Il Colle attende il nome del premier. E intanto si vigila su spread

Il Colle attende il nome del premier. E intanto si vigila su spread
Il capo dello Stato, Sergio Mattarella
17 maggio 2018

Attesa per il nome del premier, ma nel frattempo occhio attento allo spread. Sergio Mattarella continua a svolgere la sua normale attivita’ presidenziale, ma resta in attesa di un segnale definitivo sul raggiungimento dell’intesa tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio e soprattutto sul nome del premier. Una telefonata che i due leader hanno annunciato come in arrivo tra domenica sera e lunedi’ mattina, a cui dovrebbe seguire un nuovo colloquio del Presidente con le due delegazioni per avere finalmente sul tavolo il nome del presidente del consiglio a cui pensano M5s e Lega. Su questo punto le distanze tra i due partiti restano, ma al Colle pur senza mettere fretta chiedono che si giunga a una decisione definitiva. Intanto resta alta l’attenzione sull’accoglienza internazionale e finanziaria della nuova maggioranza e del possibile esecutivo. Si monitora dunque con una certa preoccupazione l’andamento dello spread, che oggi ha continuato a crescere. E si leggono in controluce le diverse dichiarazioni, a volte eccessive, che giungono dai leader stranieri, ma nessun commento giungera’ in queste delicatissime ore dal Colle, per evitare di gettare altra benzina sul fuoco. Ma tornando al percorso che dovrebbe portare alla nascita del governo, lo stesso Matteo Salvini ha annunciato che lunedi’ la parola tornera’ a Mattarella, che attende senza porre scadenze cogenti. Oggi Di Maio ha riferito: “cerchiamo di tenere aggiornato il Quirinale”.

Quattro i principali dicasteri sotto la lente d’ingrandimento del Quirinale: Esteri, Interni, Difesa ed Economia

Ma l’aggiornamento che attendono al Colle non e’ ne’ sulle bozze del programma, che il Presidente non intende leggere, ne’ su fantomatiche liste di ministri. L’unica telefonata che si attende e’ quella che dovra’ annunciare il raggiunto accordo politico tra M5s e Lega. Se nel week end sara’ stata siglata l’intesa, dunque, i due esponenti della maggioranza giallo-verde proporranno al Capo dello Stato il nome del premier su cui avranno raggiunto l’accordo. Il Presidente fara’ le sue valutazioni e se non ci saranno ostacoli, sia sul nome che sullo standing necessario ad affrontare un consesso internazionale, procedera’ a conferire l’incarico di formare il governo. Con il premier incaricato, e solo con lui, potra’ affrontare un dialogo sul programma, molto probabilmente sottolineando, se necessario, eventuali macro-problemi magari sulla sostenibilita’ costituzionale e finanziaria. E sempre con il premier affrontera’ il capitolo nomina dei ministri: sara’ infatti il premier a proporli e il Presidente della Repubblica a nominarli. Quattro i principali dicasteri che saranno sotto la lente d’ingrandimento del Quirinale: Esteri, Interni, Difesa ed Economia, ma va ricordato che anche il ministro dello Sviluppo fa parte del Consiglio supremo di Difesa.

Se non nasce il governo…

Raggiunto un equilibrio sui ministri, il governo potra’ giurare e presentarsi alle Camere per il voto di fiducia. A quel punto sara’ chiaro quale sara’ il programma effettivo con cui il premier chiedera’ la fiducia alle forze parlamentari. Un programma ufficiale, quello si’, da cui discenderanno provvedimenti governativi e legislativi: saranno questi a raggiungere la scrivania del Capo dello Stato per la firma prevista dalla Costituzione e saranno dunque questi a essere vagliati con attenzione dagli uffici del Quirinale, che potra’ rinviarli alle Camere nel caso non sussistessero i presupposti di costituzionalita’ o le necessarie coperture (sapendo pero’ che se la legge viene riapprovata nel medesimo testo il Presidente a quel punto la deve promulgare). Se il week end non avra’ portato l’accordo, Mattarella riprendera’ in mano la situazione, che a quel punto non potra’ che portare al voto anticipato. Ormai chiusa la finestra di luglio, ci si rivolgera’ alla finestra che porta a un voto dall’autunno in poi. Il Capo dello Stato proporra’ alle Camere un governo elettorale, con un appello alle forze politiche che avranno dimostrato di non saper dar vita a un esecutivo. Un appello dunque che chiedera’ uno sforzo di responsabilita’ per sostenere per poche settimane il governo, varare la manovra evitando l’aumento dell’Iva e andare poi al voto nei primi mesi del 2019.

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