La comparsa di una febbre alta e persistente, nei giorni successivi al rientro da un soggiorno in Africa, ha spinto la famiglia di una bambina di dodici anni residente a Chioggia a rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale locale. La giovane è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, provata da una sintomatologia che non accennava a diminuire. I pediatri hanno raccolto il racconto dei genitori, ricostruito gli spostamenti recenti e avviato gli accertamenti necessari. La combinazione dei sintomi e la provenienza geografica ha orientato rapidamente verso un sospetto di malaria, confermato dagli esami eseguiti in urgenza.
La terapia specifica è stata avviata senza ritardi, secondo i protocolli previsti per i casi importati. La risposta iniziale è stata giudicata adeguata, ma il quadro clinico presentava elementi di possibile evoluzione critica, tali da richiedere un monitoraggio più stretto e competenze infettivologiche pediatriche avanzate.
In accordo con gli specialisti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, i medici di Chioggia hanno disposto la centralizzazione della paziente. Il trasferimento è avvenuto nella serata di sabato, con modalità protette e sotto costante supervisione sanitaria. La struttura padovana rappresenta il riferimento regionale per i casi pediatrici complessi, in particolare quando è necessario un controllo continuo e un approccio multidisciplinare.
La scelta è stata dettata dalla prudenza clinica: la malaria, pur essendo curabile, può presentare evoluzioni rapide, soprattutto nei soggetti più giovani. La tempestività del trasferimento risponde alla logica della rete sanitaria veneta, che concentra le competenze nei poli più attrezzati quando la situazione lo richiede.
Il caso riporta l’attenzione su una patologia che in Italia è stata debellata da decenni, ma che continua a rappresentare un rischio concreto per chi viaggia in aree dove il contagio è ancora diffuso. La laguna veneta, come ampie zone costiere del Lazio, fu per secoli terreno fertile per le zanzare responsabili della trasmissione. Le bonifiche del Novecento hanno cancellato la malattia dal territorio nazionale, ma non dalla memoria storica.
Oggi la malaria ricompare quasi esclusivamente come malattia d’importazione. I protocolli sanitari prevedono controlli rigorosi, diagnosi rapide e terapie mirate. La gestione del caso di Chioggia conferma l’efficacia di questa organizzazione: individuazione tempestiva, trattamento immediato, trasferimento nel centro più idoneo.
La vicenda solleva anche il tema della prevenzione. I viaggi in aree endemiche richiedono una preparazione accurata, che comprende la profilassi farmacologica, la protezione dalle punture di zanzara e la consapevolezza dei sintomi da monitorare al rientro. La febbre, soprattutto nei giorni successivi al ritorno, non va mai sottovalutata. Il ricorso tempestivo alle cure, come avvenuto in questo caso, resta decisivo per evitare complicazioni.