Coronavirus, in Europa salgono i contagi e la paura. Record nuovi infetti in Germania

14 ottobre 2020

Salgono in maniera preoccupante i contagi in Europa. Ieri 13 ottobre in Italia il picco ha sfiorato quasi i seimila nuovi casi, con terapie intensive e vittime in aumento, mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiede “sacrifici” contro il Covid 19 per evitare il ripetersi del confinamento generalizzato, che dalla primavera tutti ricordano molto bene. Intanto tutto il vecchio continente predispone misure straordinarie; è allarme per la tenuta degli ospedali a Parigi; la Francia, decimo Paese più colpito al mondo attende il discorso del presidente Emmanuel Macron, in serata.

In Belgio arriva il coprifuoco in due province. L’Olanda si avvia alla chiusura di bar e ristoranti. L’Austria va verso il semaforo rosso. Preoccupa la Spagna dove i contagi e i decessi stanno salendo pericolosamente. Record in Germania: più di 5mila nuovi casi di contagio da Coronavirus in 24 h, numeri mai più registrati da aprile. In Gran Bretagna le nuove misure volute dal Governo sono state impugnate dall’opposizione. E anche al di fuori dei confini dell’Unione Europea l’allarme è alto: la Russia ieri ha contato un numero record di morti: 244. Ed ecco in dettaglio lo scenario sull’emergenza Covid-19 in alcuni paesi ue.

GERMANIA La Germania ha registrato altri 5.132 casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, per un totale di 334.585 contagiati secondo il Robert Koch Institute (RKI). Si contano anche 40 morti, per un bilancio complessivo di 9.677 decessi dall’inizio della pandemia. POLONIA La Polonia ha segnalato un record di 6.526 nuove infezioni da coronavirus e 116 decessi nelle ultime 24 ore, con i medici che hanno avvertito su un imminente sovraccarico del sistema sanitario. Il paese, che conta 38 milioni di abitanti, ha ora un bilancio di 141.804 casi confermati e 3.217 morti. I nazionalisti al potere in Polonia si sono vantati di agire rapidamente e di contenere la pandemia in primavera, quando il governo ha lanciato severi limiti alla vita sociale, chiudendo scuole e centri commerciali tra le altre misure. L’immunologo Pawel Grzesiowski, citato dall’agenzia Reuters, ha detto alla radio privata RMF che il paese è “sull’orlo del disastro”. Secondo l’esperto, la Polonia dovrebbe fare più test, chiudere le scuole e sostenere i medici nella loro lotta contro la pandemia. Invece, ha detto, le autorità stanno cercando di incolpare il personale sanitario per la difficile situazione nel Paese. SVIZZERA La Svizzera ha registrato il più alto aumento in un solo giorno di contagi da coronavirus, con 2.823 nuovi casi registrati oggi, quasi il doppio rispetto al giorno prima. Il dato è l’ultimo picco di una nuova ondata di casi che ha colpito la nazione alpina e arriva un giorno prima di un “vertice di crisi” sul coronavirus convocato per cercare di evitare un secondo lockdown. Finora, ci sono stati un totale di 68.704 casi di coronavirus in Svizzera; 5.167 persone sono state ricoverate in ospedale e 1.816 sono morte, secondo le autorità di sanità pubblica.

BELGIO Le unità di terapia intensiva in Belgio raggiungeranno la capacità massima entro metà novembre se i nuovi casi di coronavirus continueranno ad aumentare al ritmo attuale. Questo il monito lanciato oggi dalle autorità sanitarie dopo che il Paese ha registrato 7.360 nuovi casi. “Raggiungeremo la nostra capacità massima di 2.000 posti letto entro metà novembre nelle unità di terapia intensiva se il ritmo di aumento continua come quello attuale. Dobbiamo assolutamente evitare questo scenario”, ha dichiarato Yves Van Laethem, portavoce del centro di crisi Covid-19 in Belgio, citato dal Guardian. Van Laethem ha spiegato che 152 nuovi pazienti al giorno sono stati ricoverati negli ospedali belgi nell’ultima settimana, con un aumento dell’80%. Il numero di morti giornalieri è aumentato del 56% nello stesso periodo. In media, la scorsa settimana sono stati diagnosticati più di 5.000 nuovi casi al giorno, con un aumento del 93% rispetto alla settimana precedente. Il numero di nuove infezioni ora raddoppia ogni sette giorni, secondo Van Laethem. “Ma non è tempo di farsi prendere dal panico, non siamo nella stessa situazione di marzo-aprile. Misure più rigorose possono aiutarci a modificare la curva”, ha spiegato ancora Van Laethem. Finora, il Belgio ha registrato 173.240 casi di coronavirus e 10.244 decessi. La scorsa settimana il governo ha introdotto una serie di nuove restrizioni tra cui coprifuochi locali, la chiusura dei bar a Bruxelles per almeno un mese e la limitazione delle attività sportive indoor.

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PORTOGALLO Il primo ministro portoghese Antonio Costa ha annunciato che il suo paese entrerà in uno “stato di calamità” questa sera a mezzanotte, definando “grave” la situazione della pandemia di coronavirus in Portogallo. “Possiamo classificare l’evoluzione della pandemia in Portogallo come grave”, ha detto Costa ai giornalisti, annunciando la decisione che conferisce al governo poteri eccezionali per adottare misure aggiuntive in funzione anti-Covid. Costa ha detto che ulteriori restrizioni potrebbero essere imposte presto: si tratta di limitare il numero di persone negli spazi pubblici, commerciali o nei ristoranti a non più di cinque, è stato precisato. Nelle scuole e nelle università saranno vietate celebrazioni e attività non accademiche e gli eventi familiari, come matrimoni e battesimi, saranno limitati a un massimo di 50 invitati. GRAN BRETAGNA Altri 19.724 casi di coronavirus sono stati registrati nel Regno Unito nelle ultime 24 ore. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie aggiungendo che ci sono stati altri 137 decessi di persone che erano risultate positive al Covid-19 nei 28 giorni precedenti. Continuano a salire anche i numeri dei ricoveri ospedalieri per Covid-19 nell’intero Regno Unito. Lunedì erano 647 i pazienti ricoverati in ospedale con il coronavirus in Inghilterra – il giorno in cui sono disponibili i dati più recenti- rispetto ai 472 della settimana precedente facendo salire il totale, dall’inizio della pandemia, a 125.343. Ci sono ad oggi 4.146 persone in totale in ospedale in Inghilterra mentre una settimana fa erano 2.944. Le diverse province del Regno Unito riportano i dati relativi agli ospedali in modo leggermente diverso, quindi le informazioni di oggi non sono ancora tutte disponibili. In Scozia, 527 pazienti con Covid-19 erano in ospedale fino a ieri, rispetto ai 262 di una settimana prima. In Galles, 345 pazienti con Covid-19 erano in ospedale sempre ieri, rispetto ai 261 della settimana prima. E in Irlanda del Nord, lunedì 150 pazienti con Covid-19 erano ricoverati, rispetto ai 129 della settimana precedente.

AUSTRIA L`Austria ha registrato 1.346 casi di Covid-19 nelle ultime 24 ore, portando a 58.672 il numero totale dei contagiati dall`inizio della pandemia. Lo ha annunciato il ministero dell’Interno del Paese. In base ai dati, nella capitale Vienna sono stati riportati 402 nuovi casi di contagio in questo specifico periodo. Nel complesso sono guarite 45.846 persone, mentre sono deceduti 872 pazienti. A oggi, negli ospedali sono ricoverate 654 persone e 112 di loro si trovano nei reparti di terapia intensiva. Da settembre, l`Austria ha assistito a un consistente aumento giornaliero dei nuovi pazienti affetti da Covid-19. Diversi Paesi, Germania compresa, hanno dichiarato Vienna e diverse regioni austriache zone ad alto rischio per il coronavirus.

LA RACCOMANDAZIONE UE

Intanto, il Consiglio Ue ha adottato una Raccomandazione per un approccio coordinato alle misure in risposta alla pandemia di Covid-19 che limitano la libertà di circolazione delle persone nell’Unione. La Raccomandazione, basata su una proposta dalla Commissione europea, mira a evitare frammentazioni e interruzioni della libera circolazione e ad accrescere la trasparenza e la prevedibilità per cittadini e imprese riguardo alle misure in vigore nei diversi paesi membri, con l’uso di criteri comuni e una mappatura costantemente aggiornata della situazione. Secondo la raccomandazione, ogni settimana gli Stati membri dovrebbero fornire al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) di Stoccolma i dati disponibili su tre criteri: 1) il numero di nuovi casi registrati per 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni; 2) il numero di test per 100.000 abitanti effettuati nell’ultima settimana (tasso di test effettuati); 3) la percentuale di test risultati positivi nell’ultima settimana (tasso di positività dei test).

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Sulla base di questi dati, l’Ecdc pubblicherà, sempre con scadenza settimanale, una mappa degli Stati membri, suddivisa per regioni, che saranno contrassegnate con quattro diversi colori a seconda del numero di nuovi contagi e del tasso di positività dei test negli ultimi 14 giorni: -verde se il tasso dei casi registrati è inferiore a 25 e il tasso di positività dei test è inferiore al 4%; -arancione se il tasso dei casi registrati è inferiore a 50, ma il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, oppure se il tasso dei casi è compreso tra 25 e 150 e il tasso di positività dei test è inferiore al 4%; -rosso se il tasso dei casi registrati è pari o superiore a 50 e il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, oppure se il tasso dei casi registrati è superiore a 150; -grigio se non sono disponibili informazioni sufficienti o se il tasso di test effettuati è inferiore a 300.

La raccomandazione sottolinea che gli Stati membri non dovrebbero limitare la libera circolazione delle persone che viaggiano da o verso zone verdi, mentre riguardo alle zone arancioni o rosse dovrebbero rispettare le differenze nella situazione epidemiologica nel valutare l’opportunità di applicare restrizioni e agire in modo proporzionato, oltre a tenere conto della situazione epidemiologica nel proprio territorio. In linea di massima, sempre secondo la raccomandazione, gli Stati membri non dovrebbero rifiutare l’ingresso dei viaggiatori provenienti da altri Stati membri, ma se reputano necessario introdurre restrizioni potrebbero imporre ai viaggiatori provenienti da zone non verdi di sottoporsi a quarantena, oppure di sottoporsi a un test dopo l’arrivo, che potrebbe essere anche sostituito con un test effettuato prima dell’arrivo. Gli Stati membri potrebbero inoltre imporre alle persone che entrano nel loro territorio di compilare un modulo per la localizzazione dei passeggeri; a questo proposito, il Consiglio raccomanda di elaborare un modulo europeo comune, che possa essere utilizzato dagli Stati membri.

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I paesi dell’Ue che intendono applicare restrizioni dovrebbero anzitutto informarne lo Stato membro interessato, prima dell’entrata in vigore della restrizione che lo riguarda, e poi gli altri Stati membri e la Commissione. Se possibile, l’informazione dovrebbe essere comunicata con 48 ore di anticipo. Gli Stati membri dovrebbero inoltre fornire al pubblico informazioni chiare, complete e tempestive su eventuali restrizioni e nuovi requisiti imposti. Come regola generale, queste informazioni dovrebbero essere pubblicate 24 ore prima dell’entrata in vigore delle misure. La raccomandazione del Consiglio, va precisato, non è uno strumento giuridicamente vincolante; la decisione di introdurre o meno restrizioni alla libera circolazione per tutelare la salute pubblica rimane di competenza degli Stati membri, che sono quindi responsabili dell’attuazione del contenuto della raccomandazione stessa. La Commissione ha salutato l’accordo raggiunto dai ministri dell’Ue, con una nota in cui sottolinea che grazie alla Raccomandazione le misure che limitano la libera circolazione a causa della pandemia ora saranno più chiare e prevedibili.

“Il nostro diritto di circolare liberamente nell’Ue – ricorda la Commissione – è stato duramente colpito dalla pandemia. I cittadini hanno inoltre dovuto far fronte a moltissime regole e procedure diverse, a informazioni poco chiare sulle zone ad alto e basso rischio, e a una mancanza di chiarezza su come regolarsi al momento di viaggiare. Un mese fa la Commissione ha presentato una proposta su come affrontare queste sfide e sostenere i milioni di cittadini dell’Ue che viaggiano ogni giorno all’interno del suo territorio. Oggi gli Stati membri hanno raggiunto un accordo sulla sua attuazione concreta”. L’accordo, prosegue la Commissione, “fa maggiore chiarezza nella situazione di confusione attuale. La coesione fra gli Stati membri invia un segnale forte ai cittadini ed è un chiaro esempio di come l’Ue agisca dove e quando è assolutamente necessario. Abbiamo imparato la lezione: non sormonteremo la crisi chiudendo unilateralmente le frontiere, ma attraverso uno sforzo collettivo”.

E c’è un primo risultato concreto importante: “Una cartina comune, con codici cromatici comuni e basata su criteri comuni, elaborata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie”, nota l’Esecutivo comunitario, che sollecita gli Stati membri “a fornire i dati necessari perché la cartina possa essere aggiornata ogni settimana in base a informazioni precise sulla situazione epidemiologica nell’Ue e nelle sue regioni”. “In secondo luogo, anche se gli Stati membri possono ancora decidere quali misure restrittive applicare, come la quarantena o i test”, la Commissione li invita “a garantire, secondo quanto concordato, che i cittadini ricevano informazioni chiare e tempestive su ciò che devono fare e sulle restrizioni in vigore”. Tutte le informazioni sui viaggi all’interno dell’Ue, e sulle eventuali restrizioni applicate in ogni paese membro, saranno disponibili sulla piattaforma web “Re-open EU”, che conterrà anche un rimando alla cartina pubblicata settimanalmente dall’Ecdc, conclude la nota della Commissione.

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