Economia

Alitalia, goveno vuole “rilancio” ma non sa come fare. Gli italiani hanno pagato 10 miliardi per farla volare

Il governo cerca strade alternative per risollevare le sorti di Alitalia. L’obiettivo di “rilanciare” e non solo “salvare” la compagnia e’ quello del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e, prima, del suo predecessore Luigi Di Maio. Il piano finora non e’ riuscito. I motivi sono noti, la doppia partita giocata da Atlantia con il dossier concessioni autostradali sempre intrecciato, in questi mesi, a quello del rilancio del vettore. Non per motivi ‘politici’ ma semplicemente finanziari: senza i ricavi delle concessioni autostradali diventa difficile impegnarsi “in un’operazione onerosa di complessa gestione ed elevato rischio” come quella Alitalia, ha scritto la holding dei Benetton. Un’altra causa per la quale la newco non e’ riuscita a decollare e’ stata la prudenza di Delta e Lufthansa a impegnarsi come partner industriali alla guida del consorzio. Richiesta, quella di un partner industriale forte, fatta sia da Atlantia che da Fs.

Al momento tra le ipotesi allo studio del Governo per risolvere la questione c’e’ quella di nominare un super-commissario. In attesa della lettera dei commissari che gli prospetti la situazione in modo ufficiale, secondo quanto si apprende, Patuanelli sta vagliando le varie opzioni sul tavolo dopo che, allo scadere del termine del 21 novembre, Fs ha chiesto ancora tempo. Il commissario, sostituirebbe gli attuali, Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari, e verrebbe affiancato da un esperto del settore con il compito di rendere la societa’ piu’ appetibile. Una nuova struttura commissariale potrebbe avere piu’ chance di avere il via libera dall’Ue per i 400 milioni di euro di prestito con meno rischi di incorrere nella procedura per aiuti di stato. Le risorse garantirebbero la continuita’ aziendale necessaria per permettere al super-commissario di sottoporre Alitalia alla cura dimagrante richiesta dai suoi pretendenti, Lufthansa in primis ma negli ultimi giorni anche Air France.

Nei giorni scorsi, la compagnia francese non ha smentito l’interesse a entrare nel capitale della newco. I commissari stanno cercando di capire fino a che punto i francesi, che sono partner di Delta in Blue Sky, vogliono impegnarsi nella newco. A quel punto pero’ sarebbe necessario un impegno maggiore del 37,5% di Fs nel costituendo consorzio ma anche della stessa Delta. Della questione ha parlato oggi il premier Giuseppe Conte. “Con Patuanelli stiamo lavorando intensamente perche’ Alitalia parli italiano. Se dovra’ interloquire con americani o tedeschi dipendera’ da chi offrira’ maggior sponda per rilanciare il piano industriale italiano. Su questo siamo abbastanza neutrali”, ha evidenziato aggiungendo tuttavia che in ogni caso il governo, se necessario, non esclude “una ristrutturazione”.

GLI ITALIANI HANNO PAGATO 10 MILIARDI

L’ultimo atto e’ quello dell’aprile 2017 quando con un referendum i lavoratori Alitalia hanno bocciato il pre-accordo per il salvataggio e la ricapitalizzazione da 2 miliardi della societa’ allora guidata da Etihad. Quel piano, respinto dal 67% dei lavoratori, prevedeva anche 1.000 esuberi. La maggioranza dei dipendenti si oppose e il governo commissario’ la compagnia. Il resto e’ storia recente. Il governo, allora guidato da Paolo Gentiloni, decise l’ennesima ricapitalizzazione da 900 milioni di euro – scadenza del prestito prorogata diverse volte e infine eliminata dal primo governo Conte – che fece salire la somma spesa dallo Stato negli ultimi 40 anni per la compagnia aerea a quasi 10 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti i 400 milioni stanziati dal dl fisco dopo il settimo rinvio per la presentazione delle offerte vincolanti da parte dei partecipanti alla newco ovvero Fs, Atlantia e Delta. Oltre a quest’ultimo calcolo, c’e’ un report del marzo 2015 di Mediobanca su quanto e’ costata Alitalia agli italiani nei quarant’anni precedenti la vendita a Etihad, avvenuta nel 2014. La banca ha stimato il totale, fino a quell’anno, in 7,4 miliardi. In particolare, secondo Mediobanca, tra il 1974 e il 2007 – quando Alitalia e’ stata commissariata – lo Stato ha speso 5,397 miliardi di euro (a valori del 2014) tra aumenti di capitale (4,949 miliardi), contributi (245 milioni), garanzie prestate (8 milioni) e altri contributi pubblici (195 milioni). Nello stesso periodo Alitalia, tra collocamenti e negoziazioni, imposte e dividendi ha generato introiti per lo Stato pari a 2,075 miliardi di euro. Il saldo finale e’ negativo per 3,322 miliardi.

Tra il 2008 – quando Berlusconi fece fallire la vendita di Alitalia a Air France-Klm in nome della salvaguardia dell'”italianita’” dell’azienda – e il 2014, poi, lo Stato italiano ha speso altri 4,1 miliardi di euro. Nel 2008 il governo da poco eletto ha infatti subito erogato un prestito di 300 milioni per impedire il fallimento immediato della societa’. Poi, tra operazioni sui titoli e interventi sui salari e sulla cassa integrazione, lo Stato ha speso 2,5 miliardi di euro. Per raggiungere il totale vanno aggiunti altri 1,2 miliardi di passivo patrimoniale e 75 milioni versati da Poste Italiane (allora societa’ interamente pubblica) a Cai. Sommando i due periodi (3,322 e 4,1 miliardi) si arriva al totale di oltre 7,4 miliardi di euro. Circolano anche altre stime, ancora piu’ alte. C’e’ il calcolo del professore Universita’ Bicocca di Milano e ricercatore presso l’Istituto Bruno Leoni, Andrea Giuricin, secondo il quale la stima del costo per lo Stato di Alitalia solo dal 2008 a oggi sarebbe pari a quasi 9,5 miliardi di euro. Eppure nel 2007 Air France era pronta ad acquisire la compagnia con un’operazione complessiva di circa 2,6 miliardi tra valutazione in Borsa, obbligazioni sul mercato, aumento di capitale, investimenti e debiti che al 31 gennaio 2008 ammontavano a circa 1,3 miliardi di euro. L’operazione era quasi fatta ma ci fu il cambio di governo e Berlusconi fece saltare l’accordo, messo in piedi dal suo predecessore Romano Prodi.

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