“Cassano era fuori di testa”. Critiche anche a Balotelli

Parla il manager del resort di Mangaratiba che ospitava l’Italia. Critiche anche a Balotelli: troppo isolato. Così spiega il disastro

Che il gruppo di Prandelli fosse spaccato, l’Italia intera lo aveva capito già pochi minuti dopo il fischio finale della sfida contro l’Uruguay. Ma a distanza di otto giorni – qualora ci fosse in giro ancora qualche scettico – arrivano ulteriori conferme. Le telecamere di Sportmediaset hanno intercettato Nino Guaragna, il manager del Portobello Resort di Mangaratiba che ha ospitato il ritiro della Nazionale italiana. Le prime indiscrezioni erano già trapelate qualche giorno fa. Con bicchieri rotti, litigi, e una spaccatura ben evidente. Ma ora si entra nei dettagli.

L’indice accusatorio va ancora una volta su Antonio Cassano e Mario Balotelli, la strana coppia che continua a far parlare più per le bravate extracalcio che per le prestazioni fornite in campo. “Cassano è uno fuori di testa – afferma il manager del Portobello Resort – un giorno ha anche litigato con una ragazza che lavorava come addetta alle pulizie delle stanze, ha alzato la voce, le ha urlato in faccia. È uno scatenato”. Cassano, ma non solo. Anche Balotelli avrebbe vissuto il suo momento di gloria all’interno del Portobello Resort la sera in cui era ospite degli azzurri l’ambasciatore italiano in Brasile. L’attaccante – allontanatosi per fumare una sigaretta – avrebbe discusso con una persona all’interno dello stesso Resort. “Balotelli era isolato rispetto a tutti gli altri – afferma ancora il manager di Mangaratiba – era un corpo estraneo rispetto al gruppo. Non solo lui, ma anche Cassano”.

Un ritiro mondiale che somigliava più a un villaggio vacanze, coi giocatori pronti a scattare per sdraiarsi sui lettini e prendere posto in riva al mare, consumando bibite in quantità industriale. Totale relax, col Resort aperto a famiglie, sponsor e conoscenti. Un raduno fin troppo aperto, dove è mancata la concentrazione, dove i problemi familiari talvolta facevano invasione di campo rispetto alle semplici regole di una formazione di calcio. In un clima del genere è stato difficile, praticamente impossibile, trovare quella “sana” tensione per affrontare le partite decisive. “La sensazione di tutti è che mancasse lo spirito che deve accompagnare la preparazione di una Coppa del mondo – afferma ancora il signor Guaragna – forse sarebbe stato un po’ diverso senza vivere a stretto contatto con le famiglie. Se avessero preso un albergo al centro di Rio de Janeiro, le cose sarebbero potute andare in maniera differente. Non era necessario che fossero qui”.

L’unica nota lieta riguarda i senatori, elogiati anche dal personale di Mangaratiba. “Si sono sempre comportati bene con noi, hanno avuto un approccio simpatico, erano sereni, soprattutto Buffon che sembrava uno dei pochi ad affrontare un impegno come quello del Mondiale. Peccato, qui avevano tutta la tranquillità del mondo, ma per vincere una Coppa del mondo serve l’unità. E l’Italia era una squadra divisa”. (Il Tempo)

 

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