Benefici a familiari vittime di mafia, condannato ministero Interno

28 novembre 2017

Il ministero dell’Interno condannato a rispettare la legge sulle vittime di mafia; stop alle deroghe sulla concessione di benefici motivate da un parere dell’Avvocatura generale dello Stato. Da alcuni anni le prefetture e il Comitato di Solidarieta’ istituito presso il ministero dell’Interno hanno rigettato in tutta Italia numerose istanze di accesso ai benefici da parte dei parenti delle vittime di mafia, facendosi scudo di un parere dell’Avvocatura generale dello Stato del 16 novembre 2011. In forza di tale parere, “nonostante l’esatta e stringente normativa sull’argomento – denuncia l’avvocato Giuseppe Nicosia il cui studio ha assistito diversi parenti di vittime di mafia – l’amministrazione statale si era arrogata il diritto di esercitare un potere discrezionale nel negare l’accesso ai benefici anche in casi e per motivi non espressamente previsti dalla legge, finendo con il frustrare le aspettative di quei parenti di vittime che, con la costituzione di parte civile e con la loro presenza nei processi, hanno dimostrato di rompere con qualunque passata eventuale frequentazione poco limpida della vittima ed hanno ritenuto di rivolgersi allo Stato piuttosto che a forme di vendetta privata o ad ambienti criminali”.

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Lo studio ha impugnato molte di queste decisioni ed il Tribunale di Catania, Prima sezione civile, ha emesso il provvedimento di totale accoglimento del ricorso. “Questo importante precedente giurisprudenziale – aggiunge – censura di fatto l’operato dello stesso Comitato di Solidarieta’ per le vittime dei reati di tipo mafioso e del ministero dell’Interno”. Infatti il magistrato ha argomentato che “i presupposti e i casi di esclusione sono tassativamente previsti dalla legge e non consentono alcuna interpretazione, ne’ da parte del Comitato competente ne’ da parte del giudice adito… non puo’ darsi spazio ad alcun potere discrezionale ne’ a valutazioni di ulteriori elementi non espressamente previsti”. Conseguentemente, il giudice ha dichiarato il diritto della vittima di accedere al fondo di rotazione per la solidarieta’ e condannato il ministero ad adempiere al rimborso delle spese legali.

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