Aiuti a Ucraina e migranti: la legge che divide il Congresso Usa

Aiuti a Ucraina e migranti: la legge che divide il Congresso Usa
Il Campidoglio è la sede del Congresso e la sede del ramo legislativo del governo federale degli Stati Uniti
7 febbraio 2024

Il disegno di legge sugli “Stanziamenti supplementari di emergenza per la sicurezza nazionale”, negoziato da mesi al Senato statunitense tra senatori repubblicani e democratici è destinato con ogni probabilità alla bocciatura della Camera dei rappresentanti, nonostante il GOP abbia ottenuto una severa riforma del sistema migratorio. Il disegno, in calendario per il voto mercoledì, prevede uno stanziamento di 118,3 miliardi di dollari che include 60 miliardi di dollari per l’Ucraina, 14 miliardi di dollari per Israele, 10 miliardi di dollari in aiuti umanitari, quasi 5 miliardi di dollari per i partner dell’Indo-Pacifico, tra cui Taiwan, e 20 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti per la sicurezza delle frontiere.

Lo stanziamento è collegato a una nuova gestione dell’emergenza migranti al confine con il Messico. La nuova legislazione darebbe al Segretario per la Sicurezza Nazionale il potere di dichiarare lo stato di emergenza al confine tra Stati Uniti e Messico e di allontanare o negare l’ingresso a qualsiasi migrante entro 100 miglia da quel confine entro un periodo di 14 giorni dalla data del suo ingresso. Lo stato di emergenza andrebbe dichiarato se alla frontiera si incontra una media di 4.000 o più migranti ogni giorno per sette giorni consecutivi o se in un giorno si incontrano oltre 8.500 migranti. Eccezioni sono i minori e i migranti soccorsi per motivi umanitari. Durante l’emergenza la polizia di frontiera deve essere in grado di esaminare le pratiche di almeno 1.400 migranti.

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Ma perché il ritiro dell’attuale proposta era quasi scontato? Il regolamento Sur, fortemente osteggiato dai gruppi d’interesse agroindustriali e da buona parte degli agricoltori, ma favorito dalle aziende bio, aveva come obiettivo originario una diminuzione dell’utilizzo dei pesticidi nell’Ue del 50% entro il 2030, rispetto alla media del periodo 2015-2018; inoltre, includeva un divieto d’uso, almeno per le sostanze meno pericolose per la salute, nei luoghi pubblici (scuole, parchi giochi, spazi verdi urbani).

Ma durante il voto in plenaria del 22 novembre scorso, a Strasburgo, i gruppi del centro destra del Parlamento europeo (con l’appoggio di diversi liberali e socialisti della commissione parlamentare Agricoltura) hanno proposto e ottenuto l’approvazione di una serie di emendamenti che hanno svuotato e stravolto l’impianto del regolamento. A questo punto, i Verdi, le sinistre e i Liberali hanno deciso di votare contro (o in qualche caso di astenersi), e il testo emendato è stato bocciato dalla plenaria con 207 voti a favore, 299 contrari e 121 astenuti. A questo punto, sarebbe stato normale rinviare il testo in commissione parlamentare Ambiente per cercare un nuovo compromesso da riproporre alla plenaria; ma quando la relatrice, la verde austriaca Sarah Wiener, lo ha proposto, l’Aula, a sorpresa, ha respinto la richiesta, questa volta con la stessa maggioranza di centro destra che aveva approvato inizialmente gli emendamenti.

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Ufficialmente, dunque, il 22 novembre il Parlamento europeo ha respinto in prima lettura la proposta della Commissione, ma restava sempre la possibilità che in seguito il Consiglio Ue approvasse invece la propria posizione comune e la presentasse poi all’Assemblea di Strasburgo per la sua seconda lettura; che però sarebbe probabilmente finita allo stesso modo, con una bocciatura. Da notare, inoltre, che in seconda lettura il Parlamento europeo avrebbe potuto emendare solo a maggioranza assoluta il testo concordato dal Consiglio. L’annuncio di von der Leyen toglie ora dal tavolo la proposta, e la patata bollente che era diventata per la presidenza di turno belga del Consiglio Ue, che non dovrà più perdere tempo a cercare di trovare un compromesso probabilmente inutile tra gli Stati membri.

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