Dal caso Kalulu-Bastoni alle nuove norme: l’arbitraggio italiano si prepara a una stagione di riforme

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Il principio che ha governato il Var dalla sua introduzione — intervenire solo di fronte a un errore “chiaro ed evidente” — è destinato a cedere terreno. Lo ha detto Gianluca Rocchi, designatore arbitrale di Serie A e B, nel corso della puntata di “Open Var” in onda su Dazn. Le parole del numero uno degli arbitri italiani non lasciano spazio a interpretazioni: “Le novità regolamentari che arriveranno vanno in una direzione in cui il Var viene probabilmente usato di più su determinati casi.”

Non si tratta di una presa di posizione isolata, ma dell’anticipazione di un dibattito che coinvolge le principali federazioni calcistiche internazionali. Dopo otto anni di utilizzo, il protocollo originario mostra i segni del tempo. La tecnologia è avanzata, la percezione degli spettatori è mutata, e il disallineamento tra i due piani — ciò che il Var potrebbe fare e ciò che gli è consentito fare — si è allargato fino a diventare insostenibile.

Il nodo del “chiaro ed evidente errore”

“Il concetto del chiaro ed evidente errore nasce perché il Var deve avere un minimo impatto sulla gara col massimo beneficio.” Con questa frase, Rocchi ha sintetizzato la filosofia originaria dello strumento. Una filosofia nata, però, in un contesto tecnologico diverso dall’attuale. La precisione dei sistemi di tracciamento, la moltiplicazione delle angolazioni di ripresa e la velocità di elaborazione delle immagini hanno reso obsoleto il criterio della soglia alta di intervento.

La “problematica vera”, ha spiegato Rocchi, è proprio “lo sviluppo che ha avuto la tecnologia.” Una riflessione che, a suo avviso, deve essere condotta a fine stagione — come avverrà in altre competizioni internazionali — e che dovrà mediare tra le due posizioni opposte nel dibattito pubblico: chi ritiene che il Var stia già invadendo troppo il gioco, e chi sostiene che dovrebbe intervenire ancora di più. La risposta di Rocchi è pragmatica: “Dopo otto anni di utilizzo, possiamo sempre partire come eravamo otto anni fa? Secondo me no.”

Il secondo giallo e il caso Kalulu-Bastoni

Tra le innovazioni regolamentari in cantiere, Rocchi ha dedicato particolare attenzione alla gestione del secondo cartellino giallo, soprattutto quando viene comminato nei minuti iniziali di una partita. Il riferimento implicito è al caso Kalulu-Bastoni, episodio che ha alimentato polemiche nell’ultimo periodo. “Credo sia giusto” introdurre nuove regole, ha detto il designatore, motivando la posizione con dati concreti: “Le statistiche dicono che in dieci uomini si fatica a rimanere in partita e vincere.”

Un’espulsione precoce altera l’equilibrio di una gara in misura sproporzionata rispetto alla gravità dell’infrazione che l’ha generata. È questa asimmetria che il nuovo impianto normativo dovrebbe correggere. Rocchi ha poi segnalato un’ulteriore novità: il conteggio sulle riprese del gioco, uno “strumento importante dato a disposizione degli arbitri” per gestire con maggiore precisione i tempi morti.

Gli episodi della 27ª giornata sotto la lente

La seconda parte dell’intervento di Rocchi ha avuto un carattere più tecnico, con l’analisi puntuale degli episodi più discussi della 27ª giornata di Serie A. Sul contatto Calhanoglu-Ekuban in Inter-Genova, il giudizio è stato netto: “La decisione è presa bene in campo.” Il controllo dei parametri del DOGSO — l’acronimo che identifica le situazioni di chiara occasione da gol — ha confermato l’assenza delle condizioni per un intervento più severo.

Sul gol di Pavlovic, Rocchi ha illustrato la procedura del “doppio controllo”: più semplice sul fuorigioco, grazie al supporto della macchina, più complessa sul secondo aspetto esaminato. Il verdetto finale — convalida — è stato dichiarato “assolutamente corretto.” L’episodio del blocco di Valenti su Caprile ha invece richiesto un ragionamento più articolato, con un’esplicita continuità rispetto a quanto già discusso in occasione di Milan-Parma. “Il giocatore che si mette fermo sulla linea di porta non commette fallo”, ha ribadito Rocchi, aggiungendo che in altri campionati la pratica è addirittura più estrema. Il limite, però, esiste: “Se però viene fatta una leggera spinta sul portiere, lì interveniamo.”

L’ultimo caso analizzato — l’espulsione di Pinamonti — ha offerto al designatore l’occasione per tornare su uno dei temi ricorrenti della sua gestione: il coraggio arbitrale. “Una gran bella decisione”, ha detto Rocchi. L’arbitro era nella posizione migliore, ha visto bene, ha deciso in campo. “La forza e la credibilità dell’arbitro, agli occhi di giocatori, allenatori e ai nostri, passa anche dalle decisioni sul campo.” Un principio che, nelle intenzioni del designatore, deve rimanere centrale anche nell’era in cui la tecnologia allarga progressivamente il proprio perimetro di azione.