Berlusconi presto candidato, il miracolo del proporzionale

Berlusconi presto candidato, il miracolo del proporzionale
L'ex premier, Silvio Berlusconi
3 maggio 2017

La parola magica che restituirà al Cavaliere un ruolo centrale e anche l’”agibilità politica” (che difficilmente arriverà a breve dalla Corte europea) è “proporzionale”. Proprio così. Perché il sistema elettorale attuale (precisamente due diversi, uno alla Camera e uno al Senato, che dovrebbero essere almeno armonizzati) permetterà a Silvio Berlusconi di evitare di dover trovare un candidato premier. Semplicemente, non ce ne sarà bisogno. Con il proporzionale e tre poli, ciascuno dei quali, più o meno, al 30 per cento dei voti, nessuna coalizione vincerà le elezioni e dunque saranno decisive le trattative successive che daranno al Cavaliere la possibilità di confrontarsi con i Democratici. L’alternativa sarebbe un’intesa tra il M5S e la Lega. Se ne parla ma difficilmente Casaleggio e Grillo rinunceranno a uno dei principi che ha portato i 5 Stelle al vertice del Paese: il no alle alleanze con i vecchi partiti. Ma gli effetti del proporzionale sui piani di Berlusconi vanno oltre.

Il sistema elettorale permetterà al Cavaliere non solo di non indicare un candidato premier e di restare centrale per le trattative post voto, ma anche per dribblare l’ipotesi di Lega e Fratelli d’Italia di formare un listone elettorale comune. Invece l’ex premier potrà decidere liberamente le candidature. L’idea del Cavaliere è di mettere nuovi volti nelle liste per la Camera, sfruttando anche la possibilità di stabilire capilista bloccati, e gli uscenti (più noti ma con meno appeal elettorale) al Senato dove, con le preferenze, c’è bisogno di un impegno finanziario maggiore. Non è tutto. Il “magico” proporzionale potrebbe consentire a Berlusconi anche di ricandidarsi dal 2019, quando avrà 83 anni. Quell’anno, infatti, terminerà il periodo di sua incandidabilità previsto dalla legge Severino. Con un pizzico di fantapolitica si potrebbe immaginare che la prossima legislatura (dal 2018) possa durare poco, vista la mancanza di vincitori alle elezioni e di lunghe intese di governo. E dunque il Cavaliere potrebbe essere di nuovo in campo, sfruttando una narrazione a quel punto quasi mitologica. Un (eterno) ritorno al 1994. Funzionerà?

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