Cultura e Spettacolo

A Cannes “Benedetta”, Verhoeven e la monaca lesbica toscana

Un convento del Seicento a Pescia, in Toscana. Una giovane monaca che ha le visioni. Il nuovo film di Paul Verhoeven, “Benedetta”, in concorso a Cannes, è la storia vera di Benedetta Carlini, monaca e lesbica in odore di eresia. Di lei poco si sa, se non quanto raccontò nel 1986 il libro di Judith Brown “Atti Impudichi”, base anche per la pellicola del regista olandese. “Leggendo il libro ho pensato che fosse una storia così unica, una storia vera che doveva essere filmata. Storicamente in nessun archivio al mondo esiste un’altra storia con gli appunti del processo di un’altra monaca lesbica” spiega Verhoeven.

Figlia di ricca famiglia che le comprò un convento, Benedetta si legò d’amore alla compagna Bartolomea, ma furono i sospetti della Controriforma sulle loro visioni mistiche e pericolose a scatenare il disastro, provocare ui processo, portarle alla reclusione. Un universo lontano che il film esplora con Charlotte Rampling e Lawrence Wilson oltre alla protagonista Virginie Efira. “La storia è interessante ma ci dà anche un’idea di come nel Seicento si guardava alle relazioni lesbiche. E ci permette anche di pensare allo sguardo che abbiamo oggi, a dove siamo, e quello che è cambiato in questi 400 anni; di fondo è che oggi quasi tutti pensano che l’omosessualità fa parte della natura, che è vero e va benissimo così” dice Verhoeven.

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