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Bruxelles blocca l’accordo con Washington: “Niente dazi zero senza affidabilità”

Il Parlamento europeo ha fermato l’accordo commerciale con gli Stati Uniti. Martedì, a Strasburgo, i tre gruppi maggiori — Popolari, Socialisti e Liberali — hanno deciso all’unanimità di sospendere la ratifica dell’intesa siglata lo scorso agosto tra Ursula von der Leyen e Joe Biden. Motivo: le nuove minacce tariffarie di Donald Trump, tornato a dominare la scena politica americana. “Gli Stati Uniti non avranno accesso a dazio zero al mercato unico finché non dimostreranno affidabilità”, ha dichiarato senza mezzi termini Manfred Weber, leader del Ppe.

La decisione è una svolta storica. Per la prima volta, l’Europa usa il proprio mercato come arma diplomatica contro un alleato tradizionale. L’accordo, negoziato per mesi in Scozia, avrebbe aperto all’industria americana le porte dell’Unione senza barriere tariffarie. Ora, tutto è congelato. Senza la ratifica del Parlamento, l’intesa non entra in vigore. E senza quell’intesa, Washington perde uno dei suoi principali vantaggi economici in Europa.

Weber ha definito la mossa “la risposta più forte che abbiamo”. Non è una rottura, ma un ultimatum: o gli Usa tornano a un approccio prevedibile, o restano fuori dal mercato europeo a condizioni privilegiate.

L’Europa unita contro il ritorno di trump

L’unità mostrata a Strasburgo è rara in tempi di crescenti divisioni interne. Popolari, Socialisti e Liberali — insieme rappresentano oltre il 70% dell’emiciclo — hanno concordato di sospendere la ratifica in modo coordinato. Una mossa che riflette non solo frustrazione, ma anche una nuova consapevolezza strategica: l’Europa non può più subire le oscillazioni della politica estera americana, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali statunitensi.

Weber ha ricordato che molti in Europa avevano criticato l’accordo scozzese come troppo generoso verso Washington. “Io l’ho difeso perché era regolato da regole, non da tweet”, ha detto, alludendo allo stile comunicativo di Trump. Ora, però, “teniamo tutto in sospeso finché non ci sarà chiarezza”. La palla passa dunque alla Commissione e ai leader nazionali: von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier Giorgia Meloni sono impegnati in colloqui diretti con Trump per cercare di riportare la situazione sotto controllo.

Parallelamente, cresce la tensione sul fronte artico. Le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia — definita “troppo importante per lasciarla alla Danimarca” — sono state interpretate a Bruxelles come un test di forza. Weber ha ribadito con fermezza: “Chi gioca con la Groenlandia, gioca con la Nato. E con la sicurezza europea”. L’Artico, crocevia strategico per rotte commerciali e risorse energetiche, è diventato un nuovo campo di confronto tra Occidente, Russia e Cina. E l’Ue non intende cederne il controllo.

Mentre bruxelles frena, Kiev si sente tradita

Proprio questa focalizzazione sull’Artico e sul commercio con gli Usa ha messo in ombra la guerra in Ucraina. A Davos, Volodymyr Zelensky ha denunciato un “silenzio imbarazzante” da parte degli alleati. “Quando smettete di parlare di noi, cominciate a tradirci”, ha detto, osservando con preoccupazione come le priorità occidentali si spostino verso nuovi teatri geopolitici.

Eppure, Weber ha tenuto a precisare che “non ci sono dubbi sui legami transatlantici”. Il problema, ha insistito, non è l’alleanza in sé, ma “il modo di fare politica di Trump”. Per questo, l’Europa sceglie la via del dialogo, non dello scontro. “Non vogliamo attivare il ‘bazooka’ anti-coercizione questa settimana”, ha detto, riferendosi allo strumento di ritorsione economica già approvato dall’Ue. “Vogliamo agire alla maniera europea: con calma, unità e regole”.

Ma il tempo stringe. Se Washington non offrirà garanzie concrete entro pochi giorni, la sospensione potrebbe diventare revoca. E con essa, il rischio di una nuova guerra commerciale transatlantica — proprio mentre l’Europa cerca di rafforzare la propria autonomia strategica.

Pubblicato da
Giuseppe Novelli