Cronaca

Coronavirus, oltre 530mila morti nel mondo da inizio pandemia

Il nuovo coronavirus ha provocato almeno 530.865 vittime nel mondo dal giorno della sua comparsa in Cina nello scorso mese di dicembre, secondo un bilancio pubblicato oggi dall’Afp sulla base dei dati ufficiali forniti dai singoli Paesi. Almeno 11.296.470 casi di contagio sono stati confermati in 196 Stati e territori. Tra questi, 5.895.500 sono considerati guariti.

Gli Stati Uniti sono il Paese più colpito, con 129.676 morti e 2.839.917 infezioni. Almeno 894.325 pazienti americani sono stati dichiarati guariti. Secondo Donald Trump, tale situazione, è dovuta agli oltre 40 milioni di tamponi effettuati. Tuttavia, nonostante i successi contro il virus celebrati dal presidente nel discorso del 4 luglio, la malattia continua a dilagare negli States con oltre 43.000 contagi nelle ultime 24 ore e 11.400 nuovi casi solo in Florida, la più colpita.

Il Covid-19 continua ad avanzare anche in America Latina. In Brasile la situazione è critica, con più di un milione e mezzo di malati. Anche il Messico è alle corde ed è diventato il quinto Paese più colpito al mondo con oltre 30.300 decessi secondo i dati del ministero della Salute, sorpassando così la Francia.

“Siamo in stato di emergenza”, ha dichiarato il premier israeliano Benyamin Netanyahu aprendo la riunione di governo a Gerusalemme. Il tasso di contagio nel Paese è del 5 per cento contro il 2 per cento di 15 giorni fa e i positivi sono quasi 30 mila. L’infezione si estende allo stesso ritmo anche fra i palestinesi di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est dove, secondo l’agenzia Wafa, il numero dei contagiati è salito a 4.250, il doppio di una settimana fa. E se nella Striscia la situazione sanitaria è maggiormente sotto controllo rispetto agli altri territori, si è inasprita la crisi economica endemica a causa delle misure per contenere la diffusione del virus, prima fra tutte la chiusura dei valichi con Egitto e Israele che ha fatto schizzare la disoccupazione al 46 per cento e sta provocando una serie di suicidi a catena.

Tornando in Europa, spicca il caso della Spagna che ha optato per il secondo giorno consecutivo per il lockdown: dopo la Catalogna è la volta della Galizia dove la Generalitat ha decretato il confinamento dei 70 mila abitanti di La Marina a causa di un nuovo cluster con oltre 100 casi. C’è poi l’Inghilterra che teme gli effetti del ‘Super Saturday’, quando cioè i pub hanno riaperto i battenti e la notte di bagordi nelle strade di Londra ha spinto il sindaco Sadiq Khan a lanciare un appello perché venga rispettato il distanziamento sociale. Preoccupazione anche nei Balcani, dal Kosovo alla Croazia alla Serbia. E proprio con Belgrado – che ha registrato più di 300 contagi in 24 ore – la Grecia ha deciso di chiudere le frontiere almeno fino al 15 luglio, a quanto riferito da una portavoce del governo di Atene. Una misura che sarà rivalutata sulla base dell’evoluzione epidemiologica. Il paese con il più alto tasso di mortalità è invece il Belgio, con 84 morti per 100.000 abitanti, davanti a Regno Unito (65), Spagna (61), Italia (58) e Svezia (54).

In Asia preoccupa non poco quel che sta accadendo in India che in 24 ore ha avuto un numero record di contagi e morti: più di 25 mila casi e 613 vittime, il più alto dall’inizio della pandemia a fine gennaio. Dati che la avvicinano alla Russia, per ora terza dopo Usa e Brasile. Diventa obbligatorio l‘uso della mascherina in Iran e anche qui il Covid-19 fa sempre più paura con il numero di vittime che ha oltrepassato gli 11.500 e quello dei contagiati che si è attestato a oltre 240 mila. Infine, l’allentamento di un rigoroso lockdown imposto il 27 marzo ha avuto conseguenze disastrose in Sudafrica: più di 10 mila infezioni in un giorno, il dato più alto in assoluto. I contagiati sono ufficialmente quasi 190 mila e i morti più di 3 mila, ma i numeri reali sono probabilmente molto maggiori.

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