Politica

Afghanistan, Draghi: G20 un successo, torna multilateralismo

Innanzitutto rispondere alla crisi umanitaria che si preannuncia sempre più grave, e “non abbandonare” l’Afghanistan, poi l’impegno perché il Paese asiatico non torni la base operativa del terrorismo, e infine la richiesta che siano rispettati i diritti umani. Su questi temi si è registrata la maggiore convergenza al G20 straordinario sull’Afghanistan, che nonostante l’assenza di Xi Jinping e Vladimir Putin, Mario Draghi considera “un successo”, un incontro “complessivamente soddisfacente e fruttuoso”, perché “è stata la prima occasione in cui i leader hanno dato una risposta multilaterale alla crisi afghana. Il multilateralismo sta ritornando, con fatica, ma sta tornando come schema di lavoro dei Paesi più importanti”.

Un auspicio che Draghi proietta anche alle prossime riunioni, a partire dagli incontri sul clima: “Gli impegni sul clima non sono realistici senza la partecipazione di Cina, Russia ma anche India”, ma ora “tutti sono consapevoli che questi problemi travalicano i confini nazionali e che possono essere affrontati solo in un contesto multilaterale. Tornando alla riunione di oggi, la “massima enfasi” Draghi l’ha voluta porre sulla necessità di affrontare l’emergenza umanitaria, definita “gravissima”, una “catastrofe umanitaria” che può precipitare con l’arrivo dell’inverno. E il risultato è arrivato: “C’è grande disponibilità ad agire e convergenza vedute”, visto che sulla questione si è riusciti a superare “le inevitabili differenze di vedute di politica estera, di geopolitica, di impegni. Su questo non ci sono diversità”.

Gli impegni economici “sono significativi”, ha proseguito Draghi, spiegando che le questioni decisive saranno prima di tutto “evitare il collasso dell’economia afghana”, e poi consentire alle organizzazioni umanitarie di muoversi per il Paese e svolgere il proprio lavoro, cominciando con il rendere accessibile l’aeroporto di Kabul. Obiettivi per i quali “i contatti con i talebani sono indispensabili”, perché “è molto difficile capire come poter aiutare il popolo afghano, in un paese enorme, senza il coinvolgimento del governo talebano”. E tuttavia “questo non significa riconoscerli, ciò avverrà solo quando la comunità internazionale dirà che sono stati fatti dei progressi su libertà, diritti umani, condizione delle donne…”, ha precisato Draghi, ribadendo che “i talebani saranno giudicati per quello che hanno fatto e non per quello che hanno detto”.

Oltre al confronto con i talebani, “essenziale” per Draghi è il coinvolgimento dei Paesi limitrofi, anche per la gestione dei profughi e per aiutare le persone che vogliono lasciare l’Afghanistan: “L’Onu lavora per corridoi umanitari” e poi bisognerà “rintracciare” chi è fuggito oltre confine. Anche su questo, ha assicurato Draghi, da parte dei Paesi del G20 c’è la volontà di “affrontare” la questione. Perché “c’è piena consapevolezza di questa emergenza e delle responsabilità enormi che ha il G20 nei confronti degli afghani e dell’Afghanistan, dove siamo rimasti per 20 anni. Noi siamo responsabili ed è nostro dovere intervenire”.

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