Acque agitate nel M5s: esplulso Paragone, gelo su Fioramonti. ‘Eco’ in rampa lancio, verso sinistra

2 gennaio 2020

Dopo mesi di tensioni con il capo politico del M5S, il Collegio dei probiviri ha ufficializzato l’espulsione di Gianluigi Paragone. La misura, disposta dall’organismo composto da Raffaella Andreola, Jacopo Berti e Fabiana Dadone, è stata già comunicata al senatore, ‘colpevole’, tra gli altri punti, di aver votato in difformità dal proprio gruppo parlamentare sulla Legge di Bilancio. “Sono stato espulso dal nulla. C’era una volta il 33%, ora…”, ha commentato a caldo sui social il giornalista varesino, contrario sin dal primo giorno all’accordo con il Pd e impegnato in una sfida quotidiana con Luigi Di Maio per quelli che definisce come delle inversioni a u sui temi pentastellati. Il senatore ha presentato al Collegio dei probiviri del Movimento 5 stelle una memoria difensiva, che e’ stata pero’ giudicata insufficiente per evitare l’espulsione. In sostanza, il testo difensivo di Paragone non e’ stato valutato idoneo a superare le contestazioni rivolte al senatore, e cioe’ aver votato contro la legge di Bilancio ed essersi astenuto nel voto sulle dichiarazioni del premier, Giuseppe Conte.

Gianlugi Paragone, tuttavia non molla e annuncia che fara’ “ricorso” contro la decisione del collegio del probiviri di espellerlo dal Movimento 5 stelle. In un video su Facebook, definisce il provvedimento disciplinare una “decisione che va al di la’ dell’oggettivita’ delle regole”. “c’e’ soltanto una volonta’ politica di espellere qualcuno perche’ e’ un rompicoglioni”, aggiunge. “Se mi gira mi rivolgero’ anche alla giustizia ordinaria per fare capire l’arbitrarieta’ delle regole e continuero’ a predicare il programma elettorale che per me e’ ancora valido”, continua. “I probiviri dovrebbero essere giusti, cioe’ probi, uomini giusti, uomini saggi. Non sei saggio quando e’ chiaro a tutti che la mia espulsione va al di la’ della oggettivita’ delle regole: c’e’ solo la volonta’ politica di espellere qualcuno perche’ e’ un rompicoglioni, perche’ e’ qualcuno che ti sta obbligando a prendere coscienza del fatto che le battaglie radicali e anti-sistema del M5s non sono combattute con la stessa forza, ecco quale e’ la mia unica colpa”, insiste.

“Quindi, sono stato sbattuto fuori da questo nulla – sostiene -. Il nulla di queste persone che si arrogano il diritto di prescindere dalla correttezza delle norme. Ci sono tanti altri casi aperti, prima del mio, che devono essere disciplinati ma Paragone va sbattuto fuori perche’ e’ uno strano Savonarola, uno strano predicatore, ci costringe a guardarci allo specchio. Ebbene, questo Paragone si appellera’ all’ingiustizia arbitraria di questi uomini del nulla guidati da qualcun’altro che e’ il nulla e che si arroga il diritto di espellermi. Io faro’ ricorso e se mi gira mi rivolgero’ anche alla giustizia ordinaria per fare capire l’arbitrarieta’ delle regole e continuero’ a predicare il programma elettorale che per me resta valido ancora oggi”.

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Paragone affronta anche il tema della concessione ad Autostrade. “Se dobbiamo dire ‘revoca delle concessioni’ non e’ che lo dici un giorno e poi chiami i Benetton e gli dici ‘comprati Alitalia’ – dice -. Essere contro il sistema e’ dire a Bankitalia ‘Tu hai le tue colpe se sono saltate in aria le banche'”. “Questa e’ rivoluzione, avere il coraggio di dire che Bruxelles ci sta inchiodando a una ingiustizia”, continua.”I capetti di M5s, gli uomini grigi, i burocrati, i signori del nulla mi buttano fuori ma il Movimento e’ fatto di persone perbene che hanno un sogno, ci credono. Possiamo litigare con qualche collega ma il grosso crede ci sia bisogno di una forza che dica ci sono delle ingiustizie. Io ho fatto questa campagna elettorale e, se voi uomini del nulla avete paura, allora andatevene fuori perche’ vi verro’ a cercare nelle aule di giustizia. Sarete condannati a dirmi ‘Scusa, rientra’”, conclude.

Dunque, il capo politico del Movimento e’ passato al contrattacco. Di certo la mossa è un avvertimento agli altri dissidenti, una parte dei quali potrebbe confluire nella formazione ‘Eco’, guidata dall’ex M5S Lorenzo Fioramonti, per sei mesi ministro dell’Istruzione. “Qualcuno va al Misto dicendo che c’e’ un problema di verticismo, ma sono gli stessi che venivano a chiedermi una carica”, è la stoccata di Di Maio a Fioramonti, che non viene neanche citato. E la scure dei vertici potrebbe abbattersi, con sanzioni disciplinari, anche sui ritardatari nei rimborsi. Di certo, il ‘caso Fioramonti’ continua ad agitare le acque pentastellate. Il primo vero passaggio di questa vicenda avviene il 15 dicembre quando Fioramonti incontra il presidente del Consiglio Conte. Il nodo e’ la legge di bilancio: il professore con cattedra a Pretoria, secondo quanto ricostruito, lamenta al di la’ dei pochi fondi messi a disposizione per il Miur di non essere stato neanche interpellato sulla manovra. E di aver ricevuto uno schema gia’ confezionato, con le varie voci in capitolo da non modificare. Io – il senso del ragionamento fatto al premier da Fioramonti – faccio un passo indietro, ti conviene cercare un nuovo ministro. Con me lasceranno anche altri esponenti M5s. Il presidente del Consiglio spiega al suo interlocutore di non gradire la nascita di un gruppo costituito nel suo nome, ma in ogni caso l’importante – questa la tesi illustrata – che non venga meno l’appoggio all’esecutivo.

Altra data importante: e’ il 22 dicembre quando Beppe Grillo chiama Fioramonti. Prova a scherzare con lui: siamo entrambi ‘elevati’, hai aperto una discussione importante sui soldi destinati alla scuola ma evita di lasciare, l’invito del fondatore. Segue un’ulteriore interlocuzione con Conte, con il tentativo di evitare lo strappo in tempi brevi. Ma ormai il dado e’ tratto e nel momento in cui l’Aula della Camera approva la legge di bilancio arriva sul tavolo del premier la lettera di dimissioni del ministro. Con conseguente post per spiegare le decisioni. Ieri la chiusura del cerchio: Fioramonti lascia il gruppo e sulle chat del Movimento 5 stelle si scatenano tutti. “Deve restituire i soldi e lasciare lo scranno”, il ‘refrain’ dei messaggi, “ha tradito”. Fioramonti sente l’attuale capogruppo M5s alla Camera, Crippa, ma non Di Maio. Dai vertici M5s il messaggio ‘finale’: deve rassegnare le dimissioni da parlamentare, “le deputate e i deputati del Movimento – si legge in una nota del direttivo – sono ancor piu’ determinati di prima nel lavorare con forza, sacrificio e pazienza per il bene comune, non per se’ stessi”.

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Ma questa storia riserba altre puntate: dopo Fioramonti – partito per una breve vacanza (ai fedelissimi ha dato appuntamento per la ripresa dei lavori parlamentari) – saranno altri a lasciare il gruppo. La questione dei rimborsi e’ solo uno dei motivi della ‘querelle’. E intanto pure al Senato monta la protesta. Si dovrebbe chiamare ‘Eco’ (le iniziali della parola ecologia, ma anche di economia) la nuova creatura che fara’ riferimento proprio all’ex ministro dell’Istruzione. Lo sguardo e’ rivolto all’Europa: nei giorni scorsi Fioramonti ha avuto un colloquio con il leader dei Verdi europei. Ed e’ rivolto anche a sinistra, perche’ secondo quanto riferiscono fonti ben informate Fioramonti nei giorni scorsi ha avuto colloqui anche con diversi esponenti del mondo del centrosinistra. Alcuni pure del Pd (secondo le stesse fonti con il vice segretario Orlando, il ministro Boccia e il capogruppo Delrio), altri di Leu, come la Muroni. Gli esponenti dem sarebbero stati semplicemente informati dell’operazione (non ci sarebbe stata invece alcuna interlocuzione tra Fioramonti e i ministri M5s) che potrebbe andar bene in prospettiva anche al Pd.

L’obiettivo sarebbe infatti quello di spostare gli equilibri del M5s verso sinistra, spingendolo ad abbandonare i temi di ‘destra’. E magari far si’ che quando si andra’ a votare una parte dei consensi dal Movimento possano spostarsi appunto verso il centrosinistra. Tuttavia l’imperativo e’ quello di evitare fibrillazioni in questa legislatura, far si’ che si faccia di tutto affinche’ non ci sia il voto anticipato. Si tratta di una operazione che dovrebbe partire gia’ nei prossimi giorni, con la consegna ad inizio anno di una decina di lettera di deputati pronti ad andare nel Gruppo misto. Tra questi i pentastellati Rospi e Angiola che gia’ ieri si sono schierati con Fioramonti. Altri pentastellati potrebbero arrivare nei giorni successivi, possibile anche dopo le elezioni in Emilia e Calabria. Nel frattempo Fioramonti dovrebbe lanciare ‘Eco’ con una serie di iniziative e di convegni, magari anche grazie all’endorsment di una parte del mondo accademico e di altri parlamentari che guardano con interesse alla nascita di una ‘cosa Verde’. C’e’ un dialogo in corso con Fassina, mentre Civati, Montanari, Ragosta il 12 gennaio a Roma lanceranno il partito Ecologista (Montanari e Civati potrebbero essere i portavoce) mettendo insieme tutti quelli che non si riconoscono nella federazione dei Verdi. ‘Eco’ viaggera’ lungo una corsia autonoma, ma non e’ detto che poi alla fine le varie esperienze possano convogliare in un unico soggetto e far parte di una lista del premier (e’ arrivato pure l’ok di Bettini), qualora se ne presentasse l’occasione.

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Intanto mentre alla Camera i circa dieci deputati in uscita sceglieranno la strada del Misto, al Senato questo 2020 potrebbe aprirsi con altre spine per il Movimento 5 stelle. La battaglia pero’ in questo caso e’ tutta interna: un gruppo di senatori sta preparando un documento, una sorta di mozione per chiedere il cambiamento dello Statuto. E far si’ che le decisioni politiche vengano prese all’interno dell’assemblea. Un tentativo del genere era stato portato avanti qualche settimana fa, ma la discussione verra’ riaperta a palazzo Madama alla ripresa dei lavori parlamentari. Una discussione che comprende pure il tema delle rendicontazione. “Quote accantonate in attesa di chiarimenti”, ha chiarito la deputata Aprile riferendosi alla restituzione mensile delle somme destinate al Movimento. Sono in tanti a non effettuare piu’ il versamento mensile e all’inizio dell’anno prossimo il direttivo pentastellato potrebbe decidere per la mano dura. Nel mirino di molti esponenti M5s c’e’ pure Casaleggio. “La piattaforma – il ragionamento di diversi pentastellati – deve rispondere al Movimento non alla Casaleggio Associati. E per i versamenti deve esserci la massima trasparenza”.

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