Biden aumenta dazi su auto cinesi. Pechino: politica errata

Biden aumenta dazi su auto cinesi. Pechino: politica errata
15 maggio 2024

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha recentemente annunciato una serie di significativi aumenti tariffari su diverse importazioni di prodotti cinesi, tra cui veicoli elettrici, chip per computer e prodotti medici. Queste misure, che includono anche il mantenimento delle tariffe introdotte dal predecessore Donald Trump, sono state motivate dalla Casa Bianca con la necessità di contrastare quelli che vengono considerati “rischi inaccettabili” per la “sicurezza economica” degli Stati Uniti, derivanti dalle pratiche commerciali cinesi ritenute sleali.

La decisione di Biden è stata annunciata in un contesto di crescente preoccupazione per l’enorme volume di beni a basso costo provenienti dalla Cina che inondano i mercati globali, danneggiando l’economia statunitense. Secondo i dati del US Census Bureau, nel 2023 gli Stati Uniti hanno importato beni dalla Cina per un valore di 427 miliardi di dollari, esportando verso il gigante asiatico beni per soli 148 miliardi di dollari. Questo persistente squilibrio commerciale è diventato un tema sempre più sensibile a Washington.

“La Cina sta utilizzando le stesse strategie di prima per alimentare la propria crescita a spese degli altri”, ha dichiarato Lael Brainard, consigliere economico nazionale della Casa Bianca. “Continua a investire, nonostante l’eccesso di capacità cinese e inondando i mercati globali con esportazioni sottovalutate a causa di pratiche sleali”.

Gli aumenti tariffari

Il piano tariffario aggiornato di Biden prevede aumenti significativi sui dazi ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974. Tra le misure più rilevanti, spiccano:

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– Veicoli elettrici: l’aumento dal 25% al 100%.
– Batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici e altre parti della batteria: dal 7,5% al 25%.
– Celle fotovoltaiche: dal 25% al 50%.
– Minerali critici: da zero al 25%.

Ulteriori aumenti sono previsti per il 2025 e il 2026, riguardanti semiconduttori, batterie agli ioni di litio non utilizzate nei veicoli elettrici, grafite, magneti permanenti e guanti medici e chirurgici in gomma.

La reazione della Cina

La reazione di Pechino non si è fatta attendere. Il ministero del Commercio cinese ha condannato fermamente gli aumenti tariffari, in particolare quelli riguardanti i beni della mobilità elettrica, e ha promesso di adottare misure risolute per difendere i propri diritti e interessi. “L’aumento delle tariffe della Sezione 301 da parte degli Stati Uniti viola l’impegno del presidente Biden di ‘non cercare di sopprimere e contenere lo sviluppo della Cina’ e di ‘non cercare di disaccoppiare e interrompere i legami con la Cina’”, si legge in una dichiarazione del ministero. La Cina ha esortato gli Stati Uniti a correggere immediatamente quella che definisce una politica errata, chiedendo la rimozione delle tariffe aggiuntive imposte.

L’annuncio di Biden rappresenta una chiara indicazione della determinazione dell’amministrazione a proteggere l’economia nazionale dalle pressioni esterne, anche a costo di aumentare le tensioni commerciali con una delle principali economie mondiali. Questo aggiornamento tariffario potrebbe avere significative ripercussioni non solo sui rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Cina, ma anche sull’economia globale, soprattutto nei settori tecnologici e dell’energia rinnovabile. La comunità internazionale osserverà attentamente gli sviluppi di questa nuova fase delle relazioni commerciali tra le due superpotenze, in attesa di capire se queste misure porteranno a una risoluzione delle controversie o se alimenteranno ulteriormente le tensioni economiche globali.

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