Conte: nuovo decreto legge da 25 miliardi ma servono Covidbond Ue

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25 marzo 2020

Il coronavirus è “un nemico invisibile e insidioso” contro cui il governo sta combattendo sul piano sia sanitario che economico, con un nuovo decreto da almeno 25 miliardi in arrivo a sostegno di imprese e famiglie. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato per circa un’ora, oggi, nell’Aula della Camera per una prima informativa al Parlamento sull’emergenza coronavirus. Il premier ha tracciato un bilancio delle cose fatte fino a oggi e anticipato alcune delle prossime mosse. Ad aprire la seduta un lungo applauso che i deputati presenti, in numero ridotto per il rispetto delle misure di sicurezza, hanno tributato alle vittime, quando il capo del governo ha espresso il “dolore” proprio e dell’Italia per le tante persone che hanno perso la vita.

L’esecutivo “ha agito con determinazione e assoluta speditezza, approntando misure di massima precauzione”, secondo Conte, che invita a lasciare da parte le polemiche e a lavorare uniti, perchè “la storia ci giudicherà” ma oggi “è il tempo dell’azione e della responsabilità, dalla quale nessuno può fuggire”. Un messaggio diretto alle opposizioni, con le quali, dopo l’incontro di lunedì scorso, non c’è un accordo sul percorso parlamentare del decreto ‘Cura Italia’. Messaggio che, evidentemente, non è andato a segno, se subito la Lega replica, con Guido Guidesi, che “non ho ancora sentito un appello alla collaborazione dell’opposizione, cui non si può solo chiedere di non fare polemiche”.

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Sul fronte della risposta sanitaria, il premier ha sottolineato che tutte le misure sono state prese “sempre in base alle raccomandazioni del comitato tecnico-scientifico” e in coordinamento con le Regioni. Oggi, a circa due mesi dall’inizio dell’emergenza, ha elencato, “le terapie intensive in Italia, in pochi giorni sono passate da 5.343 a 8.370, con un incremento del 63,8% mentre i posti letto in pneumologia e malattie infettive, sono passati da 6.525 a 26.169, oltre quattro volte di più”. E mentre stanno arrivando a destinazione i medici che, volontariamente, hanno accettato di trasferirsi nelle aree in maggiore difficoltà, nei prossimi giorni una analoga ‘call’ riguarderà 500 infermieri. Il premier non fa previsioni sull’uscita dalla fase più critica, ma ammonisce gli altri Stati europei ad attuare una linea “rigorosa” per evitare “la iattura di un contagio di ritorno”.

Il testo definitivo del provvedimento

Proprio l’Europa deve avere un ruolo centrale nella sfida secondo Conte, che oggi ha lanciato un appello al presidente del Consiglio europeo Charles Michel firmato anche dal presidente francese Emmanuel Macron e da altri sette leader europei in rappresentanza di Spagna, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Belgio. Il continente ha davanti, ha detto, una “recessione” che richiederà di far compiere “alla governance economica dell’Eurozona un salto di qualità”. Il governo, per sostenere l’economia, farà la sua parte. Il ‘Cura Italia’, con risorse per 25 miliardi, è stato un “primo passo significativo” ma non “sufficiente” e per questo, ha assicurato, si lavora già al successivo dl, pensato come “uno strumento complessivo altrettanto significativo” per sostenere la liquidità. “Interverremo anche con stanziamenti aggiuntivi di non minore importo rispetto ai 25 mld già stanziati”, ha aggiunto. Previsto anche, nello stesso ‘decreto aprile’ un intervento per la protezione degli asset strategici.

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Risorse rilevanti ma che non possono da sole creare un argine alla crisi, per affrontare la quale serve un intervento dell’Ue, che però deve modificare la sua ‘cassetta degli attrezzi’. Oggi, infatti, per Conte “nessuno degli strumenti tradizionalmente disponibili, progettati durante precedenti episodi di crisi che avevano altra natura” può essere “un veicolo idoneo”. Da qui la richiesta, contenuta nell’appello e ribadita in Aula, di lavorare alla “creazione di strumento di debito comune dell’Eurozona”, i cosiddetti ‘Covidbond’, “che possano finanziare gli sforzi dei governi e costituire la linea di difesa necessaria”. Le firme in calce all’appello sono un buon inizio, ma le assenze (in primo luogo quella della Germania), sono almeno altrettanto pesanti. askanews

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