Agricoltura, allarme per fitopatie con danni da 500 mln

 

Vite, olivo, agrumi, kiwi, castagne a api tutte produzioni dell’agricoltura minate da fitopatie aggressive, alcune anche nuove, che hanno falcidiato coltivazioni simbolo del “made in Italy”. Le stime per difetto gia’ parlano di circa 500 milioni di euro persi per la mancata produzione. Colpite le campagne di tutta la penisola, da sud a nord. Le castagne pagano il conto piu’ salato, ma grossi contraccolpi si sono registrati anche per l’extravergine d’oliva, il miele e gli agrumi. Questa e’ la fotografia che emerge da un convegno nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori. Probabilmente l’effetto dei mutamenti climatici e il tourbillon di materia vegetale che entra nel nostro Paese, potrebbero essere all’origine di un preoccupante prolificare di fitopatie molto aggressive che stanno interessando da tempo, ma piu’ intensamente negli ultimi anni, le piu’ importanti produzioni agricole vegetali. Virus, funghi e insetti stanno attaccando pesantemente le nostre eccellenze della terra. Nel caso dell’olivo, quindi per l’olio, i problemi sono causati da una vecchia “cattiva conoscenza” degli olivicoltori: la famigerata mosca olearia che ha imperversato ovunque. Ma, in aggiunta a questa, ad esempio nell’area salentina, quest’anno si e’ dovuto fare i conti con la Xylella fastidiosa che non ha risparmiato circa il 50 per cento delle piante in produzione, con milioni di euro andati in fumo. Invece, per le castagne il cinipide e’ stato come “Attila” ed ha quasi azzerato le produzioni delle aree piu’ vocate, generando un danno di oltre 200 milioni.

Gli agrumi della Sicilia sono stati gravemente attaccati dalla Tristeza, che ha gia’ “indebolito” oltre il 30 per cento delle piante per un danno stimato in circa 80 milioni di euro, con all’orizzonte l’incubo del possibile arrivo del Black spot. Molte api hanno perso la loro battaglia contro il terribile coleottero Aetina tumida e la flessione dei volumi del miele prodotto e’ stata una diretta conseguenza. Neanche i filari di vite italiani sono passati indenni da questo stillicidio e diversi viticoltori hanno battagliato con la Peronospera. Se poi allarghiamo il campo, arriviamo alla batteriosi che si e’ accanita sull’actinidia (meglio conosciuta come kiwi) sterminando centinaia di migliaia di piante nel Lazio e nel Piemonte. Uno scenario allarmante.

Per questo motivo secondo la Cia “c’e’ bisogno di maggiore tempestivita’ e di misure piu’ importanti sul nostro territorio, perche’ parassiti e fitopatologie nuove, non trovando fattori naturali di contrasto, si sviluppano rapidamente con enormi danni economici agli agricoltori e pesanti ripercussioni su habitat e paesaggio agrario di vaste aree. Non solo. Le difficolta’ di movimentazione delle produzioni stanno creando gravi danni anche alle produzioni florovivaistiche (la malattia colpisce anche alcune essenze da vivaio)”. In questo contesto, la Cia ritiene che “sia giunto il momento per un’azione straordinaria sul fronte delle emergenze fitosanitarie, da affrontare in maniera organica a livello Ue e nazionale. Si tratta di agire su diversi piani, dal potenziamento della ricerca alla diffusione di tecniche di difesa adeguate, dal maggior controllo internazionale sugli scambi al miglioramento della capacita’ di intervento nelle fasi di emergenza, fino al potenziamento degli strumenti di risarcimento”.

La Cia chiede “azioni piu’ incisive tanto per la prevenzione quanto per i risarcimenti alle perdite di reddito subite dagli agricoltori. In tal senso, occorre mobilitare tutte le opportunita’ presenti nei Psr ancora in corso di spesa”. Per questo impegno straordinario, inoltre, l’associazione di categoria propone di “rafforzare e rendere piu’ tempestivi sia gli interventi in caso di crisi sia gli strumenti di gestione del rischio, come ad esempio quelli assicurativi e mutualistici prefigurati con la recente proposta di piano operativo nazionale”. Il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, concludendo il convegno, ha sottolineato come “le misure d’indennizzo previste per i danni prodotti siano fortemente inadeguate, cosi’ come gli strumenti di prevenzione. Le attuali soluzioni tecniche e agronomiche non sono in grado, al momento, di dare i risultati sperati. Ecco la ragione per cui la ricerca, in questo campo, andrebbe maggiormente incentivata visto che il problema va tutt’altro che sottovalutato”.

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