Basi Usa, Crosetto: “Né rotture né sudditanza. L’Italia sia compatta”
Dopo aver riferito in Parlamento sull’impiego delle strutture statunitensi, iministro dell’Interno ha respinto ogni ipotesi di discontinuità o escalation nelle attività di Aviano e Sigonella e ha ribadito il rispetto degli impegni atlantici condivisi da tutti gli esecutivi
Guido Crosetto
Il ministro della Difesa ha trasformato un’informativa tecnica sulle basi Usa in un affondo politico contro le modalità del contraddittorio parlamentare, denunciando una deriva “surreale” e chiedendo strumenti più efficaci per discutere della “gravità” internazionale. Dalla sua, la rivendicazione di una linea ininterrotta da 75 anni. Dall’altra, il Pd parla di debolezza dinanzi al rischio di una guerra illegale.
Crosetto non usa mezzi termini. “Trovo surreale che il Parlamento ti chiami a rispondere con una informativa ben precisa che dice ‘venga il ministro a riferire sull’utilizzo delle basi con particolare riferimento a quelle fatte negli anni precedenti’. Tu vieni, rispondi e ti dicono: ‘perché ha detto questo?’. Allora devono cambiare gli strumenti, se vogliono che io venga a parlare della situazione e della gravità. Sembra la storia ‘Ciccio toccami, mamma Ciccio mi tocca’.”
Parole pronunciate dopo l’audizione alla Camera. Il ministro confessa il suo dispiacere per “il livello che ho trovato”. E aggiunge secco: “non hanno neanche capito”. La richiesta è esplicita: un contraddittorio più alto, meno teatrino. Un tono assertivo, quasi da capo di stato maggiore più che da politico. Ma è proprio questo il punto: Crosetto rivendica il ruolo tecnico-politico della Difesa, non certo quello di una comparsa in una commedia degli equivoci.
Continuità di 75 anni e nessuna escalation recente
L’informativa, nel merito, segue una linea rigorosa. “L’applicazione degli accordi è sempre stata caratterizzata da una coerente continuità in 75 anni”, scandisce il ministro. Un perimetro netto, quello dei trattati Nato e degli accordi bilaterali con Washington. Nessun governo, assicura Crosetto, lo ha mai messo in discussione. Né sul piano politico né su quello operativo. Anzi: quella cornice resta “l’ossatura del sistema di sicurezza” italiano.
I numeri lo confermano. Le attività dalle basi di Aviano e Sigonella mostrano un andamento stabile. Niente impennate, niente derive. Il ministro respinge quindi le accuse di discontinuità o di una presunta escalation recente. E al tempo stesso esclude l’opposto: “né rotture isteriche né subordinazioni infantili”. Una formula che cerca di tenere insieme due fedi: l’alleanza con gli Stati Uniti e il pieno rispetto della sovranità nazionale. Un equilibrio sottile, che Crosetto rivendica come cifra costante di ogni esecutivo dal dopoguerra a oggi.
Lo scenario globale è “una follia”, ma l’Italia non è in guerra
Il quadro internazionale, ammette il ministro, è pesante. Lo definisce senza giri di parole: “una follia che sembra aver preso il mondo”. Tensioni crescenti, rischi sistemici. Eppure, Crosetto tiene a precisare un punto: l’Italia non è coinvolta in conflitti in corso. Un messaggio chiaro all’opinione pubblica e alle opposizioni. La presenza delle basi, insiste, non equivale a belligeranza.
Da qui l’appello all’unità politica interna. La difesa è tema strategico, troppo importante per essere divorato dalla polemica quotidiana. Crosetto rivendica anzi che Roma mantiene un margine decisionale reale nelle autorizzazioni operative. “Ci vuole coraggio per dire no agli Stati Uniti”, ammette. Ma quel coraggio, assicura, è esercitato dentro il perimetro di Costituzione, leggi e accordi internazionali. “Un Paese serio che rispetta gli impegni”, ma anche capace, quando serve, di far valere le proprie regole.
L’opposizione: parole timide, occasione mancata
Non tutti sono convinti. Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, liquida l’intervento come “un’altra occasione mancata”. La sua critica è frontale: “Nemmeno oggi, nonostante le parole gravissime di Trump, il ministro Crosetto è riuscito a condannare con chiarezza l’operato di questa guerra illegale che sta trascinando il mondo nel caos e che sta portando dei danni gravissimi alle imprese e ai cittadini del nostro Paese”.
Per Braga, il limite è politico prima ancora che formale. “Di fronte alla minaccia di cancellare una civiltà, una volta le parole sono state timide, di debole presa di distanza”. Il punto fondamentale, secondo l’esponente dem, resta insabbiato: “L’Italia deve dire che non concederà l’utilizzo delle basi militari sul nostro territorio per il coinvolgimento in una guerra illegale”. Una richiesta secca, che Crosetto non ha accolto. E che lascia aperto il contrasto tra una linea atlantica realista e un’opposizione che chiede un netto cambio di passo.
