Antisemitismo, il Pd si spacca: i riformisti pronti a bocciare il ddl Schlein

Elly Schlein

Elly Schlein

Una frattura profonda, quasi insanabile, attraversa i corridoi del Senato alla vigilia dell’assemblea dei democratici. Il Partito Democratico si presenta all’appuntamento di questa mattina con un nuovo disegno di legge sull’antisemitismo a firma di Andrea Giorgis, ma l’ala riformista, che fa capo a Graziano Delrio, è sul piede di guerra. Il rischio concreto è quello di una spaccatura ufficiale su un tema di altissima sensibilità etica e politica.

Il cuore del contendere non è soltanto formale. La bozza Giorgis, ancora protetta dal massimo riserbo, si scontra frontalmente con il testo presentato a novembre dall’ex ministro Delrio. Quest’ultimo, sebbene sottoscritto da una parte rilevante del gruppo, era stato bruscamente “scomunicato” dal vertice del partito e dal capogruppo Francesco Boccia, che lo aveva liquidato come una “iniziativa personale”. L’aria che tira tra i riformisti è di forte scetticismo. Non è solo una questione di nomi, ma di sostanza politica e identitaria.

Il confronto serrato tra le diverse anime democratiche

Le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore hanno alimentato i malumori. Al centro della disputa c’è la definizione stessa di antisemitismo. Il testo di Delrio faceva riferimento alla formula adottata dal Parlamento Europeo e dal Governo Conte II, una codificazione internazionale considerata dai riformisti come l’unico argine sicuro contro l’odio. Per il Nazareno, invece, quel perimetro sarebbe troppo ampio, capace di “criminalizzare” le critiche legittime alla politica del governo Netanyahu e alle operazioni militari a Gaza. Da qui la scelta di virare sulla “Dichiarazione di Gerusalemme”, che distingue nettamente tra l’odio verso gli ebrei e il dissenso politico verso lo Stato di Israele.

I sostenitori della linea ufficiale ritengono necessario blindare il diritto alla critica politica, evitando sovrapposizioni pericolose. Di contro, l’ala riformista vede in questa scelta un tentativo di depotenziare la lotta al pregiudizio. “È un modo per annacquare il senso del provvedimento”, lamenta uno dei senatori più vicini a Delrio. La sensazione è che il partito stia cercando un equilibrismo difficile, nel tentativo di non irritare la base più a sinistra, da sempre critica verso le posizioni di Tel Aviv.

La distanza incolmabile sulle radici del provvedimento

Inoltre, il ddl Giorgis allarga il raggio d’azione: non più solo antisemitismo, ma una condanna generale di ogni forma di razzismo e intolleranza religiosa. Per i critici, questo “allargamento” finisce per rendere invisibile la specificità dell’odio antiebraico, proprio nel momento in cui i dati sull’antisemitismo in Italia e in Europa segnano picchi preoccupanti dopo il 7 ottobre. Delrio ha già fatto sapere che non intende ritirare la sua proposta originale. Domani mattina l’assemblea dei senatori si preannuncia come un processo a porte chiuse, dove la compattezza del gruppo Pd verrà messa a dura prova.

Il confronto tra Boccia e Delrio, già durissimo lo scorso 14 dicembre, rischia di replicarsi con toni ancora più accesi. Se i riformisti dovessero negare la firma al testo “ufficiale”, per Elly Schlein si aprirebbe un caso politico non indifferente: la dimostrazione plastica che sui temi dei diritti e della politica estera il Partito Democratico parla ancora troppe lingue diverse. Resta da capire se la mediazione notturna potrà portare a una sintesi o se la spaccatura diventerà definitiva, lasciando il Pd isolato in una battaglia che doveva essere unitaria.

L’incognita del voto finale e la tenuta democratica

L’esito di questa partita si giocherà sui dettagli tecnici della bozza Giorgis, ma il segnale politico è già chiaro: l’unità è un miraggio. La scelta di adottare la Dichiarazione di Gerusalemme segna un punto di rottura con le precedenti intese parlamentari europee, portando il Pd su una posizione più cauta e, per certi versi, più esposta alle critiche delle comunità ebraiche. Nelle prossime ore si capirà se prevarrà la disciplina di partito o la coerenza dei singoli firmatari.