Commissari ex Ilva: con disimpegno Mittal impatto su Pil di 3,5 miliardi, capitalismo d’assalto su occupazione

Commissari ex Ilva: con disimpegno Mittal impatto su Pil di 3,5 miliardi, capitalismo d’assalto su occupazione
21 gennaio 2020

“Le conseguenze economiche attivate dal disimpegno di ArcelorMittal (il fallimento del progetto di preservazione e rilancio dei rami d’azienda) porterebbero in se’ a un impatto economico pari a una riduzione del Pil di 3,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil italiano e allo 0,7% del Pil del Mezzogiorno”. E’ quanto si legge nella memoria dei commissari Ilva in amministrazione straordinaria, depositata nella tarda serata di ieri al tribunale civile di Milano nell’ambito del procedimento d’urgenza avviato dai commissari stessi per impedire il disimpegno di ArcelorMittal. Per i legali dei commissari, Giorgio De Nova, Enrico Castellani e Marco Annoni, “qualsiasi ipotesi di restitutio in integrum di tipo risarcitorio sarebbe in concreto irrealizzabile sia in ragione della natura del danno arrecato, sia sotto quello della complessita’ di accertamento dello stesso, sia, infine, sotto il profilo della stessa incapacita’ economica della controparte debitrice”.

ArcelorMittal ha portato avanti le “consuete logiche” di “un certo tipo di capitalismo d’assalto secondo le quali se a valle dell’affare concordato si guadagna, allora ‘guadagno io’, mentre, se invece si perde, allora ‘perdiamo insieme'”, scrivono sempre i commissari dell’ex Ilva nella memoria di 86 pagine in cui spiegano che il gruppo “cerca oggi di imporre surrettiziamente una riduzione del personale di circa 5.000 unita’”, di “dimezzare l’occupazione portandola da 10.700 dipendenti a soltanto 5.700”. “Neppure oggi” ArcelorMittal “e’ regolarmente adempiente ai propri obblighi contrattuali” e la “gestione dei Rami d’Azienda” sta “continuando ad avvenire su una base nettamente depressa ed insufficiente rispetto alla capacita’ produttiva” scrivono i legali dei commissari dell’ex Ilva che lamentano anche che Mittal “si rifiuta ostinatamente di consentire” verifiche e sopralluoghi. In piu’, “la consistenza del magazzino” anziche’ “essere orientata all’approvvigionamento” e’ “fortemente sbilanciata sul prodotto finito”. Inoltre, l’affermazione di ArcelorMittal secondo cui “la mancata estensione temporale dello scudo penale renderebbe ‘impossibile attuare il piano ambientale senza incorrere in responsabilita’ (anche penali) conseguenti a problemi ambientali ereditati dalla precedente gestione’ non e’ pertanto una semplice mistificazione ma piuttosto una conclamata falsita’”.

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