Bill Burr il guru delle password complicate fa marcia indietro: non servono più

21 agosto 2017
 Account mail violati e profili social hackerati, per difendere l’identità digitale le password complicate non servono. A dirlo è Bill Burr, autore del manuale ufficiale diffuso dal governo americano, che ha smentito quanto sostenuto precedentemente ovvero che cambiare frequentemente le password mescolando le parole e aggiungendo lettere maiuscole, numeri e simboli sia un metodo efficace per proteggere i propri dati. “Il mio manuale del 2003 è sbagliato” ha dovuto ammettere Burr in un’intervista al Wall Street Journal in cui ha anche provato a dare spiegazioni del perché, e nuovi consigli. Gli utenti, ormai subissati da decine di diverse di password da memorizzare, tendono a cambiarle facendo soltanto piccole modifiche e utilizzando lo stesso codice segreto su diversi sistemi o per diversi account, rendendole di fatto più deboli. Che fare dunque: meglio usare un portachiavi digitale ossia programmi specifici che memorizzano in totale sicurezza centinaia di account e relativo login, oppure usare lunghe frasi che l’utente può facilmente ricordare. La sfida tra memoria e hacker in nome della sicurezza è ancora aperta.
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