Carla Bruni con mascherina compare in aula al processo a Sarkozy

10 dicembre 2020

In sala molti vestiti di nero, giornalisti e parenti, e soprattutto la moglie: Carla Bruni, mascherina color prugna – dopo l’infelice battuta sul coronavirus – e stivali di pelle, venuta per la prima volta al processo. Per l’avvocato di Nicolas Sarkozy, ex presidente francese processato a Parigi per corruzione e spaccio d’influenza, la giustizia è “fallibile”. “Ho l’onore di difendere un imputato la cui particolarità era quella di essere anche Presidente della Repubblica”. Jacqueline Laffont, in piedi, inizia la sua arringa nel primo pomeriggio.

Di fronte a lei, i due rappresentanti della Procura Nazionale delle Finanze che hanno chiesto, il giorno prima, quattro anni di carcere, due dei quali con la condizionale, contro Sarkozy: cosa senza precedenti sotto la Quinta Repubblica. Laffont vuole dimostrare che non c’è stato accesso a informazioni riservate, che l’ex alto magistrato Gilbert Azibert non è stato influenzato e che le intercettazioni telefoniche “tra un avvocato e il suo cliente” sono poche nonchè “illecite e scandalose”, perché violano il segreto professionale. Ma il verdetto arriverà più tardi. E potrebbe non essere l’unico: altre indagini in corso toccano l’ex capo di stato.

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