Cina: non puntiamo all’egemonia, e non la temiamo

Cina: non puntiamo all’egemonia, e non la temiamo
Qin Gang
21 aprile 2023

Lo scopo dello sviluppo e della modernizzazione della Cina “non è cercare l’egemonia” mondiale. L’ha sostenuto oggi il ministro degli Esteri cinese Qin Gang, intervenendo a Shanghai al Lanting Forum con un discorso incentrato sul tema della “Modernizzazione in stile cinese”. Il ministro ha preso atto che la narrativa internazionale sulla Cina è ancora monopolizzata dall’Occidente. “Nonostante la costante ripresa dell’economia interna e l’impennata degli scambi con l’estero, è necessario rendersi chiaramente conto che il modello dell’opinione pubblica internazionale dominato dall’Occidente non è stato ancora spezzato e il peso specifico del nostro Paese nell’opinione pubblica internazionale deve essere migliorato”, ha osservato il capo della diplomazia cinese.

Qin Gang ha affermato che “lo scopo dello sviluppo della Cina non è cercare l’egemonia, non c’è la parola egemonia nel dizionario della cultura cinese e la forza della diplomazia cinese è non aver paura dell’egemonia”. Finora, “la Cina è l’unico Paese al mondo che ha aderito alla via dello sviluppo pacifico sancita dalla sua Costituzione, è il membro permanente del Consiglio di sicurezza che invia il maggior numero di Caschi blu nel mondo ed è l’unica tra le cinque potenze nucleari a essersi impegnata a non usare mai per prima le armi nucleari”. Inoltre, ha ricordato il ministro, la Cina ha “aderito a più di 20 trattati multilaterali sul controllo degli armamenti e promosso l’idea di una dichiarazione congiunta delle cinque potenze nucleari sulla prevenzione della guerra nucleare”. Inoltre Pechino, ha detto ancora Qin, “sostiene la necessità di soluzioni pacifiche attraverso la consultazione e il dialogo”.

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Qin Gang ha inoltre sottolineato che la “modernizzazione è un diritto inalienabile di ogni paese, non un privilegio monopolistico esclusivo di cui godono pochi paesi” e ha detto che il fatto di aver raggiunto “l’altra sponda della modernizzazione” non dovrebbe spingere a “demolire ponti e creare blocchi stradali affinché altri paesi non la raggiungano”, o anche “sopprimere e bloccare altri paesi perché stanno prendendo percorsi di modernizzazione diversi”. La Cina, insomma, “non si impegna in alcuna competizione tra le maggiori potenze: ciò che salvaguardiamo risolutamente sono i nostri interessi di sviluppo e il diritto del popolo cinese a perseguire una vita migliore”.

Con la ripresa degli scambi tra Pechino e gli altri paesi, anche la diplomazia cinese ha premuto il “pulsante dell’acceleratore”, ha assicurato il ministro, ricordando come il presidente Xi Jinping abbia visitato la Russia a marzo, mentre nelle ultime settimane i leader di Spagna, Singapore, Malesia, Francia, Unione europea, Brasile e altri hanno visitato la Cina. Inoltre, ha segnalato come sotto l’attiva mediazione della Cina, l’Arabia saudita e l’Iran hanno concordato di riprendere le relazioni diplomatiche il 10 marzo e questo rappresenta un importante punto di svolta nella diplomazia cinese.

Qin Gang ha affermato che l’iniziativa di sicurezza globale proposta da Xi Jinping indica “la giusta direzione nella sicurezza comune e della sicurezza globale”. Una ricetta che sarebbe utile anche per il conflitto in Ucraina. La Cina – ha detto Qin – su questo fronte “non getta benzina sul fuoco e non approfitta delle opportunità, ma difende la giustizia, cerca di convincere ad assumere un approccio di pace e promuove colloqui, decomprimendo la crisi e raffreddando la situazione”.

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