A settant’anni dal debutto a Broadway, il fallimento del commesso viaggiatore torna al Biondo di Palermo

ph © rosellina garbo

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Sabato 11 aprile alle 19.00 al Teatro Biondo di Palermo va in scena “Morte di un commesso viaggiatore” nella traduzione di Masolino D’Amico. Regia di Carlo Sciaccaluga, protagonista Luca Lazzareschi. Lo spettacolo, prodotto dal Biondo, replica fino al 19 aprile, poi si trasferisce al Teatro Verga di Catania (21-30 aprile) e al Teatro Argentina di Roma (13-24 maggio). Miller scrisse l’opera nel 1949, in un’America ottimista e cieca di fronte al lato oscuro del sogno del successo. Oggi quel dramma parla all’umanità globalizzata, tra capitalismo come forma di vita e perdita della dignità personale.

Quando nel 1949 “Morte di un commesso viaggiatore” debuttò a Broadway, l’America era immersa in un paradossale slancio ottimistico del dopoguerra: ricostruzione, boom economico, fiducia cieca nella promessa di un’ascesa sociale illimitata. Arthur Miller seppe cogliere fin da subito il volto oscuro di quel mito, la brutalità nascosta sotto la superficie del successo, la solitudine di chi misura il proprio valore sul metro della competizione, la disperazione di chi non può permettersi il fallimento. La vicenda del disperato commesso viaggiatore, ossessionato dal successo e dal mito del benessere, vede il mondo crollargli addosso quando non ha più la forza di sostenere il ritmo della produzione. Costretto a prendere atto del fallimento dei figli, Willy Loman incarna una tragedia quotidiana.

La regia come scavo nel presente

Carlo Sciaccaluga si muove dentro questo orizzonte. È uno scavo doloroso nel nostro contemporaneo. Il Willy Loman di Luca Lazzareschi è un relitto che riflette il nostro tempo. È l’uomo che cerca ancora, ostinatamente, di esistere in un mondo che non conosce più il valore dell’errore, della lentezza, della fragilità, dell’umanità. Il grido d’allarme lanciato da Miller più di settant’anni fa è rimasto inascoltato. Ciò che nel 1949 sembrava già intollerabile oggi si è fatto regola, sistema, normalità. In un mondo in cui il capitalismo è diventato non soltanto un sistema economico ma una forma di vita, quest’opera non parla più soltanto dell’America del dopoguerra, ma all’intera umanità globalizzata.

Le scene sono di Anna Varaldo, i costumi di Anna Verde, le musiche di Andrea Nicolini e Leonardo Nicolini, le luci di Antonio Sposito. Accanto a Lazzareschi e a Pia Lanciotti (Linda Loman), completano il cast Sergio Basile, Andrea Nicolini, Giovanni Arezzo, Silvia Biancalana, Domenico Bravo, Giovanni Cannata, Michele De Paola, Eletta Del Castillo, Riccardo Livermore, Chiara Sarcona. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Biondo di Palermo.

Il senso ultimo: un amore che resiste

“Con una scena votata alla crudezza dei sentimenti più che alla ricostruzione naturalistica, e una recitazione che punta al cuore nudo dei personaggi – spiega il regista Carlo Sciaccaluga – lo spettacolo propone un viaggio dentro la disgregazione degli affetti familiari, la perdita della dignità personale, la tragedia quotidiana di chi, pur avendo dato tutto, si trova a mani vuote.

Eppure, in questo paesaggio di fratture, resta qualcosa: non una morale, non un significato ultimo, ma la traccia, inconfondibile, di un legame. Di un amore che resiste, di una voce che chiama, di uno sguardo che, pur nel fallimento, cerca l’altro. ‘Morte di un commesso viaggiatore’ non è un’opera che ci insegna a capire. È un’opera che ci spinge, ancora, a sentire. A non dimenticare che, prima di ogni ruolo, di ogni prestazione, di ogni aspettativa, siamo esseri umani. E che solo nelle relazioni tra esseri umani si gioca, davvero, la nostra possibilità di esistere.”