Cgil, Landini rieletto segretario: sul fisco pronti a sciopero

Cgil, Landini rieletto segretario: sul fisco pronti a sciopero
Maurizio Landini
18 marzo 2023

Maurizio Landini è stato rieletto segretario generale della Cgil. L’assemblea lo ha riconfermato alla guida della confederazione per i prossimi quattro anni con il 94,2% dei voti (243 favorevoli su 263). Cala dunque il sipario sul XIX congresso dal titolo “Il lavoro crea il futuro), caratterizzato dall’intervento del premier Giorgia Meloni, il primo di un presidente del consiglio espresso dal centrodestra a un’assise della Cgil. Nelle conclusioni Landini, per ringraziando il capo del Governo per la sua presenza, considerata un “atto di rispetto” verso il sindacato, ha però ricordato che ci sono “distanze profonde”. A partire dalla delega fiscale su cui la Cgil è pronta a scioperare e a farlo nel segno di una ritrovata unità con Cisl e Uil.

“Non siamo più disponibili ad accettare l`idea di un sistema fiscale che continua a gravare su lavoratori dipendenti e pensionati – ha detto il numero uno della Cgil – siamo in presenza di una diversità molto profonda, consistente, con il Governo. Bisogna avviare una mobilitazione, senza escludere nessuno strumento compreso lo sciopero. Vogliamo farlo insieme con Cisl e Uil e lo discuteremo la prossima settimana. Fisseremo un incontro”.

I tre segretari generali si vedranno il 22 o il 23 marzo, ha poi riferito Landini. “Se non facciamo nulla abbiamo già perso – ha affermato – è questa la battaglia che dobbiamo fare. Lo diciamo in modo molto chiaro al Governo, alle forze politiche e alle controparti: non ci fermeremo, non accetteremo che il lavoro sia quello che continua a pagare per tutti. Questo Paese lo vogliamo cambiare più del Governo e delle forze politiche. E lo diciamo a Cisl e Uil: lo vogliamo fare assieme a voi”.

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Nelle conclusioni Landini ha parlato di contratti, leva per aumentare i salari. Sui rinnovi nel pubblico impiego ha lamentato la mancanza di risorse nella legge di bilancio. Altro elemento di divisione con Meloni è il presidenzialismo: “Non ho capito cosa c’entra con le politiche industriali. Confesso la mia ignoranza. Non abbiamo bisogno di trasformare il Parlamento e la democrazia in un’impresa con un padrone che comanda. Non so se ci sia un collegamento di questa natura, gli spazi di democrazia si devono allargare e non ridurre”.

Ha inoltre chiesto al presidente del consiglio non solo di condannare l’assalto fascista alla sede della Cgil, atto “importante”, ma anche di sciogliere le forze che si richiamano al fascismo. Infine, ha ribadito il no all’autonomia differenziata e proposto l’apertura di una vertenza a favore della sanità fino ad arrivare a una manifestazione nazionale.

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