Economia

I big dell’auto si stanno sganciando dal diesel. Negli Usa è morto, in Francia stop dal 2030. L’Italia in controtendenza

Dal Dieselgate a oggi, nell’arco di circa un anno e mezzo, il diesel sembra aver imboccato una strada di non ritorno. L’ultima caso di abbandono e’ targato Fca, anche se deve essere ancora ufficializzato. Nel frattempo sono numerose le compagnie che hanno gia’ annunciato e messo in cantiere un ‘piano B’ piu’ ecologico e non piu’ diesel-dipendente. Ecco, in sintesi, come si stanno muovendo i grandi produttori mondiali di auto.

NEGLI USA E’ MORTO Lo scorso anno Toyota aveva anticipato al Financial Times l’intenzione di non produrre piu’ nuovi modelli diesel delle proprie vetture. La settimana scorsa fu il turno di Porsche, controllata di Volkswagen, a comunicare il probabile addio al diesel. E a gennaio un altro marchio tedesco, Mercedes, aveva annunciato che non avrebbe piu’ venduto diesel negli Stati Uniti, salvo il furgoncino Sprinter. “Negli Usa il diesel e’ di fatto morto” fu il titolo tranchant scelto dal portale specializzato Motor 1. E la stessa Daimler, la casa madre di Mercedes, sarebbe coinvolta in una serie di illeciti analoghi a quelli commessi da Volkswagen, a partire dai software fraudolenti.

LA STRETTA DEI GOVERNI EUROPEI Il caso che ha coinvolto Volkswagen ha ovviamente avuto un impatto diretto sulle decisioni dei consumatori ma il brusco declino del diesel non e’ legato solo a un mutamento delle preferenze e al conseguente calo della domanda. Non e’, insomma, solo questione di immagine e di una maggiore consapevolezza ambientale degli acquirenti. Il ‘dieselgate’ ha spinto molti governi a tagliare gli incentivi per l’utilizzo di un carburante che aveva ormai perso il ruolo di alternativa piu’ ecologica alla benzina, tanto che alcuni Paesi (Francia, Gran Bretagna, Norvegia, India) hanno annunciato piani per vietare del tutto in futuro i motori diesel, e presto la stessa Germania potrebbe seguire la scia. Non solo, come riporta L’Automobile, le amministrazioni di grandi capitali come Londra stanno domandando ai costruttori di contribuire economicamente ai loro piani per migliorare della qualita’ dell’aria, a mo’ di risarcimento per aver riempito le strade di auto molto piu’ inquinanti di quanto dichiarato. A Parigi, invece, dal 2030 le vetture diesel non potranno circolare piu’, mentre Milano ha gia’ detto addio ai bus diesel. Se il clima politico non appare favorevole, gia’ nell’immediato la stretta sugli incentivi e l’irrigidimento degli standard ambientali hanno reso economicamente sempre piu’ costosa la produzione di veicoli diesel, ne’ ha senso continuare a investire per rinnovare una tecnologia che potrebbe essere bandita. Ai costruttori non resta quindi, per il futuro, che puntare sempre di piu’ sui motori ibridi o elettrici.

LE PROSPETTIVE DI MERCATO Se in Usa il diesel ha una quota frazionale del mercato dell’auto (meno dell’1%) e sopravvive solo nel settore dei furgoncini, in Europa nel 2016 piu’ della meta’ delle immatricolazioni riguardavano auto diesel. Secondo uno studio di Boston Consulting Group, i piani sempre piu’ severi contro l’inquinamento, i prezzi delle batterie delle auto elettriche per chilowattora si attesteranno tra i 70 e i 90 euro nel 2020 e tra i 60 e gli 80 euro nel 2030. “L’investimento su un veicolo ‘green’ portera’ alla diminuzione sulle strade dei mezzi a combustione interna: i numeri parlano, per esempio, del diesel che passera’ dal 48% al 36% nel 2020, a causa dei costi sempre piu’ alti dovuti agli investimenti necessari a non sforare i limiti di emissioni”, sottolinea ancora L’Automobile, “il mercato principale per i veicoli elettrici rimarra’ ancora la Cina, specie se si confermera’ l’attuale contingenza con prezzi bassi per l’elettricita’ ed elevati per il gas. In Europa, invece, la scelta di motori tradizionali proseguira’ fino al 2025, soprattutto per l’elevato costo dell’elettricita’. A partire dal 2030 sul vecchio continente il 17% delle auto sara’ totalmente elettrico e il 33% ibrido. Simile la situazione negli Usa”.

L’ECCEZIONE ITALIANA In questo contesto, l’Italia appare in controtendenza. Nella penisola il diesel conta ancora per il 56% del mercato dell’auto. “Cio’ perche’ il governo italiano non ha ancora assunto una posizione chiara contro il diesel e perche’ l’Italia e’ il terzo Paese europeo dove la benzina costa di piu'”, ha spiegato al Financial Times un analista di Jato Dynamics, Felipe Munoz. Esposta come e’ al mercato italiano, che conta per oltre meta’ del suo fatturato europeo, Fca e’ quindi l’unico grande costruttore europeo che lo scorso anno ha visto aumentare le auto diesel vendute, dal 40,4% del 2016 al 40,6%. Cio’ rende ancora piu’ interessanti i rumor che vogliono Fca tra le aziende che tirano la volata per l’addio al diesel. Ma la conferma si avra’ solo il 1 giugno, quando il gruppo guidato da Marchionne presentera’ il nuovo piano quadriennale.

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