A Vienna fase decisiva dei negoziati sul nucleare iraniano

Con l’arrivo del segretario di Stato statunitense, John Kerry a Vienna, per l’ultimo round dei negoziati sul dossier nucleare iraniano che dovrebbero concludersi il 24 novembre, il mondo resta con il fiato sospeso. La questione, che vede il coinvolgimento dell’Iran e dei paesi del gruppo 5+1 – vale a dire, oltre alla Germania, Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, che hanno diritto di veto all’Onu – è diventata ancora più delicata e complessa alla luce delle tensioni che dall’Ucraina, alla Siria all’Iraq tormentano le scenario internazionale. L’obiettivo è raggiungere un accordo sulla base dell’intesa del 20 gennaio. L’intesa prevede che l’Iran conservi metà dello stock di uranio arricchito al 20%, mentre ulteriori operazioni di arricchimento verranno sospese per sei mesi. In cambio, verranno allentate le sanzioni di Stati Uniti e Unione europea in alcuni settori.Ma sull’orizzonte si stagliano le resistenze iraniane e israeliane. Il negoziatore iraniano, Ali Akbar Salehi ha scartato l’ipotesi di una trasformazione del reattore ad acqua pesante di Arak, uno degli ostacoli maggiori dei negoziati, che potrebbe essere utilizzato nella fabbricazione dell’arma atomica. L’Iran ha annunciato di aver già fatto modifiche a questo reattore in costruzione, per limitarne la produzione di plutonio, mentre gli occidentali vorrebbero che Teheran abbandoni del tutto il progetto.Dal canto suo, Israele ha di nuovo invitato il gruppo 5+1 a non firmare un accordo che consenta all’Iran di rimanere sulla soglia del nucleare. A Teheran, in pratica, non deve essere permesso di mantenere troppe centrifughe, per impedire che possa sviluppare la capacità di dotarsi dell’arma nucleare. (Immagini Afp)

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