Cronaca

Costruttore denuncia “sistema” appalti e mazzette, arrestati 4 funzionari pubblici

A un certo punto hanno avuto anche qualche contrasto: uno pensava che le mazzette bisognava chiederle senza troppi indugi, gli altri erano per un metodo meno diretto: accelerare le pratiche, dire si’ a una perizia di variante per aumentare l’importo dell’appalto, in modo che la tangente non gravasse sui conti dell’impresa (su questo i funzionari controllori degli appalti si trovavano tutti d’accordo) ma sulle casse pubbliche. La tecnica del primo, l’ingegner Carlo Amato, sarebbe pero’ prevalsa, tanto che nell’operazione “Cuci e scuci”, condotta dalla squadra mobile di Palermo e che ha portato a 4 arresti e ad altre misure cautelari (in tutto gli altri indagati sono 10), la procedura adottata dai funzionari del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche viene definita “Sistema Amato”.

L’ipotesi di reato formulata dalla procura e’ corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato. Tutto e’ cominciato un paio d’anni fa con la denuncia di un imprenditore che si e’ rifiutato di pagare una tangente – rivolgendosi invece alla polizia – dopo essersi aggiudicato l’appalto per la ristrutturazione di una scuola. La cricca non si faceva scrupoli: aveva chiesto denaro anche per la ristrutturazione di beni confiscato alla mafia che dovevano essere destinati a caserma dei carabinieri (a Capaci) e ad alloggio per gli uomini dell’Arma (in via Giusti, a Palermo). “Quando poi ci sara’ l’inaugurazione verra’ il ministro dell’Interno, verranno prefetti, una cosa che finisce in televisione. Quindi il lavoro tra l’altro si deve fare in una certa maniera”, dicevano due degli arrestati, intercettati il 14 luglio 2017. I funzionari posti ai domiciliari, oltre ad Amato, sono Francesco Barberi, Antonio Casella e Claudio Monte.

Altri due – l’architetto Antonino Turricciano e il geometra Fabrizio Muzzicato – sono stati sospesi per un anno. Coinvolti anche otto imprenditori, che per 12 mesi non potranno contrattare con la pubblica amministrazione. “Le dichiarazioni dell’imprenditore sono state il punto di inizio delle indagini – afferma Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile – Gli appalti tenuti sotto osservazione sono stati numerosi; quelli che hanno portato agli arresti di oggi sono otto”. I funzionari avrebbero preteso pranzi, cene, regali e naturalmente denaro, per migliaia di euro. “Un rapporto corruttivo di ‘do ut des’ attraverso il quale i funzionari piegavano l’interesse pubblico dell’opera ai fini del loro arricchimento”, aggiunge Ruperti. L’inchiesta riguarda appalti in quattro province: Palermo, Messina, Agrigento ed Enna. L’indagine e’ coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giacomo Brandini, Pierangelo Padova e Maria Pia Ticino.

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