Berlusconi-Lario ultimo appello, camera consiglio il 16 maggio

Berlusconi-Lario ultimo appello, camera consiglio il 16 maggio
Veronica Lario e Silvio Berlusconi
1 maggio 2019

Sara’ trattata il 16 maggio in camera di consiglio, senza cioe’ l’intervento dei legali, e vedra’ una valutazione preliminare del giudice relatore, la causa di divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario arrivata all’ultimo grado di giudizio. Lo ha deciso la Cassazione che, dopo l’udienza camerale, si pronuncera’ o sull’inammissibilita’ o sulla manifesta fondatezza o infondatezza del ricorso presentato dalla Lario dopo che in Appello a Milano le e’ stato revocato l’assegno divorzile da 1,4 milioni al mese. La decisione della Suprema Corte potrebbe arrivare nel giro di un paio di settimane o poco piu’ e, forse, potrebbe mettere la parola fine al loro matrimonio. Le nozze furono celebrate con rito civile a Milano nel dicembre 1990 dopo la nascita dei loro tre figli, Barbara, Eleonora e Luigi. L’ultimo round della causa tra i due, arriva dopo che Veronica, a novembre di due anni fa, si e’ vista azzerare dalla Corte d’Appello milanese, con decorrenza marzo 2014, l’assegno da 1 milione e 400 mila euro al mese deciso in sede di divorzio dal Tribunale di Monza in quanto dal punto di vista economico e’ stata ritenuta autosufficiente.

Un provvedimento questo per il quale la Lario, qualora venisse confermato, dovrebbe restituire all’ex marito circa 45 milioni ma che lei, attraverso il suo legale, ha impugnato ritenendo di aver diritto al maxi assegno per via, non solo della durata della loro vita coniugale, ma soprattutto per il suo contributo alla “conduzione familiare” con la “rinuncia” alla carriera d’attrice per dedicarsi “all’educazione dei tre figli” consentendo all’ex Presidente del Consiglio di “costruirsi un’immagine di capo di una famiglia felice, largamente sfruttata nella propria vita politica”. Un ricorso che per Berlusconi, pare di capire, e’ invece inammissibile. E questo perche’ in sostanza ritiene, in linea con giudici di secondo grado che hanno applicato alche la cosiddetta sentenza Grilli, che la sua ex moglie con lo scioglimento del matrimonio non abbia piu’ diritto all’assegno di mantenimento in ragione del fatto che puo’ contare su “un cospicuo patrimonio – si legge nella sentenza di secondo grado -, oltretutto costituitole integralmente” da lui stesso proprio con il fine di garantirle “anche per il futuro le aspettative maturate”, e cioe’ quel tenore di vita elevato del quale ha sempre goduto prima della rottura.

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