Caos a Tunisi, presidente Kais Saied accusato di colpo di Stato

27 luglio 2021

Mentre la comunità internazionale invoca la calma, i maggiori partiti politici della Tunisia accusano di aver messo in atto un colpo di Stato il presidente Kais Saied, che ha silurato il premier Hichem Mechichi e il ministro della Difesa oltre a sospendere le attività parlamentari fino a fine agosto. Una decisione giunta dopo la manifestazione di massa di domenica contro la gestione della pandemia da parte del governo e la situazione economica e sociale del paese. I dimostranti in tutto il paese protestavano contro il premier e il suo partito islamico moderato, Ennahda, che ha la maggioranza in Parlamento. Lunedì, lanci di pietre e scontri sono continuati davanti al Parlamento di Tunisi.

Saied, eletto come indipendente nel 2019, è da tempo opposto all premier destituito Mechichi. Il presidente sostiene di aver agito nei limiti della Costituzione assicurando che si tratta di misure temporanee “fino al ritorno della pace sociale e finché non salveremo lo Stato”, come ha detto in un discorso televisivo. Saied ha annunciato che userà la forza dell’esercito per reprimere ulteriori violenze. Nella notte il presidente del Parlamento Rached Ghannouchi, leader di Ennahda, ha cercato di entrare nel parlamento ed è stato respinto dai sostenitori di Saied. La tv satellitare Al Jazeera (considerata vicina a Ennahdi) ha annunciato che le forze di sicurezza tunisine hanno perquisito la sua sede a Tunisi, staccando le attrezzature e intimando al personale di andarsene.

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Sono “nulle” le decisioni annunciate dal presidente tunisino Kais Saied che ha congelato per 30 giorni i lavori parlamentari e “licenziato”, di fatto, il primo ministro Hichem Mechichi, assumendo in prima persona l’interim del potere esecutivo, al termine di una giornata di manifestazioni contro il principale partito al potere, Ennahdha; lo ha dichiarato l’ufficio del Parlamento tunisino in una nota riportata dall’agenzia di stampa Tap. “Quanto annunciato va contro la Costituzione e l’articolo 80, che è stato frainteso”, si legge nella dichiarazione diffusa al termine di una riunione, sotto la guida del presidente Rached Ghannouchi. Il presidente Saied, proclamando il “congelamento” dei lavori parlamentari, aveva citato proprio l’articolo 80 della Costituzione tunisina, affermando che “non consente lo scioglimento del Parlamento ma consente il congelamento delle sue attività, in caso di pericolo imminente”.

Nella dichiarazione si aggiunge quindi che il Parlamento resta in seduta permanente alla luce della situazione, invitando le forze di sicurezza e l’esercito a stare al fianco del popolo tunisino, a proteggere la Costituzione e a sostenere lo stato di diritto, preservando il prestigio dello Stato e delle sue istituzioni. Insomma, riportare la pace sociale manu militari. La rivoluzione tunisina del 2011 che mise fine alla dittatura di Zine El Abidine Ben Ali spesso viene descritta come l’unico risultato concreto della Primavera Araba che percorse tutto il Nord Africa; tuttavia non ha portato alla stabilità economica e politica. Secondo un sondaggio pubblicato lo scorso gennaio, il 59% dei tunisini ritiene che si vivesse meglio sotto la dittatura. Il paese vive un aumento dei casi di Covid 19 con oltre 71mila casi registrati fra il 12 e il 25 luglio; la campagna di vaccinazione segna il passo, e la settimana scorsa era già stato rimosso il ministro della Salute.

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