Istat: nel II trimestre Pil scende a -12,8%, mai così male dal 1995

31 agosto 2020

Mai così male dal 1995. L’Istat ha rivisto al ribasso la stima preliminare della variazione congiunturale del Pil diffusa il 31 luglio: nel secondo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 12,8% rispetto al trimestre precedente anziché del 12,4 e del 17,7% al posto del -17,3, nei confronti del secondo trimestre del 2019. “La stima completa dei conti economici trimestrali – commenta l’Istat – conferma la portata eccezionale della diminuzione del Pil nel secondo trimestre per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate”.

A trascinare la caduta del Pil “è stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati e contributi negativi rilevanti di investimenti e variazione delle scorte. Anche la domanda estera ha fornito un apporto negativo, per la riduzione delle esportazioni più decisa di quella delle importazioni”. La contrazione dell’attività produttiva, poi, si è accompagnata a un crollo anche nel mercato del lavoro. Giù anche la spesa delle famiglie nel secondo trimestre: -12,4%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 21,4%, quelli di beni non durevoli del 4,4%, quelli di servizi del 15,8% e quelli di beni semidurevoli del 15,1%.

E sempre dall’Istat, arriva la notizia che l’Italia si conferma in deflazione anche ad agosto, per il quarto mese consecutivo. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, ad agosto, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile e una diminuzione dello 0,5% su base annua (da -0,4% del mese precedente). L’inflazione negativa “si conferma per il quarto mese consecutivo e più ampia di un decimo di punto rispetto a luglio (non era così da aprile 2016)”, è il commento dell’Istat. Anche quest’anno agosto “registra la consueta accelerazione congiunturale dei prezzi al consumo dovuta a fattori stagionali legati alle vacanze estive, che in questo caso si sovrappone alla riapertura di gran parte delle attività legate alla filiera dei servizi turistici. Ciononostante, per alcuni comparti dei servizi legati ai trasporti, la crescita dei prezzi al consumo su base mensile è inferiore a quella dello scorso anno, determinando un ulteriore approfondimento della flessione tendenziale che si riflette su quella dell’indice generale”.

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In un quadro che vede l’inflazione negativa ancora determinata per lo più dagli andamenti dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (stabili a -13,6%) e di quelli non regolamentati (da -9,0% a -8,6%), l’ampliarsi della flessione dell’indice generale si deve prevalentemente al calo più netto dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,9% a -2,3%). Si confermano invece in crescita i prezzi sia dei Beni alimentari lavorati (in lieve accelerazione da +0,6% a +0,8%) sia di quelli non lavorati (che rallentano da +2,5% a +2,0%). L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici decelerano entrambe, rispettivamente da +0,4% a +0,3% e da +0,6% a +0,4%. L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%), a causa di fattori stagionali, solo in parte compensato dal calo dei Beni alimentari non lavorati (-0,6%). L’inflazione acquisita per il 2020 è pari a zero per l’indice generale e a +0,8% per la componente di fondo.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano lievemente (da +1,2% a +1,1%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono stabili a -0,1%. Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dell’1,3% su base mensile, a causa principalmente dell’avvio dei saldi estivi di abbigliamento e calzature (di cui il Nic non tiene conto) e dello 0,5% su base annua (da +0,8% di luglio). Anche l’inversione di tendenza dell’Ipca, che si allinea così all’indice Nic, è dovuta ai prezzi di Abbigliamento e calzature che registrano infatti un forte rallentamento tendenziale causato dall’avvio ritardato rispetto allo scorso anno dei saldi estivi nella maggior parte delle regioni. Ciò produce un calo congiunturale dei prezzi di questo comparto merceologico (-18,6%) molto più ampio di quello di agosto 2019 quando fu pari a -6,6%, poiché i saldi iniziarono nel mese di luglio in tutte le regioni e il calo congiunturale maggiore fu registrato in quel mese.

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