Economia

Crollo reddito e potere acquisto, mai così male dal ’99. Anche stime Pil a ribasso

Gli effetti nefasti della pandemia da coronavirus pesano sull’economia italiana. Le conseguenze del Covid si stanno facendo sentire su reddito e potere d’acquisto. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito del 5,8% rispetto al trimestre precedente, mentre il potere d’acquisto è diminuito del 5,6%. Lo ha reso noto l’Istat spiegando che si tratta del calo più forte dal primo trimestre del 1999, data d’inizio delle serie storiche. Come conseguenza si è registrato un crollo dei consumi dell’11,5%. Male anche il rapporto deficit-Pil, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Prodotto interno lordo è stato pari al 10,3%. Sempre secondo i dati forniti dall’Istat la pressione fiscale è stata pari al 43,2%, in crescita di 1,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, “nonostante la marcata riduzione delle entrate fiscali e contributive”.

Stime del Pil anche a ribasso. Sempre secondo l’Istat, nel secondo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo è diminuito del 13% rispetto al trimestre precedente e del 18% nei confronti del secondo trimestre del 2019. I dati del Pil diffusi il 31 agosto, infatti, avevano registrato cali del 12,8% in termini congiunturali e del 17,7% in termini tendenziali. Il secondo trimestre del 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al secondo trimestre del 2019. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,8%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell`8,5% dei consumi finali nazionali e del 16,2% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 20,6% e del 26,4%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per -9,6 punti percentuali alla contrazione del Pil: -6,8 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, -2,9 punti gli investimenti fissi lordi e +0,1 punti la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Anche la variazione delle scorte e la domanda estera netta hanno contribuito negativamente alla variazione del Pil, rispettivamente per -1,2 e -2,3 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente del 3,7%, del 20,5% e dell`11,3%

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