Cresce il potere di Google e Facebook, Marina fa la guerra ai giganti del Web

Cresce il potere di Google e Facebook, Marina fa la guerra ai giganti del Web
La presidente di Fininvest, Marina Berlusconi
5 dicembre 2017

La macchina delle fake news è inarrestabile. Il mondo intero, continua a prendere coscienza che proseguendo su questa strada saranno in pochi a condizionare la vita degli esseri umani. Nel mirino, Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook, sempre pronti a sfornare tutto ciò che possa portare loro tornaconto. E non solo economico, nel pensare come una fake news possa condizionare anche la vita di un governo, quindi di un Paese. Per Marina Berlusconi, siamo vicini a una dittatura digitale. D’altronde, è ben nota la guerra in corso da anni tra i colossi del web e gli editori internazionali. “Se oggi i Cinque Grandi del web sono le maggiori società mondiali per valore di Borsa è anche perché hanno potuto operare in un contesto del tutto privo di regole”, ha detto la presidente di Fininvest. Il problema è più complesso di quanto si possa pensare. Oramai ha coinvolto anche l’opinione pubblica. A più della metà degli utenti di Internet italiani, come riportava alcuni giorni fa il Censis, è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete. Tradotto: per il 77,8% degli italiani, quello delle fake news è un fenomeno pericoloso. I Grandi del web, fatturano fiumi di miliardi, pagando gocce di tasse. D’altronde, i Paesi ospitanti i loro servizi, non hanno adeguate normative per poter mettere rigidi paletti ai gruppi. Un dato tra tutti, l’ha dato la stessa Marina Berlusconi. “L’anno scorso Amazon ha versato al fisco italiano 2,5 milioni di euro e Facebook neppure 300 mila”, ha evidenziato la presidente di Fininvest, sottolineando che “ci sono i comportamenti ‘disinvolti’ delle multinazionali del web, sanzionati da multe miliardarie, ci sono le decine di cause – in Italia Mediaset ha fatto da apripista – sull’utilizzo di contenuti e copyright”.

Il problema è internazionale, come detto. Apple e il governo dell’Irlanda – per dirne una – hanno trovato un accordo sulle tasse non pagate per ben 13 miliardi di euro. In pratica, questa montagna di soldi verrà trasferita in un conto di garanzia, in attesa della sentenza della Corte Europea, alla quale hanno fatto ricorso Apple e l’Irlanda contro la decisione della Commissione europea. E, qui, emerge il problema dei problemi. L’incapacità dell’Europa di produrre serie norme (fiscali e amministrative) affinché questi gruppi non continuano a eludere quello a cui le imprese europee sono obbligate a rispettare. La macchina delle fake news arriva anche in Australia. L’autorità di vigilanza e controllo su consumatori e concorrenza (Accc) di Canberra, infatti, ha annunciato che avvierà un’inchiesta per capire se e in che modo social network e motori di ricerca web stiano influenzando il giornalismo e il settore pubblicitario nel Paese, con eventuali ripercussioni negative per mercato e consumatori. Non solo. La valutazione, riguarderà anche le loro ripercussioni sulla scelta e sulla qualità delle notizie e dei contenuti prodotti dai giornalisti australiani. Inutile ricordare la guerra ancora in corso tra il presidente degli Usa, Donald Trump, e i grandi gruppi social accusati, tra l’altro, di avere condizionato la sua campagna elettorale.

Anche gli editori statunitensi sono preoccupati, definendo le normative antitrust nel caso dei media e del giornalismo come “antiquate” e controproducenti. Per rimanere negli States, un recente caso di fake news, ha scatenato un putiferio che ha anche investito l’Italia. Due influenti testate americane hanno parlato di una presunta centrale italiana di fake news che potrebbe, addirittura, falsare le prossime elezioni. Prima a pubblicare è BuzzFeed. Pure l’autorevole New York Times riprende la notizia. Va da sé che gli articoli vengono ripresi anche dalla stampa italiana, con questo simile ragionamento: “se lo dicono gli americani, deve essere vero”. Il Pd, a questo punto, prende la palla al balzo: “la centrale delle fake news”, dicono, sarebbe al servizio di Lega e M5S, in funzione anti-dem. Un caos. Ed è proprio così che ci si inabissa nel mondo delle fake news. In sostanza, dire che questi grandi gruppi controllano il mondo dell’informazione, non è esagerato. I dati sono impressionanti: sotto la lente di Google passa il 90% dei motori di ricerca, su quelle di Facebook il 66% del traffico social. Nessun altro al mondo possiede queste fonti di notizie. Il problema è soprattutto sociale, quindi molto pericoloso. E così le istituzioni di Stoccolma, hanno fatto questo ragionamento: insegniamo cosa sono le fake news a chi può imparare e fare la differenza: i bambini delle elementari. E, a quanto pare, anche in Italia si segnalano timide iniziative in questo senso.

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