Anche in Italia si indaga sulla truffa della Volkswagen

Anche in Italia si indaga sulla truffa della Volkswagen
22 settembre 2015

Anche l’Italia accende un faro sulla truffa della Volkswagen ai controlli sulle emissioni dei motori diesel negli Usa. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di contattare, sia il KBA, Kraftfahrt-Bundesamt, soggetto terzo, il maggiore omologatore delle auto in questione, sia il costruttore. Il ministero chiede di conoscere se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa dove vigono però regole differenti per la omologazione, risulti essere praticato su omologazioni della stessa autorità tedesca per l’Europa e se i veicoli sono stati commercializzati in Italia. Nella lettera rivolta al KBA si esprime “preoccupazione in merito all’accaduto, in relazione alla protezione dell’ambiente ed alle possibili ripercussioni sul sistema di omologazione dei veicoli, vigente nell’Unione europea”. Si chiede quindi conto “se le anomalie riscontrate possano riguardare anche veicoli omologati e commercializzati nel territorio dell’Unione”.

In questo caso si chiede, come Ministero, di “acquisire i risultati dei controlli di conformità che il KBA vorrà effettuare, a tutela dell’ambiente e della qualità dei prodotti omologati per il mercato dell’Unione”. Rischia così di ampliarsi lo scandalo che ha travolto la casa automobilistica tedesca. La società ha rivelato che i veicoli potenzialmente coinvolti nel mondo sarebbero 11 milioni, e di aver deciso di accantonare 6,5 miliardi di euro sul terzo trimestre per fronteggiare le probabili spese supplementari che deriveranno dalla vicenda. Intanto in Borsa le azioni Volkswagen continuano a cadere: a tarda mattina sono arrivate a segnare un ulteriore meno 20 per cento, secondo Dow Jones, dopo il meno 19 per cento già segnato ieri. La società ha avvertito che le previsioni sugli utili dovranno essere riviste.

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