L’attuale contesto economico in Italia è caratterizzato da una diffusa incertezza lavorativa e da un progressivo invecchiamento della popolazione. Eppure, nonostante questa situazione poco stabile, la previdenza complementare fa fatica ad attecchire nel nostro paese, benché possa rappresentare un valido alleato al quale affidarsi per godersi una pensione serena e tranquilla. Il rischio è che la pensione sia inferiore allo stipendio percepito durante la carriera lavorativa, senza poter mantenere lo stesso tenore di vita. Nonostante ciò, sono ancora poche le persone che decidono di aderire a un fondo pensione.
Come rivelato da alcune analisi di qualche tempo fa, in Italia c’è una scarsa educazione finanziaria, che inevitabilmente frena investimenti o adesioni alla previdenza integrativa. La maggioranza dei lavoratori dipendenti, e una fetta ancora più ampia di lavoratori autonomi, non ha un fondo pensione.
Il dato diventa ancora più emblematico e significativo se si considera il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), un tesoretto che, se ben indirizzato e utilizzato, potrebbe trasformarsi in un importante capitale previdenziale grazie ai rendimenti composti dei mercati. Tuttavia, buona parte di queste risorse resta “parcheggiata” nelle aziende o nel fondo di Tesoreria dell’INPS. Paradossalmente gli italiani preferiscono lasciare improduttivo il TFR per paura di investire, ma così facendo rinunciano a una crescita del capitale che invece potrebbe risultare molto utile durante la terza età.
A livello territoriale, l’unica eccezione è rappresentata dal Trentino-Alto Adige, dove il tasso di adesione è molto alto. In nessuna altra regione si supera la soglia del 50%, con percentuali che crollano al Sud, soprattutto in Campania e Sicilia.
C’è poi un’altra grave frattura da segnalare, cioè il gender gap. Le donne sono già abbastanza penalizzate da carriere spesso discontinue, per via della maternità, e da salari mediamente inferiori rispetto ai colleghi uomini, di conseguenza aderiscono meno alla previdenza integrativa. Tutto questo crea un circolo vizioso, eppure le donne mediamente vivono di più rispetto agli uomini, quindi avrebbero bisogno di una rendita integrativa più robusta. Invece si ritrovano con versamenti più bassi e posizioni previdenziali più deboli, col rischio di non riuscire a mantenere un tenore di vita adeguato durante la pensione.
C’è poi un tabù da sfatare: la pensione non è una questione da affrontare solo in età avanzata, tutt’altro. Il fattore tempo è l’alleato più potente dell’investitore, poiché iniziare a risparmiare a 20 o 30 anni, anche con piccole somme, aiuta ad accumulare un capitale impossibile da raggiungere iniziando a 40 o a 50 anni.
Come già accennato è importante diffondere tra gli italiani, indipendentemente dall’età, una maggiore educazione finanziaria. Il primo passo è farsi affiancare da player affidabili e flessibili del settore, come Onlinesim, che propone diverse soluzioni di fondo pensione integrativo. I clienti possono investire nel fondo di previdenza più adatto alle loro esigenze, componendo il portafoglio secondo le loro reali possibilità di spesa e i propri obiettivi di lungo periodo.