Una docente femminista e indipendente. Un preside rigoroso e tradizionalista. L’attrazione scoppia all’improvviso, ma a dividerli c’è un abisso di idee. È il cuore della nuova commedia di Massimiliano Bruno, “2 cuori e 2 capanne”, in sala dal 22 gennaio con Claudia Pandolfi ed Edoardo Leo. Un film che usa l’ironia per fare una radiografia dei rapporti di genere in Italia, toccando nodi irrisolti: dal maschilismo inconsapevole al ruolo della scuola nell’educazione affettiva, fino alla ricerca di un dialogo possibile tra uomini e donne dopo le battaglie del femminismo radicale.
Edoardo Leo, nel ruolo del preside Andrea, incarna quel maschio italiano che cresce circondato da certezze tossiche senza quasi accorgersene. “Hai sentito dire a casa tua ‘mogli e buoi dei paesi tuoi’ e non ti sei mai posto il problema che quella frase è di una cattiveria allucinante, in cui vengono messe le donne alla stregua delle vacche. Lì sta la roba”, spiega l’attore, parlando del suo personaggio e di una più ampia presa di coscienza. “Allora, anche se in ritardo, faccio un mestiere in cui ho un megafono un po’ più alto di altri, mi ci devo concentrare su quella roba, sennò divento complice”. Una dichiarazione di intenti che va oltre la finzione, un impegno a usare la propria visibilità per scardinare stereotipi secolari.
Claudia Pandolfi, che interpreta l’insegnante Elisa, porta sullo schermo una consapevolezza moderna. Ma il suo messaggio, fuori dal set, è chiaramente orientato alla costruzione di un ponte. Riconosce il valore storico del femminismo più radicale, indispensabile per aprire la strada. “C’è stato bisogno di un femminismo radicale, abbiamo avuto bisogno di Carla Lonzi”, afferma. “Però adesso abbiamo capito che probabilmente non è utile a nessuno perché questo corrisponde a una chiusura totale e all’impossibilità di trovare un punto in accordo”. Per l’attrice, la sfida oggi è un’altra: coinvolgere attivamente gli uomini in un percorso comune contro maschilismo e patriarcato. Una necessità strategica, perché la lotta per la parità non può essere una trincea tra fronti opposti, ma un cammino da fare insieme, pur partendo da posizioni diverse.
Il film di Bruno non si limita a mettere in scena lo scontro tra due visioni del mondo adulte. Attraverso una storyline parallela, porta in primo piano la voce dei più giovani, gli studenti del liceo. Sono loro, in una scena emblematica, a rivendicare con forza l’introduzione a scuola di un’educazione sessuale e affettiva strutturata. Una richiesta che il regista sostiene con dati precisi, volgendo lo sguardo a modelli europei virtuosi. “In Spagna 30 anni fa hanno fatto una politica nelle scuole, di avere uno sportello psicologico, fare l’educazione sentimentale e sessuale. E negli ultimi 30 anni c’è stato un calo del numero dei femminicidi”, ricorda Bruno. Un esempio concreto che trasforma la commedia in un piccolo manifesto civile, suggerendo che la prevenzione della violenza e la costruzione di relazioni sane passino necessariamente dai banchi di scuola.
La commedia, quindi, si muove su un doppio binario: da un lato la storia personale, passionale e conflittuale, tra i due protagonisti; dall’altro una riflessione corale sulla società. Massimiliano Bruno, regista e sceneggiatore navigato nel genere comico, questa volta sceglie di usare la risata come una lente d’ingrandimento. Non per giudicare, ma per mostrare. Per mostrare i meccanismi automatici del pregiudizio, la fatica di mettersi in discussione, la speranza di un dialogo che parta dall’ascolto. “2 cuori e 2 capanne” non pretende di dare soluzioni facili, ma pone domande urgenti.
Dimostra che certi linguaggi, certi modi di dire tramandati in famiglia, non sono innocui. Sono il sintomo di una cultura che ha ancora bisogno di evolversi. E indica una possibile via, fatta di educazione e di coinvolgimento maschile, per provare a chiudere quella “capanna” ideologica che ancora separa tanti uomini e tante donne. In un’epoca di dibattiti spesso polarizzati, il film tenta la via della complessità e della mediazione intelligente. Con una convinzione: che anche il cinema popolare possa essere un luogo per affrontare, senza retorica, le questioni che definiscono il nostro vivere comune.