Cinema, a Hollywood vince la favola di Vinicio del Toro

Cinema, a Hollywood vince la favola di Vinicio del Toro
5 marzo 2018

Ha vinto la creatura anfibia di Guillermo Del Toro, ha vinto la capacità di sognare ricordata dal regista messicano al momento di ritirare il premio. Ha vinto la voglia di Hollywood di prendersi in giro nonostante Weinstein e gli errori dell’Academy dello scorso anno con la consegna della busta con i nomi sbagliati dei vincitori. E infatti l’Academy ha scelto nuovamente Warren Beatty e Faye Dunaway, protagonisti inconsapevoli dello scivolone di un anno fa, per consegnare la busta del miglior film. “Che bello rivederci” hanno scherzato. Del Toro porta a casa quattro statuette: miglior film, miglior regia, migliore colonna sonora originale, miglior scenografia. La dedica è per i giovani cineasti, ma anche per abbattere le barriere e non costruirle. Lui, messicano, che sognava di fare questo mestiere. Per l’Italia l’Oscar più probabile al quasi novantenne James Ivory che ha conquistato la sua prima statuetta per il film di Guadagnino “Chiamami con il tuo amore”. “Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista” ha detto. E ancora “non importa se siamo omo o etero ma tutti siamo passati attraverso l’esperienza del primo amore”. Miglior attore e Gary Oldman per “l’ora più buia” nel ruolo di Winston Churchill che ha ringraziato le possibilità offertegli dagli Stati Uniti. Migliore attrice protagonista Frances McDormand per “Tre Manifesti a Ebbing – Missouri”, secondo Oscar dopo quello del 1997 per Fargo. Poi ha ringraziato tutte le donne in nomination chiedendole di alzarsi in piedi e ricevere l’applauso del teatro, “tutte noi abbiamo storie da raccontare e soldi da raccogliere per realizzarle ma non parlatene stasera ai party. Prendete appuntamenti in ufficio tra un paio di giorni”.

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Ha vinto la creatura anfibia di Guillermo Del Toro, ha vinto la capacità di sognare ricordata dal regista messicano al momento di ritirare il premio. Ha vinto la voglia di Hollywood di prendersi in giro nonostante Weinstein e gli errori dell’Academy dello scorso anno con la consegna della busta con i nomi sbagliati dei vincitori. E infatti l’Academy ha scelto nuovamente Warren Beatty e Faye Dunaway, protagonisti inconsapevoli dello scivolone di un anno fa, per consegnare la busta del miglior film. “Che bello rivederci” hanno scherzato. Del Toro porta a casa quattro statuette: miglior film, miglior regia, migliore colonna sonora originale, miglior scenografia. La dedica è per i giovani cineasti, ma anche per abbattere le barriere e non costruirle. Lui, messicano, che sognava di fare questo mestiere. Per l’Italia l’oscar più probabile al quasi novantenne James Ivory che ha conquistato la sua prima statuetta per il film di Guadagnino “Chiamami con il tuo amore”. “Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista” ha detto. E ancora “non importa se siamo omo o etero ma tutti siamo passati attraverso l’esperienza del primo amore”. Miglior attore e Gary Oldman per “l’ora più buia” nel ruolo di Winston Churchill che ha ringraziato le possibilità offertegli dagli Stati Uniti. Migliore attrice protagonista Frances McDormand per “Tre Manifesti a Ebbing – Missouri”, secondo Oscar dopo quello del 1997 per Fargo. Poi ha ringraziato tutte le donne in nomination chiedendole di alzarsi in piedi e ricevere l’applauso del teatro, “tutte noi abbiamo storie da raccontare e soldi da raccogliere per realizzarle ma non parlatene stasera ai party. Prendete appuntamenti in ufficio tra un paio di giorni”.

Alla fine non c’è stato nessun film asso pigliatutto con una Academy che ha diviso i riconoscimenti più o meno equamente: quattro Oscar a “La Forma dell’Acqua” su 13 nomination (film, regia, colonna sonora, scenografia), tre tecnici a “Dunkirk” (montaggio, sonoro e montaggio sonoro) su otto nomination, due a “L’ora più buia” (attore protagonista e trucco) su sei nomination, due a “Tre Manifesti a Ebbing” (attrice protagonista e attore non protagonista) su sette nomination, uno a “Chiamami col tuo nome” (sceneggiatura non originale) su quattro nomination. E ancora due a “Coco” (film d’animazione e canzone), due a “Blade Runner 2049” (fotografia ed effetti speciali). Nella notte degli Oscar tanti riferimenti allo scandalo delle molestie sessuali di Harvey Weinstein anche se Hollywood dimostra di volerselo lasciare alle spalle, a cominciare dagli abiti in tinta rosa del red carpet. Abbandonato il nero, il produttore molestatore torna nelle parole del presentatore Jimmy Kimmel che cita l’Oscar: “Sicuramente è l’uomo più rispettoso della città: tiene le mani ben in evidenza e soprattutto non ha pene”. Per il movimento Time’s Up sul palco sono salite Anna Sciorra, Ashley Judd e Salma Hayek. Tutte e tre hanno denunciato Weinstein e hanno ricordato che in questi mesi “molti hanno detto la loro verità e lentamente una nuova strada è emersa, nuove e differenti voci sono emerse che insieme finalmente possono dire Time’s Up”.

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