Corte costituzionale dà ragione alla Sicilia: legittimi i fondi extra per la sanità

La Consulta ha respinto il ricorso dell’esecutivo centrale contro una norma regionale che stanzia quindici milioni di euro per potenziare le visite specialistiche convenzionate, riducendo le liste d’attesa nell’isola.

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La Corte costituzionale ha respinto il ricorso presentato dal governo nazionale contro l’articolo 6 della legge regionale siciliana n. 26/2025. La norma impugnata stanziava quindici milioni di euro per incrementare la spesa destinata all’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata. La pronuncia della Consulta riconosce alla Regione Siciliana spazi di autonomia finanziaria e ordinamentale in materia sanitaria che Roma aveva contestato. Per Palermo è una vittoria politica e giuridica insieme.

La norma impugnata e il nodo giuridico

Il conflitto ruotava attorno a una scelta precisa dell’esecutivo regionale guidato da Renato Schifani: destinare risorse proprie — quindici milioni di euro — per alzare le tariffe riconosciute ai soggetti convenzionati che erogano prestazioni specialistiche ambulatoriali. L’obiettivo dichiarato era duplice: garantire una più efficace applicazione dei livelli essenziali di assistenza e ridurre i tempi di attesa. Il governo centrale aveva impugnato la norma, contestando la compatibilità di tale scelta con i vincoli che regolano la spesa sanitaria pubblica. La Consulta ha giudicato la norma legittima, riconoscendo alla Sicilia — regione a statuto speciale — la facoltà di integrare con fondi propri le tariffe del sistema convenzionato, senza che ciò configuri una violazione dell’ordinamento nazionale.

Schifani: “Riconosciuta l’autonomia della Regione”

Il presidente Schifani ha commentato la decisione con toni soddisfatti ma misurati. “Un risultato importante per la Regione Siciliana e per l’azione del mio governo”, ha detto, sottolineando come la Corte abbia riconosciuto “in modo chiaro gli spazi di autonomia finanziaria e ordinamentale della Regione in materia sanitaria”. Ha poi aggiunto che la misura “permetterà di erogare maggiori prestazioni ai cittadini, riducendo tempi di attesa e avvicinando la sanità siciliana ai bisogni concreti della gente”. Un ringraziamento esplicito è andato all’Ufficio legislativo e legale della Regione, che ha costruito e difeso l’impianto normativo contestato.

La pronuncia della Consulta si inserisce in un quadro di tensione strutturale tra le esigenze di controllo centralizzato della spesa sanitaria e le rivendicazioni delle autonomie regionali — ordinarie e speciali — su margini di manovra propri. In questo senso, la vicenda siciliana potrebbe assumere valore orientativo per casi analoghi. Resta da verificare se i quindici milioni stanziati saranno sufficienti a produrre un effetto misurabile sulle liste d’attesa, che in Sicilia rimangono tra le più lunghe del Paese.