Giorgia Meloni ha chiesto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio, per consentire all’Italia di affrontare l’aumento dell’inflazione e dei costi energetici senza comprimere ulteriormente il sostegno a famiglie e imprese. La richiesta arriva mentre il governo prepara il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica e la legge di bilancio.
Nella lettera, Meloni riconosce anzitutto i vincoli europei. “Siamo consapevoli dei rischi connessi alla modifica di regole di bilancio introdotte di recente”, scrive la presidente del Consiglio, ribadendo l’obiettivo della sostenibilità del debito e gli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi.
La premier non mette quindi in discussione il percorso correttivo della spesa netta. Chiede però che, nella valutazione dei prossimi Documenti programmatici di bilancio, la Commissione tenga conto dell’incremento dell’inflazione.
Il nodo della spesa netta
Il punto sollevato da Palazzo Chigi riguarda il margine effettivamente disponibile per intervenire sull’aumento dei costi. Secondo Meloni, i percorsi di spesa netta concordati a livello europeo lasciano spazi limitati per sostenere famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive, proprio mentre l’economia è esposta a rischi di rallentamento.
La questione assume un rilievo diretto nella costruzione della prossima manovra. Meloni aveva già annunciato la volontà di portare il tema all’Ecofin e al Consiglio europeo, sostenendo che l’aumento dell’inflazione legato al caro energia debba essere considerato nel calcolo dei parametri europei e del deficit consentito. La Commissione ha confermato di aver ricevuto una lettera congiunta di Italia e Repubblica Ceca.
La richiesta italiana riguarda anche un problema tecnico. L’aumento dell’inflazione può produrre nel breve periodo maggiori entrate attraverso le imposte indirette, ma queste risorse non possono essere automaticamente utilizzate per finanziare nuove misure di sostegno se lo Stato non dispone di spazio all’interno del percorso di spesa concordato.
È questo il vincolo che Meloni chiede di affrontare. “L’incremento a breve termine delle entrate da imposte indirette derivante dall’inflazione più elevata non può essere utilizzato per finanziare misure di sostegno fiscale compensative”, scrive la premier, richiamando la classificazione di questi interventi come variazioni discrezionali delle entrate.
Il sostegno temporaneo all’energia
La proposta del governo non punta, nella lettera, a un allentamento generalizzato delle regole. Meloni chiede di individuare modalità che permettano di utilizzare almeno una parte delle maggiori entrate per mitigare temporaneamente e in modo mirato l’aumento dei costi energetici.
La distinzione è centrale. Da una parte resta l’obiettivo della sostenibilità dei conti pubblici e il rispetto del percorso concordato con Bruxelles; dall’altra il governo sostiene che l’emergenza dei prezzi richieda strumenti fiscali capaci di proteggere il potere d’acquisto e la capacità produttiva.
Meloni aveva già spiegato che la questione avrebbe dovuto essere affrontata nella riunione dell’Ecofin della prossima settimana e successivamente al Consiglio europeo previsto tra due settimane. “Ritengo che si tratti di una questione urgente, non più rinviabile”, scrive nella lettera, indicando nei ministri delle Finanze il primo livello istituzionale per discuterla.
Il contesto è quello di un’inflazione italiana salita al 4,2% a settembre, ai massimi dal settembre 2023, con l’energia tra i principali fattori di pressione sui prezzi. Il dato ha riportato il tema del potere d’acquisto al centro della preparazione della manovra.
Bruxelles mantiene i vincoli
La richiesta italiana si confronta però con una prima risposta prudente della Commissione. Secondo quanto riferito il primo ottobre, Bruxelles ha ricordato che agli Stati membri sono già stati concessi margini di flessibilità nell’attuale quadro fiscale europeo. La Commissione ha inoltre richiamato i limiti della clausola nazionale di salvaguardia applicabile, tra gli altri ambiti, agli interventi legati all’energia.
Il confronto è quindi ancora aperto. La questione non riguarda soltanto l’ammontare delle risorse che l’Italia potrebbe destinare alle misure contro il caro energia, ma il modo in cui tali interventi verrebbero contabilizzati rispetto agli impegni europei.
La richiesta italiana dovrà essere valutata insieme alla necessità di mantenere il percorso di riduzione del disavanzo. Secondo le informazioni disponibili, per uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027 l’Italia dovrà mantenere il deficit 2026 sotto il 3% del Pil.
Il passaggio decisivo sarà dunque quello europeo. Meloni chiede che l’aumento dei prezzi venga riconosciuto nella valutazione della spesa netta; Bruxelles dovrà stabilire se e attraverso quali strumenti sia possibile concedere ulteriori margini senza modificare l’impianto delle regole fiscali appena entrate in vigore.

