Coronavirus, è morto Donato Sabia. Due volte finalista alle Olimpiadi

Coronavirus, è morto Donato Sabia. Due volte finalista alle Olimpiadi
Donato Sabia
9 aprile 2020

E’ morto per il coronavirus all’età di 56 anni Donato Sabia, “il signore degli 800” grande protagonista dell’atletica leggera negli anni’80, con due finali olimpiche e un titolo europeo indoor. Era ricoverato da due settimane all’ospedale San Carlo di Potenza. Sposato e con due figlie, era stato un mezzofondista talentuoso dalla classe cristallina sotto la guida di Carlo Vittori e Sandro Donati: quinto alle Olimpiadi di Los Angeles, settimo a Seul. Pochi giorni fa era morto il padre.

“Il presidente della Fidal Alfio Giomi, il presidente onorario Gianni Gola, il Consiglio federale, a nome di tutta l’Atletica Italiana, esprimono profondo cordoglio e si stringono idealmente ai familiari in un abbraccio”, fa sapere la Federazione di atletica leggera in una nota. “Una tragedia nella tragedia – le parole del presidente Giomi – Donato era una persona a cui non potevi non voler bene”. Sabia era nato a Potenza l’11 settembre 1963. Deteneva la terza prestazione italiana di tutti i tempi negli 800 metri -con 1’43″88 – dietro a Marcello Fiasconaro e Andrea Longo. È stato primatista mondiale sui 500 metri (con il tempo di 1’00″08), rimasto imbattuto per circa 29 anni. Lo aveva stabilito a Busto Arsizio il 26 maggio 1984. Oltre alla partecipazione alle finali olimpiche di Los Angeles e Seul e alla vittoria negli Europei indoor di Goteborg, Donato Sabia si era classificato quinto nella finale della staffetta 4×400 al Campionati mondiali di atletica leggera di Helsinki nel 1983.

Donato Sabia

“Siamo in lutto per la scomparsa di un grande campione, che ha scritto pagine importanti dell’atletica azzurra”. Il presidente del Coni Giovanni Malagò, a nome personale, facendosi interprete del cordoglio dell’intero movimento sportivo, si è unito al dolore della famiglia Sabia per la perdita di Donato. “Negli ultimi giorni ero purtroppo venuto a conoscenza delle sue condizioni di salute:- le parole del n.1 del Coni – aveva perso da poco il papà e si è dovuto arrendere anche lui, giovanissimo, alla violenza del virus. È stato un fenomeno, non solo per le due finali olimpiche negli 800 metri che rendono il senso delle sue memorabili imprese, ma anche per i tanti successi conquistati, tra cui il titolo europeo indoor a Göteborg nel 1984, anno in cui ottenne anche il primato mondiale dei 500 metri”.

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Donato guidò il primo sciopero dell’atletica italiana con un documento: “I finalisti della gara dei 400 hanno deciso all’unanimità di rinunciare a correre in segno di protesta contro la decisione che ha escluso la staffetta 4 per 400 dalla meritata partecipazione ai Giochi olimpici. Fine del testo”, firmato Sabia, Cardone, D’ Amico, Pinna, Petrella, Montanari, Micheli e Pantone. Una carriera flagellata da tanti, troppi infortuni ma il suo 1’43”88 resta la terza prestazione italiana sugli 800 dietro a Marcello Fiasconaro (1’43”7 – Milano 1973) e Andrea Longo (1’43”74 – Rieti 2000). Da sempre combatteva il doping trovando nel suo storico allenatore Sandro Donati il vero paladino di quella dura lotta. Era ritornato nel mondo dell’atletica e, anche per le sue doti umani, era stato eletto presidente del comitato regionale della Federatletica della Basilicata. A fine anni ’90 era stato chiamato da Malta per seguire l’atletica leggera accompagnando la delegazione maltese ai Giochi di Sydney 2000.

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