Editoriale

Crisi per Covid-19, il governo Draghi latita sui ristori

Si torna a parlare di ristori per le imprese. Come dire: anno nuovo, vecchi problemi. Perché se è vero – ed è vero – che il Coronavirus non molla, mettendo sempre più in crisi aziende e lavoratori, è anche vero che il governo non vuole prendere il toro per le corna, dando una “seria” boccata di ossigeno all’economia italiana. E così si continua a spizzichi e bocconi. Infatti, il governo Draghi pare non avere alcuna intenzione di fare uno scostamento di bilancio consistente per ristorare i diversi settori colpiti dalla crisi per Covid-19. In tal senso, occorrerebbero poco o più di 15 miliardi di euro, una mini-finanziaria che il premier mira a rinviare a dopo l’elezione del presidente della Repubblica. Mossa che ha generato malumori oltre tra gli stessi imprenditori anche all’interno della maggioranza di governo, dove c’è chi invece è convinto che gli aiuti alle imprese vanno erogati subito.

Sul tavolo di Palazzo Chigi si sarebbero soltanto 2 miliardi immediati racimolati tra le pieghe del bilancio e da destinare soltanto ai settori più colpiti dalle chiusure invernali, come turismo e discoteche. Settori a cui è arrivato lo stop del governo il 24 dicembre scorso ad appena poche ore dalle festività natalizie, periodo che poteva rappresentare una “boccata d’ossigeno” per le aziende che invece oltre al danno hanno subito pure la beffa. Sono stati molti gli imprenditori che hanno dovuto restituire le caparre già incassate, oppure che avevano assunto dei dipendenti per far fronte al lavoro che era previsto sotto le feste natalizie.

Comparti sui cui ruotano circa 180mila lavoratori. Ma per ora, l’obiettivo del governo è varare un mini Dl Sostegni in settimana da 2 miliardi. Una goccia in un oceano. A maggior ragione se con queste stesse risorse il governo dovrebbe prorogare anche la Cassa integrazione Covid scaduta lo scorso 31 dicembre e che quindi vede a oggi i 180mila lavoratori senza copertura proprio per mancanza di una proroga degli ammortizzatori sociali. Ma, a quanto pare, per il governo Draghi gli imprenditori e le rispettive famiglie in ginocchio possono aspettare anche fino a dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica!

 

 

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