre la regolamentazione delle piattaforme digitali e i rapporti con Washington si profilano come due dei principali terreni di confronto. Il voto ha confermato Lula alla guida del Brasile, ma la distanza minima tra i due schieramenti mostra quanto resterà difficile governare un Paese diviso.

