Az-Iv a caccia di riformisti, vera sfida è percorso partito unico

27 febbraio 2023

Riformisti senza casa cercasi. Le primarie hanno incoronato Elly Schlein nuova segretaria del Pd e in zona centro-riformista-liberale-popolare si spera di cogliere i frutti che potrebbero cadere dall’albero, con la fuoriuscita di chi, tra i Dem del nuovo corso che guarda a sinistra, potrebbe trovarsi a disagio.

Ma è una fuoriuscita tutt’altro che scontata e non solo perché a prevalere nel Pd sarà il tentativo di preservare l’unità del partito. Maria Elena Boschi, fedelissima di Matteo Renzi, è stata tra i primi a salutare, ieri sera, la vittoria di Elly Schlein come l’avvio di una “stagione molto interessante per i riformisti” e oggi è tornata sul tema: “Come Italia Viva e Terzo Polo, possiamo rappresentare una casa accogliente per chi continua ad avere delle idee riformiste sulla giustizia, sul lavoro, la cultura, il sociale. Possiamo essere una casa accogliente” e “in molti guarderanno al Terzo polo”.

Calenda ha affidato il concetto a un post che è in cima al suo profilo: “Dopo l`elezione di Schlein il campo è ben definito: Pd/5S su posizioni populiste radicali; FdI guida la destra; il Terzo Polo che rappresenta riformisti, liberal democratici e popolari. Domani partirà un cantiere aperto e inclusivo per arrivare a un partito unico. Porte aperte”. Domani è infatti in agenda l’appuntamento del comitato politico della Federazione (14 componenti, 7 per ciascuna formazione) che tenterà di definire una “road map”. Ma è ancora alle fondamenta la “casa per i riformisti” cui ambiscono i due leader di Azione e di Italia Viva, Carlo Calenda e Matteo Renzi e il ‘nodo’ principale è ‘il come’ più che ‘il quando’ verrà trasformata in un partito unico, se accadrà.

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Dopo le elezioni politiche che hanno portato Giorgia Meloni a formare l’attuale governo, per Azione e Italia Viva è arrivata la costituzione dei gruppi unici alla Camera e al Senato, e, a dicembre, è nata la Federazione tra Azione e Italia Viva per realizzare il “partito unico” di “liberaldemocratici aperto a tutte le forze e le energie liberali, riformiste e popolari”. In una convivenza non sempre in discesa. Il deludente esito delle regionali, in cui la Federazione si è rivelata “confusionaria”, secondo un commento a caldo di Calenda, ha portato il leader di Azione ad accelerare, per sciogliere il prima possibile gli interrogativi sul futuro e avere il partito unico “in piedi prima dell’inizio della campagna per le Europee del 2024” con una “squadra compatta anche sui territori”.

“Ho bisogno di capire se il nostro è stato solo un cartello elettorale per andare in Parlamento o un progetto strutturale”, ha osservato. Renzi, incalzato, ha risposto che si può anticipare, purché facendolo “bene, coinvolgendo gli iscritti, i dirigenti dei partiti fondatori ma anche le espressioni della società civile e dell`associazionismo interessate a coltivare questo percorso”, e ha riunito i suoi (parlamentari europei e italiani, consiglieri regionali e dirigenti di Italia Viva) e tracciato i confini: “Tutti i passaggi dovranno essere condivisi tra i due partiti d`origine ma anche dal maggior numero di realtà politiche interessate al percorso ma oggi esterne alla Federazione”.

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