Cronaca

Christine Ford al Senato: così Brett Kavanugh cercò di stuprarmi

Le parole di Christine Blasey Ford alla Commissione Giustizia del Senato americano accusano Brett Kavanaugh, il candidato di Donald Trump alla Corte Suprema, di tentato stupro. In una giornata cruciale per il presidente e per il movimento #metoo, ormai schierati l’uno contro l’altro, Ford, oggi docente universitaria di psicologia, ha raccontato nel dettaglio l’aggressione che avrebbe subito da parte del giudice Kavanaugh quando erano adolescenti nei ricchi sobborghi di Washington, mentre l’amico di lui Mark Judge assisteva. “Non sono qui oggi perché lo voglio. Sono terrorizzata. Sono qui perché credo che sia mio dovere civico raccontare cosa mi è successo quando io e Brett Kavanaugh eravamo al liceo” ha esordito Ford. Ford ha poi parlato di una festicciola in una sera dell’estate dell’82; l’assalto sarebbe avvenuto al primo piano di una casa in Maryland, mentre al piano di sotto c’erano alcuni altri amici.

“Quando arrivai in cima alla scala, fui spinta da dietro dentro una stanza da letto. Non vedevo chi mi aveva spinto. Brett e Mark entrarono nella stanza e chiusero la porta a chiave. C’era musica nella stanza, e uno dei due ha alzato il volume. Brett mi toccava e cercava di togliermi i vestiti. Non ci riusciva perché era troppo ubriaco, e perché io avevo un costume da bagno intero sotto i vestiti.Pensavo che volesse stuprarmi. Cercai di urlare. Allora Brett mi mise una mano sulla bocca per impedirmi di urlare. Quella fu la cosa più terrificante, quella che ha avuto più impatto sulla mia vita. Respiravo a fatica e pensai che mi avrebbe ucciso per sbaglio”. “Nel corso di questa aggressione, Mark saltò due volte sul letto mentre Brett mi stava addosso. L’ultima volta, cademmo tutti dal letto e Brett non mi era più addosso. Riuscii ad alzarmi e a correre fuori dalla stanza” ha proseguito Ford. Christine Blasey Ford racconta come si vergognasse dell’accaduto, della sua paura di non essere creduta, e di come riuscì a parlarne solo molti anni dopo. L’assalto di Brett, ha detto, cambiò drasticamente la sua vita.

“Ho fatto del mio meglio per reprimere i ricordi dell’aggressione perché ricordare i dettagli mi faceva rivivere l’esperienza e provocava attacchi di panico e ansia. Sono stata accusata di agire per motivi politici. Chi lo dice non mi conosce”, aggiunge Ford. “Sono una persona ferocemente indipendente e non sono la pedina di nessuno. Non è mio compito decidere se il signor Kavanaugh merita di sedere alla Corte Suprema. Il mio compito è dire la verità” ha proseguito. Christine Blasey Ford ha negato recisamente di aver bevuto troppo quella sera, o di aver assunto farmaci, o di potersi sbagliare sull’identità del suo aggressore, rispondendo a una specifica domanda del senatore democratico Dick Durbin: “Dottoressa Ford, con che percentuale di certezza identifica il suo aggressore come Brett Kavanaugh?”. “Cento per cento” ha risposto Ford.

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