Salute e Benessere

Autismo, probiotico può ridurre sintomi della malattia

Riequilibrare la flora intestinale nei soggetti con disturbo dello spettro autistico può limitare alcuni sintomi tipici della malattia e migliorare le interazioni sociali dei pazienti. È quanto è emerso da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients. Matteo Alessio Chiappedi, neuropsichiatra infantile del Mondino di Pavia, spiega che la ricerca ha sottoposto a una terapia probiotica 71 bambini tra i 7 e i 15 anni con diagnosi di autismo.

“A metà di questi è stato dato un trattamento di quattro settimane con Lactobacillus plantarum PS128, a metà un trattamento con sostanza inerte (placebo). Questi gruppi sono stati confrontati e quello che è emerso può riassumersi in tre fattori principali: primo, un miglioramento dei comportamenti problematici nel solo gruppo dei bambini trattati; due, un miglioramento di alcune competenze come attenzione, capacità di concentrazione, di regolazione motoria, relazioni sempre nel solo gruppo dei trattati; tre, un miglioramento più sensibile nei bambini un pochino più piccoli come età”.

Un risultato che apre nuovi scenari e dà la possibilità di affiancare alle cure tradizionali terapie probiotiche e nutrizionali. “La frontiera è sicuramente di poter utilizzare questa strategia come intervento aggiuntivo rispetto a quello che già facciamo a vantaggio di questi bambini. L’altro aspetto importante è che avendo potuto osservare su quali sintomi abbiamo il miglioramento possiamo ipotizzare anche in altri disturbi di utilizzare la stessa strategia con un plausibile, ragionevole beneficio”.

Intestino e cervello comunicano in maniera bidirezionale, grazie a un’autostrada interna che permette lo scambio continuo di informazioni. Lo spiega il professor Pasquale Striano, neurologo pediatra dell’Istituto Gaslini di Genova. “Nei bambini con il disturbo dello spettro autistico, e in generale con i disturbi del neurosviluppo, c’è una disbiosi intestinale. Il che significa che c’è una alterazione dell’equilibrio di diverse specie batteriche presenti nell’intestino. Noi pensiamo che attraverso la modulazione dell’asse intestino-cervello è possibile migliorare lo stato di salute di questi bambini e quindi dare loro l’opportunità di migliorare dal punto di vista comportamentale”.

Provando a ridurre ciò che alimenta la malattia. “Con la dieta e influenzando il tipo di microbiota che si sviluppa in età pediatrica possiamo finalmente cercare di avere un impatto sul meccanismo patogenetico della malattia che sostanzialmente è alimentata da una continua infiammazione intestinale che fa sentire i suoi effetti anche a livello del sistema nervoso centrale”.

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